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Il governo vuole utilizzare la tecnologia sui mezzi pubblici per punire chi non indossa il velo, obbligatorio dalla Rivoluzione islamica del 1979. La misura è in linea con un decreto firmato dal presidente ultraconservatore Raisi il 15 agosto, che ha portato a un nuovo elenco di restrizioni

Il governo iraniano sta pianificando di utilizzare tecnologie per il riconoscimento facciale sui mezzi pubblici per identificare le donne che non indossano l’hijab, il velo che copre testa e collo, obbligatorio in pubblico dalla Rivoluzione islamica del 1979.
“La tecnologia ora ci consente di abbinare le immagini (riprese dalle telecamere, ndr) alle foto sulle carte d’identità nazionali, permettondo di identificare le donne senza hijab”, ha annunciato Mohammad-Saleh Hashemi-Golpayegani, Segretario del Dipartimento iraniano per la Promozione della virtù e la prevenzione del vizio, in un’intervista condivisa sui social media il 29 agosto e ripresa dal sito dell’emittente televisva degli Emirati Arabi Uniti Al Arabiya.
In questo modo le autorità potranno prendere provvedimenti mirati contro coloro che non rispettano il rigido codice di abbigliamento del Paese, diventato sempre più stretto con il nuovo decreto firmato dal presidente Ebrahim Raisi il 15 agosto. Il provvedimento per far rispettare la legge sull’hijab e sulla castità ha portato a un nuovo elenco di restrizioni su come donne e ragazze possono vestirsi. Secondo l’ordinanza, per esempio, chi pubblica foto su internet senza hijab rischia di essere privato di alcuni diritti per un periodo tra i sei mesi e un anno. Mentre le dipendenti del governo vengono licenziate se la loro immagine del profilo sui social network non rispetta le leggi islamiche.
Il nuovo decreto aveva attirato critiche sui social e molte donne, in segno di protesta, avevano deciso di non portare il velo in pubblico in varie città iraniane, filmandosi e condividendo i video sui propri profili social. Molte delle attiviste che hanno scelto di protestare sono state arrestate e costrette a confessioni forzate sulla televisione pubblica. Domenica, Ali Khanmohammadi, portavoce dell’Organizzazione per la promozione della virtù e il rifiuto del vizio, ha dichiarato all’agenzia di stampa iraniana Fars che le autorità avrebbero fermato più di 300 persone accusate di fare campagna contro l’obbligo del velo nel Paese. “Tutte queste persone sono state arrestate”, ha aggiunto senza fornire ulteriori dettagli su data e luogo degli arresti.
Negli ultimi mesi, sotto la presidenza dell’ultraconservatore Raisi, sono aumentati gli interventi della polizia per far rispettare la legge. All’inizio di luglio, le autorità hanno vietato alle donne che non indossano il velo di entrare nella metropolitana della città santa di Mashhad, nel Nord-Est, provocando una polemica nel Paese. Alla fine di giugno, a Shiraz, nel Sud, la polizia ha arrestato diverse ragazze che si erano tolte il velo durante un evento di skateboard, oltre agli organizzatori.

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