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Il nuovo ministro dell’Istruzione e del Merito: si usino competenze dal mondo delle imprese per insegnare negli istituti tecnici e nei professionali. La carriera dei docenti? «Articoleremo la funzione docente»

Il ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara si occupa da sempre di scuola e università. Professore di diritto romano a Torino, preside all’Università Europea dei legionari di Cristo a Roma, già capo dipartimento del ministero dell’Istruzione con Bussetti. Senatore di An per tre legislature, è stato relatore della legge Gelmini per l’università, ha poi scritto il manifesto della Lega «L’Italia che vorrei» (un indizio: qui il sostantivo merito compare 18 volte), ha diretto la rivista Logos, luogo di dibattito del sovranismo e della sovranità popolare con contatti oltre Oceano e ha fondato il think tank Lettera 150 (300 professori universitari, crogiolo di idee per Matteo Salvini). Le sue priorità: l’Alleanza per il Merito e il rafforzamento della filiera tecnica e professionale aprendola ai territori.

Perché avete cambiato nome al ministero, aggiungendo il sostantivo merito?
«Perché la scuola oggi è una scuola classista. Non è la scuola dell’eguaglianza e non aiuta i ragazzi a realizzarsi costruendosi una soddisfacente vita adulta. La dispersione è al 12,7 per cento, se aggiungiamo quella implicita (cioè di chi ha il diploma ma non le competenze minime), sale ad un preoccupante 20 per cento. Tutto questo dentro un divario di apprendimento tra i territori. Come ha scritto sul Corriere Ernesto Galli Della Loggia, “non è una scuola dell’eguaglianza perché non è una scuola del merito”. Parte da questa consapevolezza la sfida del merito, che dà sostanza alla parola Istruzione».

Come tradurrà questa sostanza in misure concrete per – cito le sue parole – «valorizzare i talenti di ognuno»?
«Occorre una più incisiva personalizzazione dei piani di studio, anche con una articolazione della funzione docente, che consenta di coltivare le potenzialità di tutti, sostenendo chi è in difficoltà e alimentando le capacità dei più bravi. Bisogna garantire un orientamento che fornisca alle famiglie e agli studenti le informazioni per effettuare scelte consapevoli dalla scuola media. È inoltre fondamentale potenziare l’istruzione tecnico-professionale che va costruita in filiera con l’Istruzione Tecnica Superiore».

La riforma degli Istituti tecnici e professionali, ai quali si iscrive poco meno della metà degli studenti e che troppo spesso non garantisce una preparazione adeguata, va fatta entro dicembre. Da quali misure partirà?
«L’istruzione tecnico-professionale deve avere pari dignità dell’istruzione liceale. Deve fornire solide competenze di base e vanno rafforzate le discipline caratterizzanti con investimenti importanti nelle attività laboratoriali. La formazione tecnico professionale è dove si giocano le capacità pratiche che possono garantire a molteplici talenti una maggiore occupabilità insieme con una più forte competitività del sistema imprenditoriale. Come gli Its, le scuole devono poter utilizzare anche le migliori competenze professionali offerte dalle imprese. Vanno ridefiniti i profili professionali sulla base delle reali esigenze del territorio».

Come pensa di fare?
«È con questo spirito che propongo una grande Alleanza per il Merito alle famiglie, al sistema-scuola, alle parti sociali: un’Alleanza che permetta ad ogni studente, con la doverosa attenzione agli alunni con disabilità e bisogni speciali a cui va garantita stabilità di sostegno, di perseguire quel “pieno sviluppo della persona umana” affermato nell’articolo 3 della Costituzione».

Il Parlamento in estate aveva approvato la riforma degli Its, gli istituti tecnologici superiori che diventano il completamento, post diploma, dell’istruzione tecnica. Le piace o la cambierà?
«Gli Its devono diventare l’altro pilastro, parallelo all’università, per formare le professionalità di cui l’industria ha bisogno. Abbiamo 1,5 miliardi di euro nel Pnrr, correremo per varare i 19 decreti attuativi entro l’anno e dobbiamo farlo nell’interlocuzione con regioni e parti sociali».

Quando lei parla di merito pensa anche alla valutazione degli insegnanti e ad articolarne la carriera, come?
«Guardare al merito degli insegnanti significa riaffermare il loro alto ruolo sociale, strategico per lo sviluppo del Paese, riconoscendo anche economicamente impegno e competenza. Mi batterò perché quella del docente torni ad essere una figura autorevole, caratterizzata dal rispetto, dalla dignità e dal decoro: dobbiamo anche prevedere misure efficaci per tutelare l’autorevolezza degli insegnanti e la serenità del loro lavoro, riscoprendo negli studenti l’educazione alla cittadinanza: la scuola del merito deve educare all’impegno e alla responsabilità e deve pretenderli. Ma, anche considerando il recente caso del prof di Firenze che ha scritto una bestemmia in un post, sono i docenti per primi che non devono mai venire meno al loro ruolo di educatori».

A proposito di insegnanti: il contratto. Troverà i fondi per l’aumento di 100 euro?
«Nella legge di Bilancio ci sarà grande attenzione alla scuola, senza dover toccare il fondo per la valorizzazione professionale. Già giovedì incontrerò i sindacati».<

Che non si fidano di lei che è stato il relatore della legge Gelmini, i cui tagli hanno contribuito a peggiorare il sistema scolastico. Ne cito uno per tutti: le classi pollaio.
«Rispondo una volta per tutte alla fake news del Valditara che avrebbe tagliato fondi alla scuola: sono stato relatore della legge 240 solo sull’università e condizionai il mio consenso all’impegno del governo a stanziare ogni anno 500 milioni per gli atenei. Prima avevo portato un aumento di 350 euro al mese per i dottorandi e una tassa sul fumo per dare 400 milioni all’anno alla ricerca. Per me oggi inizia una fase di confronto: l’Alleanza per il Merito si costruisce con il dialogo».

Manterrà il nuovo percorso di accesso alla professione: laurea magistrale, 60 crediti e tirocinio con prova finale abilitante e poi concorso?
«È una linea giusta che consente di avere subito l’abilitazione, e che semmai andrà ulteriormente potenziata».

Lei ha parlato anche di «diplomazia della scuola», in che cosa consiste?
«La nostra scuola ha un grande valore e sarà il centro di un progetto di cooperazione verso un continente strategico come l’Africa».

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