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Secondo un sondaggio di Skuola.net solo 4 diplomati su 10 sono sicuri di partire per il classico viaggio di Maturità. A pesare non è tanto il Covid quanto il fatto che nel «villaggio globale» le occasioni di mobilità dei giovani sono continue

Cosa rimane della tanto temuta maturità dopo la fine del colloquio orale? Qualcuno risponderà il voto in centesimi, come ricordo da esibire in qualche conversazione da adulto. Ma le cose non stanno così. Terminati gli esami, molti di noi «grandi» sono partiti per il viaggio di maturità, come premio per la chiusura di un capitolo della nostra vita, tanto che nel corso degli anni si è proprio imposto come un must, considerato dai più una iniziazione vera per il passaggio, quasi tribale, nel mondo degli adulti. Un po’ di amarcord per chi è negli «anta», con la freschezza dei diciannovenni in vacanza: «mare, mare, mare/ma sai che ognuno c’ha i suoi sogni da inseguire sì/per stare a galla e non affondare no, no…» cantava negli anni Novanta Luca Carboni.
Le cose cambiano, tuttavia, anche per effetto collaterale della prima pandemia mondiale, persino sui sogni che molti di noi alimentavano durante il viaggio di maturità. Infatti, secondo un recente sondaggio del portale specializzato Skuola.net, solo 4 neo-maturati su 10 sono certi di partire per il classico viaggio di maturità, mentre 1 su 5 è ancora indeciso e il rimanente 39% si dichiara sicuro di lasciare la valigia nell’armadio. Vari sono i motivi di questa generazione per la rinuncia al viaggio-rito: se per l’8% sono stati i contagi in ascesa a convincere di non programmare nulla, il 37% è stato condizionato da motivi economici, mentre un altro 34% che non ha avuto voglia di organizzare nulla, un po’ alla maniera di Oblomov. Rimane ancora una piccola fetta di genitori-chioccia che vuole tenersi a casa la prole (6%). Da moltissimi dei neomaturati metteranno in valigia le mascherine (83%), avendo imparato la lezione di questa pandemia mondiale.
Certo, un viaggio con gli amici non è solo divertimento, ma può costituire un momento di crescita personale, anche se il villaggio globale permette ai giovani di oggi molteplici occasioni di mobilità, più numerose rispetto a quelli che abbiamo avuto noi adulti, Caelum, non animum mutant qui trans mare currunt: cambiano non il loro animo, ma il cielo coloro che vanno per mare, scriveva il poeta Orazio, che amava la tranquillità atarassica della filosofia epicurea, anche se da giovincello aveva combattuto, pieno di idealismo repubblicano, contro le truppe dei «tiranni» Ottaviano e Marco Antonio. Col senno di poi, il viaggio della maturità può avere una doppia natura: lo spasso-sballo, di più immediata motivazione e ascendenza, e qualche volta anche una maggiore presa di consapevolezza di sé.
Solo una volta, nella mia breve carriera di docente, ho avuto in consegna, per così dire, una quinta superiore, assai scapestrata, che ho accompagnato alla soglia della maturità, per lasciarla a malincuore, in quanto il docente di italiano era esterno, in quell’anno. Allora decisi di lasciare un segno, al di là dei programmi ministeriali: con la classe di un liceo di periferia, dove si erano avvicendati molti supplenti annuali, vidi e discussi tre film divenuti forse cult, in una sorta di percorso meta-scolastico. A parte «Notte prima degli esami», guardammo in classe «Che ne sarà di noi» del regista Giovanni Veronesi (2004), e «Lezioni di volo» della regista Francesca Archibugi (2006). In entrambe le pellicole, ci sono le storie, o tranches de vie, di ragazze e ragazzi che, dopo la maturità, partono per un viaggio, tappa fondamentale nel percorso di ciascuno di loro. Santorini e l’India, terre così lontane ma mete del viaggio di maturità nei due film, diventano in realtà la Itaca esistenziale di cui parlava Kavafis in una celebre poesia. Ecco che il cinema racconta storie, assurgendo, in una certa prospettiva, alla funzione che nell’Ottocento svolgeva il romanzo di formazione o Bildungsroman in cui si metteva in luce l’evoluzione del protagonista verso la maturazione e l’età adulta tramite prove, errori, viaggi e esperienze.

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