Guerra Ucraina Russia

Le sorprese arrivano dal fronte meno seguito, quello del mare. La forze è dell’esercito russo, che punta a conquistare il Donbass. Le armi arrivano dall’Occidente: i numeri sono considerevoli, ma la battaglia tritura vite, consuma scorte e i difensori saranno pressati da più direzioni

Tre fattori dettano le mosse del conflitto. La sorpresa. La forza. Le armi.

La sorpresa
C’è in ogni guerra. E questa lo è ancora di più perché arriva dal fronte meno seguito, quello del mare. Il disastro dell’incrociatore russo Moskva lo racconta in un intreccio di versioni. L’attacco ucraino con un missile Neptune, prodotto locale, con un raggio di 300 chilometri circa. La mina vagante. L’esplosione per un incidente. Scenari diversi che hanno conseguenze evidenti: un colpo per Putin; la flotta perde l’ammiraglia e potrebbe rinviare ancora una volta lo sbarco nel settore di Odessa. Una manovra al fine di creare un corridoio nella zona meridionale dell’Ucraina sull’asse Est-Ovest.
Se sono stati davvero dei missili, la Marina dello zar dovrà tenersi in zona di sicurezza e sarà costretta anche ad aumentare la sorveglianza: una mezza dozzina di unità — stando al Pentagono — si è infatti già allontanata. Mossa che può essere segnale di timore e indirettamente una conferma che si è trattato di un attacco. Mosca, pur regnando sul Mar Nero, ha già subito danni a due navi di grande tonnellaggio. Si è ripetuto ciò che è avvenuto nell’arena terrestre: i russi si sentivano sicuri ed hanno incontrato sorprese a non finire. L’ottima organizzazione bellica dell’Ucraina, gli apparati anti-carro e anti-aerei, la flessibilità dell’avversario.
Il risultato è che il Cremlino si muove da grande potenza, tuttavia la vede «contestata» ogni giorno. Ciò non vuol dire che ha perso, ma solo che deve tenere conto di chi è dall’altra parte della barricata, un avversario spesso cancellato dalla propaganda e dalla sottovalutazione. È possibile che Kiev abbia ingannato i russi facendogli credere di non essere abbastanza armata per minacciare la flottiglia: il continuo appello di Zelensky ad avere sistemi missilistici ad hoc può aver illuso gli ammiragli della Marina russa e del resto le pochissime navi ucraine sono state eliminate subito.
La Moskva si è adagiata alla sua routine, lasciando tracce visibili annotate all’intelligence locale da quella occidentale, sostenuta da voli di ricognizione costanti. Ma anche se è stata una mina o un marinaio incauto, il messaggio che passa è quello di un dispositivo afflitto da problemi e che si prepara ad un nuovo assalto.

La forza
La nuova fase dell’offensiva russa è stata annunciata il 29 marzo. Le truppe di Putin si stanno dirigendo sono verso sud/sud-est, puntando alla «liberazione» del Donbass e alla conquista di Mariupol, un porto strategico sul Mar d’Azov che permetterebbe oltretutto di aprire una via fra la Crimea, annessa militarmente nel 2014, e la «madre patria». In questo nuovo quadrante Mosca controlla già un territorio vasto e potrebbe cercare di chiudere la resistenza in una sacca, condannandola alla sconfitta: un conto è però immaginare la manovra sulla mappa, notano gli analisti, un altro è portarla a termine su un campo di battaglia così vasto.
La Russia, per correggere gli errori iniziali, cerca di imporre un livello di comando-controllo migliore, anche grazie alla nomina del nuovo generale Alexander Dvornikov. Questa revisione ha comportato un’azione ridotta sul campo e potrebbe durare ancora una o due settimane: intanto continua a bersagliare i civili nelle città. A sudest Mariupol non è ancora caduta, ma la resistenza è allo stremo e potrebbe arrendersi nei prossimi giorni: i russi colpiscono con incursione aeree e artiglieria, hanno preso l’impianto metallurgico Ilyich e ora puntano alle acciaierie Azovstal, nei cui tunnel sotterranei è asserragliato il battaglione ultranazionalista Azov che difende la città.
L’esercito di Putin continua poi ad assediare le regioni contese del Donbass, dove sono riscontrati i combattimenti più attivi: ha colpito a Sverodonetsk, Rubizhne e Popasna ma, spiega l’Institute for the Study of War, non ha fatto sostanziali progressi. In quest’area sarebbero impiegati circa 55 battaglioni tattici. A est, i russi si stanno riorganizzando nella regione di Kharkiv, sotto tiro dall’inizio del conflitto e ancora centrata dai missili, e hanno condotto soltanto attacchi limitati a Izyum. A sud, dove controllano un’ampia parte di territorio, le forze di Mosca hanno ricevuto rifornimenti dalla Crimea e portano avanti l’offensiva nell’area di Kherson.
Oltre a difendersi, gli ucraini avrebbero intanto condotto un’incursione di elicotteri al confine russo, nella regione di Belgorod, dove due settimane fa era stato bombardato un deposito di carburante: avrebbero colpito il villaggio di Spodaryushino — almeno così dichiara il governatore locale, ma non ci sono conferme — causandone l’evacuazione ma non provocando vittime né feriti.

Le armi
La grande spallata potrebbe arrivare presto e a Kiev attendono le prossime forniture. Washington assicura che i mezzi promessi saranno in zona al massimo entro una settimana, un tempo ridotto rispetto alle precedenti spedizioni (circa un mese). Nella lunga lista ci sono alcune voci da sottolineare. I 18 cannoni da 155 con i quali rispondere al tiro incessante dell’Armata. Artiglierie integrate da semoventi forniti da alcuni Paesi dell’Est (come la Slovacchia). Indispensabili i 10 radar che scoprono le batterie e quelli che «individuano» i cecchini. Poi gli undici elicotteri Mi-17 — trasporto e attacco — che era destinati originariamente all’Afghanistan, naturalmente prima della vittoria talebana (alcuni sono già in loco).
Sono poca cosa i 200 blindati M-113, ormai vetusti, mentre le 100 Humvee concedono maggiore mobilità su un territorio pianeggiante. Nella lista compaiono altri 500 Javelin e migliaia di altri sistemi anti-carro, 300 droni kamikaze Switchblade, munizioni e 30 mila giubbotti anti-proiettile con elmetti, quindi esplosivo al plastico, usato per demolizioni. Un video ha mostrato un ponte fatto saltare al passaggio di un convoglio russo. Nel pacchetto compaiono dei droni navali: secondo The War Zone potrebbero essere dei piccoli battelli concepiti per la neutralizzazione di mine, gli Inspector 90, ma forse si tratta di altro. E torniamo così all’inizio, alle sorprese e al fronte del mare. I numeri sono considerevoli, tuttavia la battaglia tritura vite, consuma scorte e i difensori saranno pressati da più direzioni. Da qui l’esigenza di ottenere altro, come insistono alcuni membri Nato e gli osservatori pro-Kiev.

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