Una diocesi grande sette volte l’Italia, comunità piccole e pochi preti. La testimonianza dell’arcivescovo cattolico di Mosca

L’anima russa, la guerra, la Storia. Intervista a mons. Paolo Pezzi, missionario della Fraternità San Carlo Borromeo e dal 2007 arcivescovo della Gran Madre di Dio a Mosca.
Paura, dolore, angoscia, incertezza. Usa quattro parole l’arcivescovo cattolico di Mosca, mons. Paolo Pezzi, per descrivere lo stato d’animo della piccola comunità cattolica in Russia, dopo l’inizio del conflitto in Ucraina. “Una parte significativa dei nostri fedeli è di origine ucraina, con parenti e amici in Ucraina. La mancanza di una telefonata, o il tono magari un po’ emozionale rendono ancora più difficili i rapporti. Il disorientamento invece nasce soprattutto dalla quantità enorme di informazioni che sono di difficile verifica”, dice conversando con il Foglio. All’indomani dell’attacco armato, i vescovi della Federazione russa avevano scritto una lettera che non badava troppo all’equilibrismo diplomatico: “Noi, come tutti voi, siamo profondamente scioccati dal fatto che, nonostante gli enormi sforzi di riconciliazione, il conflitto politico tra Russia e Ucraina si sia trasformato in uno scontro armato”. Uno scontro che “porta morte e distruzione e minaccia la sicurezza del mondo intero. Ciò che unisce i popoli dei nostri paesi non è solo una storia comune, ma anche una grande sofferenza comune che ci è caduta addosso in passato a causa della follia della guerra. I nostri popoli meritano la pace, non solo come assenza di guerra, ma come pace che consiste in una ferma determinazione a rispettare gli altri popoli, gli altri paesi e la loro dignità”. E pur senza fare nomi e cognomi, e lo si può capire, i vescovi sottolineavano che i responsabili di quanto avvenuto “dovranno rendere conto rigorosamente delle azioni militari che hanno intrapreso. Dopotutto, il corso dei secoli futuri dipende in gran parte dalle loro attuali decisioni”.

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