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Presentati i cinque centri nazionali, gli 11 ecosistemi e le infrastrutture di ricerca. Quattro miliardi e trecento milioni per far partire la ricerca applicata e gli hub tra atenei e imprese

Cinque Centri nazionali per la ricerca, undici ecosistemi dell’innovazione e 49 Infrastrutture di ricerca e di innovazione tecnologica. Sarà questo nei prossimi anni lo scenario in cui si muoverà la ricerca in Italia, grazie ai 4,3 miliardi di euro messi a disposizione dal Pnrr e già assegnati con procedure competitive in questi sei mesi. Una vera e propria rivoluzione, che è stata presentata martedì 28 giugno dalla ministra dell’Università e della Ricerca Cristina Messa. «La ricerca e l’alta formazione in Italia in questi mesi – ha detto – hanno dato una grande risposta alle “chiamate” che abbiamo rivolto loro. Hanno lavorato insieme, forse come mai prima avevano fatto, presentando progetti di altissima qualità tecnico-scientifica riconosciuta dagli esperti stranieri che li hanno valutati. Il sistema italiano si è mobilitato per dare risposte concrete ai bisogni dei cittadini ed è pronto per accogliere nuove figure e competenze, sia dall’Italia sia dall’estero, oltre che gli investimenti ulteriori per la ricerca che dovessero arrivare».

«I centri nazionali»
La nuova sfida sarà dunque all’insegna della collaborazione tra stato e privato, tra atenei e imprese, degli hub tra università e enti di ricerca che abbiano la massa critica sufficiente per produrre innovazione nell’epoca della tecnologia avanzata. «Ci sono davvero grandi spazi per la creatività e le competenze di giovani ricercatrici e ricercatori, per sperimentare scambi tra pubblico e privato, per stimolare la nascita di startup e spinoff», ha aggiunto Messa che ha presentato i 5 Centri nazionali: grazie a un investimento complessivo di 1,6 miliardi di euro ognuno sarà finanziato da 320 milioni di euro e sono dedicati a cinque aree individuate come strategiche per lo sviluppo del Paese: Simulazioni, calcolo e analisi dei dati ad alte prestazioni; Agritech; Sviluppo di terapia genica e farmaci con tecnologia a Rna; Mobilità sostenibile; Biodiversità. Sono complessivamente 55 le università italiane e le Scuole Superiori coinvolte, molte impegnate in più Centri con professori, ricercatori, dottorandi di diversi dipartimenti. Lo stesso vale per gli enti pubblici di ricerca e altri organismi di ricerca pubblici o privati, 24 in tutto, che mettono in rete i diversi istituti presenti in tutta Italia, e per alcune imprese (65 in tutto quelle partecipanti ai 5 Centri). In tutto, i partecipanti ai Centri sono 144. Gli investimenti serviranno per assumere ricercatori e personale da dedicare alla ricerca (di cui almeno il 40% donne), per creare e rinnovare le infrastrutture e i laboratori di ricerca, per realizzare e sviluppare programmi e attività di ricerca dedicati alle cinque tematiche, per favorire la nascita e la crescita di iniziative imprenditoriali a più elevato contenuto tecnologico come start-up e spin off da ricerca, per valorizzarne i risultati.

«Gli ecosistemi»
La seconda gamba del nuovo sistema della ricerca si regge sugli ecostistemi dell’innovazione: sono 11 con un investimento complessivo di 1,3 miliardi di euro. Si tratta di reti di università statali e non statali, enti pubblici di ricerca, enti pubblici territoriali, altri soggetti pubblici e privati altamente qualificati e internazionalmente riconosciuti, e intervengono su aree di specializzazione tecnologica coerenti con le vocazioni industriali e di ricerca del territorio di riferimento, regionale o sovraregionale, promuovendo e rafforzando la collaborazione tra il sistema della ricerca, il sistema produttivo e le istituzioni territoriali. Sono, complessivamente, 60 le università italiane, le istituzioni dell’alta formazione artistica, musicale e coreutica e le Scuole Superiori coinvolte, alcune impegnate in più Ecosistemi con professori, ricercatori, dottorandi di diversi dipartimenti. Lo stesso vale per gli enti pubblici e gli enti pubblici di ricerca, 29 in tutto, che mettono in rete i diversi istituti presenti in tutta Italia, e per alcune imprese (133 in tutto quelle partecipanti agli 11 Ecosistemi). In tutto i partecipanti agli Ecosistemi sono 222. Hanno l’obiettivo di agevolare il trasferimento tecnologico e accelerare la trasformazione digitale dei processi produttivi delle imprese in un’ottica di sostenibilità economica e ambientale e di impatto sociale sul territorio. Le risorse a disposizione finanziano attività di ricerca applicata, di formazione per ridurre il disallineamento tra le competenze richieste dalle imprese e quelle offerte dalle università, la valorizzazione dei risultati della ricerca con il loro trasferimento all’impresa, il supporto alla nascita e sviluppo di start-up e spin off da ricerca, promuovendo le attività e i servizi di incubazione e di fondi venture capital.

«Le infrastrutture di ricerca»
Infine ci sono le «Infrastrutture di ricerca e di Innovazione tecnologiche»: con un investimento di 1,08 miliardi di euro, si finanziano gli impianti, le risorse e i relativi servizi utilizzati dalla comunità scientifica per compiere ricerche nei rispettivi settori. Sono 9 gli enti di ricerca e le università italiane che hanno proposto i 24 progetti di potenziamento/creazione o networking di Infrastrutture di Ricerca e che verranno finanziati per un totale di 931 milioni di euro. Con le risorse residue, come indicato anche nel bando, potranno essere sostenute ulteriori proposte. Le Infrastrutture tecnologiche di innovazione – grazie a un investimento complessivo di 500 milioni di euro – sono strutture, attrezzature, capacità e servizi per sviluppare, testare e potenziare la tecnologia per avanzare dalla convalida in un laboratorio fino a livelli di preparazione tecnologica più elevati prima dell’ingresso del mercato competitivo. Operano in settori produttivi e ambiti territoriali definiti dalla comunità di sviluppo e innovazione, principalmente piccole e medie imprese o filiere tecnologiche produttive, che le utilizzano per sviluppare e integrare tecnologie innovative verso la commercializzazione di nuovi prodotti, processi e servizi. Sono 16 gli enti di ricerca e le università italiane che hanno proposto i 25 progetti che verranno finanziati complessivamente con poco più di 333 milioni. Anche in questo caso, con le risorse residue potranno essere sostenute ulteriori proposte.

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