Così il premier Mario Draghi in conferenza stampa a Washington dopo la visita alla Casa Bianca

Sulla guerra in Ucraina, è arrivata forte la richiesta di «cominciare a chiedersi come costruire pace. All’ inizio della guerra in parlamento si diceva in l’Italia che dovevamo avere un ruolo, io risposi che non bisogna cercare un ruolo, bisogna cercare la pace, chiunque siano le persone coinvolte l’importante è che cerchino la pace, non affermazioni di parte». Così il premier Mario Draghi nel corso della conferenza stampa all’Ambasciata d’Italia a Washington dopo la visita alla Casa Bianca. E ancora: «Il percorso negoziale è molto difficile ma il primo punto è come costruire questo percorso negoziale. Deve essere una pace che vuole l’Ucraina, non una pace imposta da altri né tantomeno dagli alleati».
Quanto alle possibili differenze di vedute tra Usa e Ue, «l’Europa è l’alleato degli Usa, quindi le sue visioni non sono in contrasto, ma stanno cambiando e dobbiamo parlarne. È una riflessione preventiva, bisogna riflettere sugli obiettivi di questa guerra e poi decidere».
«Russia non è più Golia, non è invincibile»
Resta il fatto che «la guerra ha cambiato fisionomia». Inizialmente, ha detto Draghi «era una guerra in cui si pensava ci fosse un Golia e un Davide, essenzialmente di difesa disperata che sembrava anche non riuscire, oggi il panorama si è completamente capovolto, certamente non c’è più un Golia, certamente quella che sembrava una potenza invincibile sul campo e con armi convenzionale si è dimostrata non invincibile».

«Da Usa ok a tetto prezzo gas, lavorano a tetto petrolio»
Sul capito energia e sanzioni, Draghi ha aggiunto: «Ho anche ricordato a Biden il tema della possibilità di mettere un tetto al prezzo del gas, ipotesi accolta con favore, anche se l’amministrazione Usa sta riflettendo più su un tetto al prezzo petrolio che su gas, si è deciso che ne riparleremo presto insieme».

«Grande incertezza ma non vedo una recessione quest’anno»
Quanto alle ripercussioni della guerra sull’economia, «a oggi non vedo una recessione quest’anno: il motivo è che abbiamo chiuso l’anno scorso molto molto bene e ci portiamo dietro una crescita acquisita. Mi pare molto difficile che quest’anno ci possa essere una recessione. È una situazione di grande incertezza ma non possiamo dire che andrà al peggio per tutta l’economia» ha aggiunto il premier.

«Inflazione? Situazione Usa e Ue diversa»
Ad una domanda sulla lotta all’inflazione Draghi ha risposto che le banche centrali «devono aumentare i tassi ma se li aumentano troppo fanno cadere il paese in recessione, e di questa difficoltà Lagarde è pienamente consapevole». Poi ha rimarcato che «la situazione è molto diversa tra Usa e Ue: in Usa il mercato del lavoro è a pieno impiego, in Europa no, quindi il passo di normalizzazione della politica monetaria sarà necessariamente diverso. Noi come governo possiamo cercare di attenuare la perdita di potere d’acquisto sulle categorie più deboli».

«Accelerare su rinnovabili, non esiteremo con nuove misure»
A seguire un appello a investimenti «molto più forti» sulle rinnovabili per mantenere gli obiettivi di transizione nonostante la crisi energetica. E «il governo italiano – ha ricordato – ha preso numerosi provvedimenti di semplificazione e non avremo esitazione a prenderne altri se non vediamo un aumento degli investimenti nelle rinnovabili che significa anche effettive installazioni».

L’incontro con Nancy Pelosi: «Italia partner di pace»
Nel suo tour americano, il premier italiano ha fatto tappa anche dalla speaker della Camera Usa Nancy Pelosi. «È un onore ricevere il premier italiano Mario Draghi essendo la prima speaker della camera italoamericana. Grazie all’Italia per l’ospitalità che dà alle truppe americane ma anche per essere un partner di pace». Draghi si è soffermato di nuovo sul conflitto nell’Est Europa: «L’invasione russa dell’Ucraina pone una sfida importante ai valori al cuore della democrazia. Non sono in gioco solo l’integrità territoriale dell’Ucraina, la sua sovranità, la sua indipendenza. Questo è un attacco al sistema basato sulle regole internazionali che abbiamo costruito dopo la Seconda guerra mondiale.

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