Cinque le opere che concorreranno per il Leone d’Oro: ‘L’immensità’, ‘Bones & All’, ‘Il Signore delle Formiche’, ‘Chiara’ e ‘Monica’

torie di outsider, di ricerca difficile di identità, di conflitto con una società tende all’omologazione come via più semplice. è forse questo il filo rosso che accomuna i cinque film italiani in gara  alla Mostra del Cinema di Venezia 2022:  ‘L’immensità’ di Emanuele Crialese, ‘Bones & All’ di Luca Guadagnino, ‘Il Signore delle Formiche’ di Gianni Amelio, ‘Chiara’ di Susanna Nicchiarelli e ‘Monica’ di Andrea Pallaoro.
Attesissimo e attualissimo  ‘L’immensità’ di Crialese,  in cui il regista racconta per la prima volta la sua storia, quella di una ragazzina alla difficile ricerca di identità anche sessuale,  nella Roma degli Anni ’70 tra le macerie di una coppia in crisi.    “E’  il film che inseguo da sempre: è sempre stato ‘il mio prossimo film’, ma ogni volta  non mi sentivo abbastanza pronto, maturo, sicuro. Avevo bisogno di una distanza maggiore, di una consapevolezza diversa. In fondo è prima di tutto un film sulla famiglia: sull’innocenza dei figli, e sulla loro relazione con una madre che poteva prendere vita solo nell’incontro, artistico e umano, con Penélope Cruz, con la sua sensibilità e la sua straordinaria capacità di interazione con tre giovanissimi non attori che non avevano mai recitato prima. Luana, Patrizio e Maria Chiara”
Ancche Gianni Amelio racconta una storia vera di un outsider ne ‘Il signore delle formiche’,  con Luigi Lo Cascio ed Elio Germano, quella del processo al drammaturgo e poeta Aldo Braibanti  condannato a nove anni   con l’accusa di aver plagiato uno studente   da poco maggiorenne, ma in realtà messo alla sbarra in quanto omosessuale. Il ragazzo fu chiuso dalla famiglia in un ospedale psichiatrico e sottoposto a  elettroshock, perché ‘guarisse’ da quell’influsso “diabolico”.   Solo un giornalista s’impegna a ricostruire la verità, affrontando sospetti e censure. “Un film sulla violenza e l’ottusità della discriminazione – dice il regista – . L’amore sottomesso al conformismo e alla malafede. Uno spaccato dell’Italia negli anni del boom, quando il benessere economico non andò di pari passo con l’intelligenza delle cose e l’apertura dei sentimenti”.
Dalla parte degli ultimi, tenuti ai margini dalla società:  l’amica geniale Margherita Mazzucco è un’affascinante  Santa Chiara  in ‘Chiara’ di Susanna Nicchiarelli. Assisi, 1211, la giovane Chiara   scappa di casa per raggiungere il suo amico Francesco: da quel momento la sua vita cambia per sempre. . “La storia di Chiara e Francesco – dice la regista – è entusiasmante. Riscoprire la dimensione politica, oltre che spirituale, della loro scelta di  povertà, di vivere   dalla parte degli ultimi, ai margini di una società ingiusta; il sogno di una vita di comunità senza gerarchie e meccanismi di potere. La vita di Chiara, meno conosciuta di quella di Francesco, ci restituisce l’energia del rinnovamento, l’entusiasmo contagioso della gioventù, ma anche la drammaticità che qualunque rivoluzione degna di questo nome porta con sé”.
Sono ai margini della società anche i protagonisti di   ‘Bones and All’ di Luca Guadagnino, i teen idol  Timothée Chalamet e Taylor Russell:   il film racconta  il viaggio on the road di due giovanissimi cannibali in cerca di un posto in un mondo   che non può  tollerare la loro natura. “C’è qualcosa in coloro che vivono ai margini della società – confessa Guadagnino – che mi attrae e mi emoziona. Amo questi personaggi e  i loro viaggi emotivi.   Il film è per me una riflessione su chi si è, e su come si possa superare ciò che si prova, specialmente se è qualcosa che non si riesce a controllare in sé stessi. E da ultimo, ma non meno importante, quando saremo in grado di trovare noi stessi nello sguardo dell’altro?”
E’ una storia familiare  e di ricerca di identità  anche  ‘Monica’ di Andrea Pallaoro con Trace Lysette. Monica torna a casa per la prima volta dopo una lunga assenza. Ritrovando sua madre e il resto della sua famiglia, da cui si era allontanata da adolescente, intraprende un percorso nel suo dolore e nelle sue paure, nei suoi bisogni e nei suoi desideri fino a scoprire dentro di sé la forza per guarire le ferite del proprio passato.  “Negli ultimi anni – spiega il regista – il confronto con la malattia di mia madre mi ha portato a riflettere sul mio passato e sugli effetti psicologici dell’abbandono. A partire da questa esperienza ho voluto raccontare una storia che esplorasse la complessità della dignità umana, le conseguenze profonde del rifiuto e le difficoltà nel guarire le proprie ferite”

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