I russi si preparano a nuovo attacco contro Mariupol. Morto miliziano italiano che combatteva nel Donbass. Bruciano otto depositi di petrolio in Russia

Le forze russe si stanno preparando a sferrare «possenti attacchi» contro il Donbass e il sud dell’Ucraina, a cominciare da Mariupol: lo ha detto il presidente ucraino, Volodymyr Zelensky, in un nuovo messaggio video. Siamo al 37esimo giorno di conflitto con la Russia: dovrebbero riprendere i negoziati a distanza e, alle 10, dovrebbe aprire il corridoio umanitario per l’evacuazione di Mariupol. Intanto si è saputo di una confisca per mano russa di 14 tonnellate di aiuti umanitari. Un miliziano italiano di 46 anni, Edy Ongaro, che combatteva con le forze separatiste del Donbass, è rimasto ucciso da una bomba a mano. Più tranquilla nelle ultime ore la situazione a Kiev. Zelensky ha licenziato due suoi generali, bollandoli come traditori. Il conflitto non sta risparmiando nessuno. Secondo fonti ucraine sono 153 i bambini morti dall’inizio della guerra, cui si aggiungono 245 feriti. La Bbc segnala, intanto, che ci sarebbe un convoglio della Croce Rossa diretto a Mariupol bloccato a Zaporizhzhia dalle truppe russe.

In fiamme deposito di petrolio in Russia
Un incendio si è sviluppato su otto depositi di petrolio nella regione di Belgorod, in territorio russo non lontano dal confine ucraino, e Mosca ne attribuisce la responsabilità all’attacco di due elicotteri delle forze ucraine, entrati nello spazio aereo russo a bassa quota. Lo afferma il governatore dell’Oblast di Belgorod che confina con la regione ucraina di Kharkiv, citato dalla Tass. Non ci sono vittime, ha detto il governatore Vyacheslav Gladkov. Vi sarebbero almeno due feriti.

Putin rilancia sul gas in rubli
Tutt’altro che tranquillo il versante diplomatico. Il presidente russo Vladimir Putin lancia la «guerra del gas» mentre prosegue ll conflitto in Ucraina, imponendo per decreto ai Paesi «ostili» il pagamento in rubli, pena la sospensione delle esportazioni. L’Ue respinge quello che considera un «ricatto». Il premier italiano Mario Draghi sente il cancelliere tedesco Olaf Scholz: ne esce un sì alle sanzioni e a un approccio unitario. Francia e Germania pretendono il rispetto dei contratti e «si preparano a reagire all’eventuale shock energetico» provocato dal Cremlino. Gli Usa sulla stessa linea, mentre il presidente Biden ha deciso di sbloccare un milione di barili di petrolio al giorno per sei mesi, pescando alle riserve strategiche del Paese. In giornata il ministro degli Esteri italiano Luigi Di Maio sarà in in Azerbaijan per rafforzare le intese energetiche, dopo le missioni in Algeria, Qatar, Congo, Angola e Mozambico.

Mosca avverte l’Ue: azioni ostili avranno risposte dure
Mosca continua a fare la voce grossa con l’Occidente. «Confermiamo che qualsiasi ulteriore azione ostile da parte dell’Ue e dei suoi Stati membri incontrerà inevitabilmente una dura risposta». In risposta alle sanzioni, Mosca ha deciso di vietare l’ingresso ai leader europei. Washington intanto ha annunciato nuove sanzioni, aggiungendo alla lista 13 individui e varie entità russe. Alla vigilia del vertice Ue-Cina, l’Europarlamento spera che l’Unione possa «convincere Pechino a non aiutare Mosca ad aggirare le sanzioni» e a «utilizzare tutta la sua influenza per arrivare a un cessate il fuoco immediato». La presidente del parlamento europeo Roberta Metsola vola a Kiev per una visita ufficiale.

Gli Usa non riconosceranno il referendum in Ossezia
Dagli Stati Uniti, intanto, arriva un altro messaggio a Mosca: Washington non riconoscerà il risultato del referendum dell’Ossezia del Sud, territorio internazionalmente riconosciuto come parte della Georgia, per unirsi alla Federazione russa, in programma per i prossimi giorni. Lo afferma il Dipartimento di Stato. «Non riconosceremo il risultato degli sforzi della Russia o dei suoi mandatari per dividere il territorio sovrano della Georgia», afferma il portavoce del Dipartimento di Stato, Ned Price.

La Casa Bianca: «L’invasione un fallimento per Putin»
Il capo della comunicazione della Casa Bianca, Kate Bedingfield, nel suo briefing con la stampa, ha detto che «l’invasione dell’Ucraina è stato un fallimento per Putin e per la Russia, un disastro strategico», mentre il Pentagono ha riferito che non è chiaro che fine abbia fatto il convoglio militare russo di 60 chilometri alla periferia di Kiev. «Non sappiamo neppure se esista ancora a questo punto. Non hanno mai portato a termine davvero la loro missione», ha detto il portavoce del Pentagono John Kirby. «Noi vogliamo che la sovranità dell’Ucraina e i suoi confini siano rispettati come prima della fine di febbraio», quando Mosca ha lanciato la sua invasione, ha detto Kirby.

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