kamala harris

Della prima donna vicepresidente Usa si è tornati a parlare in questi giorni: prima per le voci di un suo possibile siluramento. Poi perché ha fatto di nuovo la storia, assumendo i poteri del presidente mentre Biden era sotto anestesia. Un ritorno sulla ribalta dopo mesi di silenzio, che ha fatto interrogare molti su cosa stia accadendo alla Casa Bianca: Viviana Mazza e Marilisa Palumbo analizzano la situazione dal punto di vista dei critici di «Madam Vicepresident» e di chi invece la difende

«Sono la prima donna a occupare questo posto, ma di certo non sarò l’ultima»: così parlò, l’8 novembre 2020, Kamala Harris, prima vicepresidente degli Stati Uniti dopo l’elezione di Joe Biden che sconfisse Donald Trump. Poco più di un anno dopo, il 19 novembre 2021, Harris ha scritto un’altra pagina di storia. È stata la prima donna presidente degli Stati Uniti, anche se solo per un’ora e 25 minuti: il tempo necessario a Joe Biden per sottoporsi a una colonscopia in anestesia generale. E per questo il presidente aveva temporaneamente conferito alla sua vice tutti i poteri. Ma nel periodo che sta tra il giorno della proclamazione e quello della temporanea, ulteriore ascesa, Kamala Harris si è vista e sentita pochissimo, così da alimentare molte voci su difficoltà e tensioni alla Casa Bianca. Al punto che la Cnn, emittente non certo nemica dell’attuale amministrazione, ha parlato della possibilità che Biden sostituisse Harris, spostandola alla Corte Suprema. Magari non c’è niente di vero, ma il solo fatto che qualcuno di così importante lo scriva rende l’idea del momento. Viviana Mazza e Marilisa Palumbo, della redazione Esteri e grandi esperte di politica statunitense, analizzano oggi nel podcast «Corriere Daily» il primo anno di Kamala da vicepresidente dal punto di vista dei suoi critici e di chi invece la difende.

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