La protesta segue l’attentato kamikaze che ha ucciso 20 persone nella capitale afgana

Le proteste femminili dilagano anche in a Kabul. Decine di donne della minoranza hazara sono scese in strada nella capitale afgana per manifestare a seguito dell’attentato suicida contro una scuola che il 30 settembre ha causato la morte di 20 persone. La maggior parte delle vittime erano giovani donne della comunità hazara, minoranza sciita del Paese invisa ai talebani.
Un attentatore si è fatto esplodere, ieri, in una scuola della capitale dove centinaia di alunni stavano facendo i test in preparazione per gli esami di ammissione all’università nella zona di Dasht-e-Barchi. Il quartiere, nella zona occidentale di Kabul, è un’enclave prevalentemente musulmana sciita e sede della comunità hazara, gruppo storicamente oppresso che è stato preso di mira in alcuni degli attacchi più brutali dell’Afghanistan negli ultimi anni. La polizia ha detto che almeno 20 persone sono state uccise, ma le Nazioni Unite hanno fissato il numero a 24. Oggi, circa 50 donne hanno manifestato gridando «stop al genocidio degli hazara, non è un crimine essere sciiti», mentre marciavano davanti all’ospedale di Dasht-e-Barchi dove sono ricoverate alcune delle vittime dell’attentato.
Non c’è ancora certezza assoluta su chi siano i mandanti dell’attentato. in passato queste stragi sono state rivendicate dalla branca locale dello Stato islamico, la provincia del Khorasan, che ha gli sciiti come bersaglio prioritario. Ma sotto processo sono anche i Talebani, autorità di fatto dall’estate del 2021.

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