Rishi Sunak

Il passo indietro di Johnson spiana la strada all’ascesa al capo del governo di Rishi Sunak, 42 anni, rampante ex cancelliere dello Scacchiere

Rishi Sunak, 42 anni, origini indiane, brexiteer pragmatico ed ex cancelliere dello Scacchiere (ministro delle Finanze) sotto Boris Johnson, è stato proclamato nuovo leader del Partito Conservatore in maggioranza a Westminster.
Dopo le dimissioni formali di Liz Truss nelle mani di Carlo III sarà designato automaticamente premier britannico dal re. Gradito alla City, Sunak diventa il primo capo del governo del Regno di radici etniche indiane. Penny Mordaunt, unica rivale dopo la rinuncia di BoJo, s’è ritirata in extremis.
«Sono tempi senza precedenti, nonostante i tempi compressi nella competizione per la leadership è chiaro che i colleghi hanno bisogno di certezze oggi. Hanno preso questa decisione in buona fede e per il bene del Paese», ha detto Mordaunt, sottolineando che «di conseguenza, abbiamo scelto il nostro primo ministro». Mordaunt ha parlato di «una decisione storica, che mostra, ancora una volta, la diversità e il talendo del nostro partito. Rishi ha il mio pieno».
Boris Johnson si è chiamato fuori domenica 23 ottobre dalla sfida per la successione a L’annuncio ha spianato la strada all’ascesa al capo del governo di Sua Maestà di Rishi Sunak, 42 anni, rampante ex cancelliere dello Scacchiere ben visto dai mercati. Sunak, rende noto Sky News, può contare ora sul sostegno di 178 deputati conservatori, più della metà del totale, nella sua corsa alla leadership del partito. La premier uscente, Liz Truss, ha dichiarato che sosterrà il suo successore.
Sunak è un candidato gradito ai mercati, come testimoniano la crescita di bond e sterlina sui listine. L’ipotesi della sua nomina sta spingendo in basso i rendimenti dei titoli di Stato, con il decennale che rende il 3,90% e il 2 anni il 3,47%. Anche la sterlina britannica si è risolleva rispetto a venerdì, quando l’incertezza sulla premiership nel Regno Unito aveva portato il cambio tra la moneta inglese e il dollaro statunitense a 1,12. Il cambio si attesta a 1,1334 dopo aver toccato anche 1,1383, mentre l’euro/sterlina è a 0,8672 (0,8725 venerdì).

La rinuncia di BoJo
Johnson ha rivendicato d’aver raccolto più dei 100 endorsement da parte di colleghi deputati conservatori richiesti questa volta dagli organismi del partito per essere ammessi al confronto alla scadenza fissata per lunedì alle 14 locali («102», ha detto); anche se la Bbc ne aveva contati finora 57 in forma pubblica. In ogni modo ha ammesso di non potere tornare a guidare «efficacemente» l’esecutivo senza un sostegno più vasto e unitario del gruppo parlamentare di maggioranza. Il quorum di 100 manifestazioni di sostegno – se reali – gli avrebbero in effetti consentito di puntare al ballottaggio con Sunak di fronte alla base militante – nei pronostici a lui favorevole – degli iscritti.
«Ma purtroppo in questi giorni sono giunto alla conclusione che non sarebbe stata la cosa giusta da fare», ha proseguito nel messaggio di rinuncia, evocando l’ostacolo delle divisioni interne. «Sarei stato ben piazzato», ha sentenziato BoJo, per guidare il partito a una nuova vittoriale elettorale alle prossime politiche – previste a fine 2024, salvo ipotesi di voto anticipato – malgrado i sondaggi attuali disastrosi per i Tories e il distacco quantificato al momento in oltre 30 punti rispetto all’opposizione laburista di Keir Starmer.
Ma questo non è stato reso possibile da Sunak e dalla ministra Penny Mordaunt – i due pretendenti al dopo Truss entrati formalmente in lizza nel weekend – ai quali ha in qualche modo rinfacciato di essersi rifiutati di far fronte comune nei colloqui a tu per tu delle ultime ore.

Primo premier di origine indiana?
Sia come sia, a questo punto la partita appare decisa in favore del giovane ex cancelliere, marito facoltoso della miliardaria ereditiera indiana Akshata Murty, che in partenza può contare sull’endorsement di non meno di 150 deputati (sui 357 del gruppo Tory) pescati trasversalmente dall’ultradestra pro Brexit alle correnti più moderate. Mentre Mordaunt, prima dell’uscita di scena di Johnson, non ne disponeva che di una trentina, ben lontana da quota 100.
Sunak, brexiteer pragmatico con esperienze nel mondo della finanza alla City e negli Usa, appare dunque destinato – a meno di sorprese clamorose – a diventare il primo capo di governo della storia plurisecolare d’oltre Manica le cui radici familiari affondano in India, un tempo gioiello della corona di quello che fu l’Impero Britannico. Epilogo che potrebbe scattare sotto forma di acclamazione diretta da parte del gruppo parlamentare Tory, se Mordaunt non tirerà fuori dal cilindro all’ultimo momento il quorum per arrivare al ballottaggio.
I suoi messaggi da primo ministro sono del resto già pronti, sintetizzati nell’annuncio ufficiale odierno della sua seconda candidatura al vertice dopo il tentativo andato a vuoto a inizio settembre nel testa a testa finale con Truss: da un lato «attuare il manifesto elettorale Tory del 2019» targato BoJo; dall’altro rimettere «in sesto l’economia» del Regno, «un grande Paese in crisi profonda» sullo sfondo delle gravi turbolenze globali recenti, all’insegna «della competenza, dell’integrità e della responsabilità». Come a dire, non senza elementi di chiara discontinuità – caratteriale e non solo – rispetto sia a Johnson sia a Liz Truss.

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