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Il numero uno dei pentastellati: «Improvvido l’aumento»

Il presidente del Movimento 5 Stelle, Giuseppe Conte, è arrivato a Palazzo Chigi per l’incontro previsto con il presidente del Consiglio Mario Draghi. Sul tavolo del confronto il tema dell’aumento delle spese militari e i rapporti con la Nato. Il neo rieletto leader del Movimento 5Stelle ha chiesto al premier Mario Draghi «più coraggio» e il rammarico per «il rinvio delle soluzioni Ue». Quindi sul nodo dei nodi e cioè il Dl sulle spese militari il numero uno pentastellato ha manifestato la contrarietà «all’aumento» perché «le priorità degli italiani sono altre». Nel Def – dice Conte – non dovrebbe esserci aumento, ma «il nodo va chiarito». «In commissione al Senato c’era un odg che evocava questo impegno. M5s ha chiesto di votarlo ma non è stato fatto. Ora – prosegue Giuseppe Conte – i lavori della commissione si sono aggiornati. Su questo (con il premier Draghi, ndr) abbiamo discusso. Abbiamo valutazioni diverse». Certo, «Non metto in discussione gli accordi con la Nato», dice il capo dei 5Stelle al termine dell’incontro con il premier Mario Draghi a palazzo Chigi ma l’aumento della spesa militare ora è improvvido, le priorità degli italiani sono altre». Dopo il faccia a faccia tra il premier e l’ex premier, Mario Draghi è salito al Quirinale da Sergio Mattarella per riferire. Del resto Mario Draghi avrebbe risposto a Conte che non possono essere messi in discussione gli impegni assunti con la Nato, in un momento così delicato alle porte dell’Europa. Se ciò avvenisse verrebbe meno il patto che tiene in piedi la maggioranza. Il governo – avrebbe detto il capo del governo – intende rispettare e ribadire con decisione gli impegni Nato sull’aumento delle spese militari al 2% del Pil.
Intanto è scontro anche nelle commissioni. «Il paradosso è che non abbiamo messo noi in difficoltà la maggioranza, è la maggioranza, con i 5 Stelle e Leu, che si è messa in difficoltà da sola». Il capogruppo di Fdi al Senato, Luca Ciriani, sintetizza così quanto accaduto nella congiunta di Esteri e Difesa a palazzo Madama sul dl Ucraina. Nella riunione il governo ha accolto senza riformulazione l’odg presentato dal partito di Giorgia Meloni sulle spese militari. E Fdi non ha chiesto di metterlo in votazione. «Non lo abbiamo fatto perché per noi l’obiettivo è stato raggiunto, non c’è mai stato l’intento di fare un dispettuccio alla maggioranza», spiega Isabella Rauti. Ma il “dispettuccio” si è manifestato comunque quando a chiedere il voto sull’odg sulle spese militari sono stati M5S e Leu. Richiesta respinta visto che non sono stati i proponenti, ovvero Fdi, a richiederlo. «Con il nostro presidente le cose sarebbero andate diversamente», avrebbe sibilato il pentastellato Vito Crimi riferendosi a Vito Petrocelli, a capo della Esteri e oggi assente. Un cortocircuito interno alla maggioranza e il Pd ‘avverte’ i 5 Stelle: «Comprendiamo l’esigenza di marcare punti politici ma questo non può essere fatto mettendo in difficoltà il governo». Ma i 5 Stelle insistono: «E’ inaccettabile che il governo abbia deciso di accogliere l’ordine del giorno di FdI sull’aumento delle spese militari al 2% del Pil entro il 2024 malgrado la forte contrarietà della principale forza di maggioranza», tuonano i vertici pentastellati al Senato. «Insisteremo quindi sulla richiesta di mettere al voto questo ordine del giorno». E non sono mancati momenti di tensione anche tra Fdi e M5S. «Fate questo solo per compiacere l’industria della Difesa», è l’accusa che avrebbero rivolto i pentastellati. A rincarare la dose la vicepresidente del Senato, Paola Taverna: da Fdi «solo becera propaganda», parole che avrebbero causato la reazione di Ignazio La Russa e qualche tono sopra le righe nella riunione, a quanto viene riferito. La riunione congiunta di Esteri e Difesa dovrebbe riprendere dopo l’aula del Senato: l’obiettivo è infatti quello di licenziare il dl Ucraina per portarlo all’esame dell’emiciclo di palazzo Madama entro giovedì. E che ci sarà un voto di fiducia, viene ormai dato per scontato. Osserva Ciriani: «Il nostro odg che peraltro ricalca sia le parole di Draghi» sulle spese militari sia l’odg «approvato alla Camera. Ora, visto che è stato accolto dal governo, fa parte integrante del testo, quindi vedremo cosa faranno i cinque stelle in Aula sulla inevitabile la fiducia, viste le divisioni nella maggioranza».
Il Pd da parte sua cerca di non strappare ma avverte i 5 Stelle. «Comprendiamo le esigenze di ogni partito nel marcare i punti politici ma -avverte Alessandro Alfieri, senatore dem della Esteri e coordinatore di Base Riformista guidata dal ministro Lorenzo Guerini- non a detrimento dell’azione di governo, non a discapito della compattezza dell’azione di governo in una fase difficile». Resta la disponibilità dei dem a trovare un accordo in vista di altri provvedimenti in cui il tema del 2% del Pil per le spese militari tornerà a riproporsi, magari già nel Def ad aprile. «Ieri come Pd -aggiunge Alfieri- abbiamo proposto un odg di tutte le forze di maggioranza per dire che si poteva ragionare sulla gradualità degli aumenti delle spese per la difesa nell’ambito della costruzione della difesa europea: i 5 Stelle non hanno detto di no e hanno perso un’occasione. Ma noi rinnoviamo la disponibilità su come costruire questo percorso in altri provvedimenti».

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