Fonte: La Stampa

di Paolo Russo

In un giorno altri 812 morti. In Lombardia per la prima volta scende il numero totale di malati

Gli scienziati come è giusto che sia invitano alla prudenza. Ma dopo giorni di timidi segnali positivi il punto di svolta dell’epidemia che ha messo in ginocchio il Paese sembra essere arrivato. La virata è già netta buttando l’occhio sui nuovi contagi: 4.050, contro i 5.217 del giorno prima e gli oltre seimila di quattro giorni fa. Anche se con quelli di ieri il totale delle persone infettate dal virus supera il tetto dei 100 mila (101.739 per l’esattezza). Favoriti dal record di guariti in un giorno scendono in picchiata gli attuali positivi, che sono poi quelli sui quali si misura lo stato di stress delle nostre strutture sanitarie. Ieri erano 1.648, ma solo quattro giorni fa se ne contavano 4.500, molto più del doppio. A beneficiarne sono le trincee dei nostri ospedali, che ieri hanno contato solo una manciata di ricoveri in più, con 75 nuovi accessi alle terapie intensive che sono comunque molti meno di quelli che si contavano qualche giorno fa. Resta solo da capire quanto sul più positivo trend di questi ultimi giorni abbia influito il minor numeri di tamponi, 23.300 ieri, 35.400 due giorni fa. La nota più triste resta quella dei decessi. Sempre tanti, 812, contro i 756 di domenica. E il totale delle vittime sale a oltre 11 mila, numeri inimmaginabili solo un mese fa. Ma non sono numeri da considerare in controtendenza rispetto agli altri, perché i decessi nella maggior parte dei casi si riferiscono a persone infettatesi due se non tre settimane fa.
L’epidemia da coronavirus è così diversa da quelle del passato? Non quanto crediamo
Fermo restando, come ha ricordato il presidente del Consiglio superiore di sanità, Franco Locatelli, che «tutti i modelli sui cambiamenti di contagiosità portano verso il valore 1, ossia di un contagiato per positivo», ma che per vedere non rallentata la crescita ma l’inizio della discesa vera e propria della curva epidemica bisogna scendere sotto quel rapporto di uno a uno. Nel frattempo si affilano le armi contro il virus. Lo stesso Locatelli ha annunciato l’avvio dello studio sull’uso delle terapie attualmente sperimentate negli ospedali sui pazienti meno gravi non ricoverati, che potranno così ricevere le cure a casa propria prima che il virus mostri i denti. È invece sempre un bollettino di guerra quello dei medici caduti a causa del Covid. Con gli 11 decessi di ieri si arriva a 61, mentre i contagiati tra gli operatori sanitari sono saliti a 8.956. Numero senza eguali al mondo. Ma l’aspetto paradossale è che al danno rischia di aggiungersi la beffa delle sanzioni penali e amministrative, che potrebbero scattare ai danni dei sanitari che infettassero un paziente e dei loro datori di lavoro per non averli protetti con i dispositivi di sicurezza, che in realtà arrivano con il contagocce. Tanto che le consegne in questo momento non superano i 30% del fabbisogno segnalato dalle Regioni.
Per questo la Federazione di Ssl e ospedali (Fiaso), lancia un appello affinché si sospendano le disposizioni sulla responsabilità professionale in ambito sanitario. «Questo è il momento delle scelte coraggiose e tempestive, che richiedono misure gestionali altrettanto straordinarie più difficili da intraprendere se il coraggio di professionisti e management della sanità dovesse continuare ad essere esposto anche alla tagliola delle sanzioni penali e amministrative», afferma il presidente Fiaso, Francesco Ripa di Meana. Un emendamento al decreto del 17 marzo ha già accolto l’appello. Che attende ora di essere ascoltato anche dal governo.

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