Il governo non cede sul velo e minaccia di bloccare i conti

Molti negozi sono rimasti chiusi oggi in Iran, nel primo dei tre giorni di sciopero generale convocato dalle organizzazioni sociali e politiche per protestare contro la repressione dell’ondata di proteste nel Paese. Video pubblicati sui social mostrano negozi chiusi nelle principali città iraniane. A Teheran alcuni negoziati sono minacciati di multe in caso di chiusura, ma nonostante questo molti negozi non hanno aperto. Il gruppo per i diritti umani curdo Hengaw ha reso noto che 19 città nell’est del Paese hanno aderito allo sciopero nazionale, chiamato 14-15-16, dai giorni del calendario persiano, durante il quale si chiede ai negozianti di non aprire ed alla cittadinanza di evitare di fare compere.

L’Iran non cede sul velo e minaccia di bloccare i conti
«Il velo tornerà a coprire il capo delle donne» ma chi trasgredisce non sarà più punita dalle «pattuglie della polizia morale». La protesta anti governativa in corso da quasi tre mesi in Iran non ha convinto il regime degli ayatollah a mettere in discussione l’obbligo sull’uso dell’hijab ma la Repubblica islamica, almeno secondo gli annunci, sarebbe sul punto di ridimensionare i metodi di controllo nella legge che impone alla donne di coprirsi. Una delle punizioni per chi non osserva la legge sarà il blocco dei conti bancari, «non immediatamente ma dopo notifiche via sms e altri avvertimenti», ha annunciato Hossein Jalali, membro della commissione Cultura del parlamento iraniano che già ieri aveva tuonato contro le ragazze che non indossano il velo, di fatto ammettendo un fenomeno sempre più diffuso, almeno in alcuni quartieri di Teheran, non solo durante le dimostrazioni di piazza di questi mesi dove in molte hanno sfidato il divieto.

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