Spedire gli immigrati in Rwanda con un biglietto di sola andata è legale. La sentenza del giudice Lord Lewis è stata accolta con costernazione dalle associazioni umanitarie

Spedire gli immigrati in Rwanda con un biglietto di sola andata è legale: lo ha stabilito oggi l’Alta Corte. La sentenza del giudice Lord Lewis che Londra può procedere con il controverso programma di deportazioni è stata accolta con costernazione dalle associazioni umanitarie che avevano fatto causa al Governo britannico, ottenendo la sospensione dei primi voli previsti.
Il premier Rishi Sunak ha invece espresso soddisfazione per la sentenza dell’Alta Corte, dichiarando che intende procedere «il prima possibile» con il trasferimento forzato di immigrati nel Paese africano. Il programma «innovativo» del Governo «salverà molte vite e distruggerà il business delle bande di trafficanti di persone che organizzano le attraversate pericolose e illegali della Manica», ha detto la ministra dell’Interno Suella Braverman.

L’Alta Corte: i rimpatri non violano la Costituzione
Oltre 40mila persone da diversi Paesi quest’anno hanno attraversato la Manica su canotti e barche per raggiungere la costa inglese nella speranza di ottenere il diritto di asilo, un numero di sbarchi senza precedenti che sta diventando un problema irrisolvibile per il Governo. L’Alta Corte ha stabilito che il programma del Governo non viola la Convenzione sui rifugiati dell’Onu e che è quindi legale trasferire gli immigrati in Rwanda dove le loro richieste di asilo possono essere esaminate. Nonostante la fretta del Governo di procedere con le espulsioni, si prevede che i tempi saranno lunghi.
In gennaio infatti l’Alta Corte annuncerà tempi e modalità di un possibile ricorso alla Corte Suprema, che le associazioni umanitarie stanno valutando. Inoltre lo stesso Lord Lewis, pur dichiarando legale il programma, ha sottolineato che il ministero dell’Interno deve prendere in considerazione la situazione personale di ogni singolo immigrato invece di spedirli in blocco. Cosa che Priti Patel, ministra dell’Interno nel Governo di Boris Johnson che aveva siglato l’accordo con il Rwanda in aprile, non aveva fatto, secondo il giudice. Spetta quindi alla Braverman ora «ripensare del tutto la questione».

I dubbi della Corte europea dei diritti umani
Il primo volo per il Paese africano, previsto in giugno, era stato bloccato da numerose azioni legali. Anche la Corte europea dei diritti umani aveva stabilito che il programma di Londra «rischia di fare danni irreversibili». Dubbi erano stati espressi non solo sull’aspetto etico di inviare immigrati a 6.500 chilometri di distanza senza possibilità di ritorno, ma anche sulla scelta del Rwanda, Paese che secondo il Dipartimento di Stato americano non rispetta i diritti umani e «rapisce e tortura gli oppositori del regime». Enver Solomon, direttore del Refugee Council, ha detto di essere «deluso» dalla sentenza che «danneggerà la reputazione della Gran Bretagna come Paese che rispetta i diritti umani. È crudele trattare essere umani che cercano la salvezza come merce da spedire in un altro Paese».
L’opposizione laburista ha definito il programma «impraticabile, non etico e estremamente costoso». Il Governo conservatore in aprile si era impegnato a versare una prima tranche da 120 milioni di sterline a Kigali per accogliere e ospitare gli immigrati.Il Governo del Rwanda «accoglie con favore la sentenza e resta pronto ad offrire ai migranti che chiedono asilo la possibilità di crearsi una nuova vita nel nostro Paese», ha dichiarato Yolande Makolo, portavoce del Governo di Kigali. «Intendiamo dare il nostro contributo a trovare soluzioni innovative e di lungo termine alla crisi globale dei migranti».

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