Il presidente Kais Saied incassa il 90% di sì alla consultazione per cambiare la costituzione, ma ha votato poco più di un cittadino su quattro

Il presidente tunisino Kais Saied si prepara a incassare la vittoria del «sì» nel referendum costituzionale che allargherebbe i suoi poteri, scatenando le ire dell’opposizione e le accuse di una virata autocratica del suo mandato. Secondo un exit poll diffuso già nella mattina del 26 luglio da Sigma Conseil, i voti favorevoli alla consultazione proposta dallo stesso Saied viaggiavano oltre il 90% del totale.
Il rovescio della medaglia è un tasso di affluenza di appena il 27,54%, l’esito del boicottaggio indetto dai partiti di opposizione contro qualsiasi partecipazione alle urne. Said ha comunque difeso il risultato, parlando di una «nuova fase» per Tunisi e annunciando già una prima misura: la bozza di una legge elettorale che modificherebbe il «formato delle vecchie elezioni». Ora, ha aggiunto Saied, «non possiamo più tornare indietro e non possiamo in alcun modo fare a meno dei diritti delle donne o rinunciare al diritto all’istruzione e alla salute».

L’opposizione contesta la legittimità del referendum
Saied difende il voto emerso dalla urne, definendolo «espressione della volontà della maggioranza» e respingendo le critiche sullo scarso tasso di affluenza. «Chi ha scelto di boicottare ha fatto una scelta libera, ma avrebbe potuto partecipare e votare no» ha detto. Per Saied non ci sono timori di un ritorno ad un sistema autoritario poiché «non si torna indietro e la legittimità del presidente è data dal popolo». L’opposizione è sul piede di guerra e minaccia battaglia contro le derive autoritarie del presidente, a partire dalla legittimità del referendum. Il Fronte di Salvezza Nazionale, formato da 5 partiti, tra cui l’islamico Ennhadha, e 5 associazioni, ha definito i risultati del referendum «un fiasco e l’intero processo di voto una recita».
La coalizione sottolinea in una nota pubblica che il 75% degli elettori tunisini non ha partecipato al voto «rifiutandosi quindi di approvare una costituzione dispotica». Il Fronte ha criticato le cifre rese pubbliche ieri sera dall’Autorità Superiore Indipendente per le Elezioni (Isie) definendole irrealistiche. «Cifre lontane da quelle osservate dagli osservatori, che mettono in dubbio l’indipendenza della Commissione», scrivono. «Di fronte a questo grave fallimento», la coalizione chiede le dimissioni di Saïed e l’organizzazione di elezioni presidenziali e legislative anticipate.
Per i membri della coalizione l’unica costituzione valida rimane quella del 2014 e il capo dello Stato, secondo quanto si legge, è accusato di «violazione d’ufficio e manomissione». Anche Abir Moussi del partito conservatore dei Desturiani Liberi (Pdl) di Abir Moussi subito dopo l’annuncio degli exit poll che danno i «sì» ad oltre il 90%, ha detto: «Il processo è fraudolento. Non importa se la Costituzione è stata bocciata o adottata, se il tasso di partecipazione è del 70%, del 200% o del 4000%. Il processo è fraudolento, illegale e illegittimo. Non lo riconosciamo e non aderiamo ad esso».

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