cambiamento climatico

A Bologna lo European Extreme Events Climate Index, grazie all’intelligenza artificiale, fa il punto sui fenomeni climatici. In fatto di temperature a maggio il picco più alto dal 1981 e giugno secondo per le temperature raggiunte 19 anni fa. “Ma il problema non sono tanto i giorni di caldo estremo quanto le estati che diventano sempre più lunghe e bollenti”

Quell’estate del 1982, quando l’Italia vinse il mondiale di calcio, le temperature in Europa erano insolitamente elevate. Due ondate di calore colpirono il nostro Paese conquistando le pagine dei giornali. In Sardegna il 25 giugno la stazione meteorologica di Capo San Lorenzo rilevò 46,2 gradi, il valore più alto registrato in quei giorni dalle stazioni meteorologiche dell’Aeronautica Militare. A Roma come a Napoli si arrivò invece a poco meno di 38 gradi, mentre in Sicilia si toccarono i 45 gradi dalle parti di Catania. Un assaggio di quel che sarebbe successo in seguito, con la differenza che da allora l’eccezionalità via via si è fatta norma.
Lo sanno bene alla Fondazione per lo sviluppo dei Big Data e l’Intelligenza Artificiale (Ifab), nata in seno al tecnopolo di Bologna, che ha messo a lavorare i suoi algoritmi sui dati di quest’anno confrontandoli con quelli del passato. Ecco come è nato l’European Extreme Events Climate Index (E3CI), sviluppato con il supporto scientifico della Centro euro-Mediterraneo sui Cambiamenti Climatici (Cmcc) e Leithà S.r.l. – Unipol Group. “Analizza la frequenza e la severità degli eventi atmosferici estremi dal 1981 fino ad oggi. E lo fa in maniera continuativa con un ritardo di cinque giorni. Un indice dinamico che guarda in tempo reale le anomalie”, spiega Marco Becca, a capo di Ifab. Inizialmente concepito guardando all’Actuaries Climate Index (Aci) americano, usato fra gli altri dalle assicurazioni per valutare i rischi nell’immobiliare, è ben più accurato. Venne presentato poco più di un anno fa e ora è attivo. Risultato: stiamo andando peggio del 2003, considerato ad oggi un anno record.
“È vero, dal punto di vista del caldo, l’anno in corso è assimilabile all’estate 2003, periodo durante il quale le temperature raggiunte provocarono in Italia circa quattromila decessi”, sottolinea Guido Rianna del Cmcc. “Nel maggio 2022 la frequenza di giorni con temperature anomale, ben oltre la media, ha raggiunto i valori massimi dal 1981 superando perfino quelli del 2003 in diverse regioni, mentre il mese di giugno è secondo solo a quello di 19 anni fa”.
Sin da maggio, gran parte della penisola è stata interessata da anomalie significative nel numero di giorni in cui si registrano temperature particolarmente elevate. Il valore raggiunto nel 2022 su scala nazionale non è mai stato così alto, mentre quello relativo al 2003 è il secondo registrato. Con le regioni del bacino del fiume Po, interessate allo stesso tempo dalla siccità.
Le anomalie, rispetto all’Italia dei mondiali, risultano ancora più evidenti se si considera il mese di giugno: ben al di sopra di quanto si è visto nel corso degli ultimi 42 anni. Per comprendere l’evoluzione del fenomeno, con tutte le cautele del caso, si può far riferimento a quanto accaduto ancora in passato.
Nel 2003 ad esempio, l’ondata di calore vide un brusco rallentamento nel mese di luglio per poi riprendere vigore in agosto con valori di picco in tutte le regioni ad eccezione dell’area sud-orientale dell’Italia. Cosa che invece non sta accadendo in questi giorni. Segno che non si tratta forse più di anomalie in senso stretto. Il vero problema non sono i picchi quanto la durata: è l’aumento dei giorni estivi, nella capitale rispetto alla media del 2007-2016 sono ben 133 in più mentre Napoli sta già sperimentando due mesi aggiuntivi caratterizzati da calore estremo. Perché l’eccezione che diventa nuova normalità ha la forza di cambiare profondamente l’Italia facendola diventare altro.
“E la chiamano estate”, cantava Bruno Martino a metà anni Sessanta. Allora, l’estate italiana sembrava avere crismi immutabili, come le note di una canzone: giugno il mese dei primi bagni e le maglie più leggere, luglio dalle sere fresche, agosto del solleone, settembre il ritorno a temperature più miti. Una cartolina che nemmeno sessant’anni dopo appare stravolta. Tra ondate di calore e città bollenti fin da maggio, afa, incendi, eventi meteo come alluvioni o grandinate intense e una siccità drammatica, la stagione estiva per molti aspetti oggi appare come un’insidia.

Il termometro impazzito
Giugno è diventato un mese totalmente estivo e bollente, in cui è facile sfiorare giornate di 35 gradi e con i media 2 gradi di aumento negli ultimi 40 anni.
Il Mediterraneo fa ormai segnare 4 gradi in più rispetto al passato e negli ultimi dieci anni si contano cinque delle estati più calde di sempre da quando esistono le misurazioni. “Sono le nuove estati in Italia: ondate di calore che permangono per più tempo e in maniera più intensa, temperature elevate e caldo soprattutto nelle città. Se guardiamo ai dati raccolti nei decenni passati è facile rendersi conto che non è più una stranezza”, conferma Paola Mercogliano, ricercatrice del Cmcc.

Come saranno le nostre città
National Geographic, basandosi su una Alcune, circa 90 come Abadan, che sorge a sud dell’Iran al confine con l’Iraq, andranno incontro a condizioni uniche che nessun altra città sul pianeta ha mai dovuto affrontare. In Italia fortunatamente la situazione sarà probabilmente meno disperata, eppure Roma potrebbe assomigliare, in termini di precipitazioni e temperature, a Starvos in Grecia, circa mille chilometri a sud est. Più lieve lo spostamento del clima di Torino che stando alle proiezioni somiglierà a quello di Padova in Veneto. Palermo al contrario potrebbe spingersi verso le attuali condizioni di una metropoli molto più a est, ovvero Jinjing, nella Cina orientale.

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In generale, al contrario di quel che ci si potrebbe aspettare, gli indicatori presi in esame portano a proiezioni che vedono il nostro clima mutare non tanto verso quello dei Paesi del sud del Mediterraneo quanto quelli a oriente. Stiamo però parlando solo di temperature e precipitazioni su base stagionale e per di più con ipotesi di cambiamento fra mezzo secolo. Un po’ fragile come modello predittivo. Non è quindi affatto detto che Roma alla fine avrà il clima di una città greca dell’entroterra. Eppure la mappa interattiva di National Geographic ha un merito, tentando di dare una risposta a una domanda essenziale: al di là dei dati nudi e crudi, quale regione nel mondo ha sperimentato le condizioni alle quali stiamo andando incontro in Italia? Che volto avrà il nostro Paese?

“L’aria condizionata non basta”
Al Cmcc fanno notare che il nodo della questione è che non siamo preparati a rispondere a questo tipo di estate, o meglio alla nuova normalità: “Ci comportiamo sempre come se quello che sta accadendo ora fosse semplicemente strano: in realtà è da tempo che andiamo in questa direzione, a partire dalle temperature dei mari che sono sempre più caldi. Spesso si pensa di risolvere la questione accendendo l’aria condizionata. Ecco, questo è quello che non è più possibile fare se vogliamo sopravvivere nelle estati future: non possiamo sempre ovviare ai problemi con soluzioni a breve termine”.
Insomma, bisognerebbe evitare di illuderci che prima o poi si tornerà al prima. A Roma e Milano le giornate di caldo intenso sono destinate a raddoppiare. Nella sola capitale dove la temperatura media è già cresciuta di 3,6 gradi rispetto all’epoca 1971-2000. Non va meglio a Torino dove le temperature continueranno a crescere o a Napoli, mentre Venezia vedrà abbattersi piogge più intense.

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