gasdotto

Persino fra dicembre, gennaio e i primi venti giorni di febbraio, quando Vladimir Putin aveva già lanciato la sua offensiva sullo scacchiere dell’energia e non ancora su quello della guerra combattuta con le armi, l’eccezione di Nord Stream aveva resistito. Gazprom, il monopolio del gas di Mosca, aveva fortemente ridotto le forniture attraverso l’Ucraina (che arrivano in Italia) e attraverso la Polonia. Ma aveva mantenuto tutti aperti a 200 milioni di metri cubi al giorno i rubinetti del gas di Nord Stream, il gasdotto che parte dalle coste russe del Golfo di Finlandia, attraversa il Baltico e sfocia sulle coste tedesche dello Schleswig-Holstein. Sembra una vita fa, perché da oggi anche Nord Stream chiude quasi del tutto (probabilmente, al 90%) per una «manutenzione» che almeno in via ufficiale dovrebbe durare fino al 21 luglio.

Con l’inizio della guerra
All’epoca, prima che l’Europa girasse una pagina della propria storia il 24 di febbraio, c’era forse ancora la speranza a Mosca di poter tenere un po’ la Germania dalla propria parte.C’era l’idea che dopo Nord Stream 1, aperto nel 2011, Berlino potesse ancora permettere di funzionare anche al Nord Stream 2 che nel frattempo era stato costruito. Ma da allora il governo di coalizione di Olaf Scholz ha negato la licenza al secondo viadotto, ha inviato armi all’Ucraina, ha approvato sanzioni contro la Russia e il cancelliere in persona ha visitato Kiev per cercare di convincere gli ucraini della sua solidarietà verso di loro.

Pressione su Berlino
Gli ucraini non ne sono convinti, però Vladimir Putin sì. È senz’altro per questo che il dittatore deve aver dato indicazioni a Gazprom di iniziare ad alzare gradualmente, ma rapidamente, la pressione su Berlino. Prima il monopolio del gas russo ha annunciato un taglio del 60% delle forniture a Mosca, accampando come ragione le sanzioni: Gazprom aveva mandato a Siemens in Germania una turbina in riparazione e il gruppo tedesco, che aveva spedito la turbina in Canada per l’intervento, non la stava restituendo in ottemperanza delle sanzioni. Poi ora arriva la “manutenzione” di tutto Nord Stream per almeno dieci giorni.

Paralisi dell’industria
Inutile dire che tutta l’industria e il governo tedeschi sono nel panico all’idea di una paralisi del gas. Il ministro dell’Economia (e vicecancelliere) verde Robert Habeck ha già fatto capire che potrebbe autorizzare il rinvio della turbina in Russia in “sospensione” delle sanzioni, nella speranza di salvare un po’ delle forniture di gas. Ma sarebbe uno strappo politicamente umiliante per l’Unione europea, nel confronto con Putin. E tutta la Germania resterà da oggi dieci giorni con il fiato sospeso per il futura di tutto Nord Stream. E noi con loro, perché intanto la scarsità e il rischio di nuovi blocchi hanno fatto salire il prezzo del gas naturale in Europa a livelli pari a otto volte quelli dei tempi “normali” del marzo 2021: 160 euro a megawattora.

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