Il Pentagono approva piano di evacuazione dei suoi cittadini. Dalla Nato traspare scetticismo su una de-escalation

Nuova giornata di tensioni sulla crisi ucraina, lo scontro scatenato dal dispiegamento di oltre 100mila militari russi sui confini con il Paese. Nella tarda mattinata del 9 febbraio è emerso qualche spiraglio per una soluzione diplomatica, nelle parole delle stesse autorità di Kiev.
«Oggi ci sono possibilità reali per una soluzione diplomatica» ha dichiarato il ministro degli Esteri ucraino, Dmytro Kuleba, nel corso di un punto stampa congiunto a Kiev con il suo omologo spagnolo, José Manuel Albares. La situazione è «tesa, ma sotto controllo», ha proseguito il ministro ucraino, sottolineando che le sanzioni predisposte dall’Unione europea e dagli Stati Uniti in caso di invasione russa, e che «prevedono decisioni senza precedenti, molto dolorose per Mosca», sono un importante elemento di deterrenza.
C’è chi è meno ottimista. Il cancelliere tedesco Olaf Scholz ha dichiarato che la situazione resta «molto difficile» aggiungendo che si sta lavorando «per una soluzione politica, ma dobbiamo prepararci anche nel caso di un’eventuale aggressione militare». La Casa Bianca ha approvato il piano per l’evacuamento dei cittadini americani in caso di invasione, mentre Londra ha inviato aiuti militari a Kiev.

La Casa Bianca approva piano evacuazione
Il presidente Usa, Joe Biden, parlerà «presto» di nuovo con Emmanuel Macron sulla crisi che si sta consumando sui confini con l’Ucraina. Macron si sta ritagliando un ruolo di primo piano nelle mediazioni in corso fra Mosca e Washington e pare aver ottenuto rassicurazioni da Putin dopo il faccia a faccia al Cremlino del 7 febbraio. Un funzionario francese, poi smentito, ha dichiarato che Putin si sarebbe aperto all’ipotesi di una de-escalation nell’Est Europa.

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Nel frattempo, la Casa Bianca ha approvato un piano del Pentagono per aiutare gli americani in Ucraina nel caso in cui la Russia dovesse attaccare. Lo riporta il Wall Street Journal citando alcune fonti. Il piano prevede che circa 1.800 militari dell’82mo Airborne Corps in Polonia inizieranno nei prossimi giorni a preparare check point, campi equipaggiati con tende e strutture di ricovero temporanee al confine della Polonia con l’Ucraina. I militari non sono autorizzati a entrare in Ucraina e non evacueranno o condurranno missioni aeree dall’interno dell’Ucraina. Il piano sarebbe stato delineato per cercare di evitare la caotica evacuazione dall’Afghanistan.

Stoltenberg: nessuna certezze su intenzioni Putin
Anche la Nato si mantiene sulla linea della prudenza. «È troppo presto per dire che una de-escalation è più vicina. Non abbiamo nessuna certezza sulle intenzioni di Putin» ha detto il Segretario generale della Nato, Jens Stoltenberg, in un’intervista concessa al quotidiano spagnolo La Vanguardia sulla crisi in Ucraina. La dichiarazione che segue la missione a Mosca del presidente francese Emmanuel Macron. Stoltenberg ha comunque aggiunto che «c’è bisogno di dialogo con la Russia in diversi formati», per cui gli sembra «adeguato» che Macron «sia andato a Mosca e a Kiev». E ha poi affermato che «qualsiasi successo diplomatico» richiede conversazioni «confidenziali» e che «condurre negoziati diplomatici in pubblico non è il modo migliore per trovare una soluzione, lo rende solo più difficile».<

Ministro Difesa, ricevuti nuovi aiuti militari da Regno Unito
L’Ucraina ha ricevuto un nuovo carico di aiuti militari dal Regno Unito. Lo ha annunciato il ministro ucraino della Difesa, Oleksii Reznikov, su Twitter. «L’8-9 febbraio un aereo cargo con aiuti tecnico-militari è arrivato in Ucraina dal Regno Unito», ha dichiarato Reznikov, precisando che si tratta di attrezzature militari come giubbotti antiproiettile ed elmetti. «Grazie ai nostri partner per il loro incrollabile supporto politico e diplomatico e per l’assistenza militare», ha aggiunto il ministro. In precedenza il Regno Unito aveva inviato all’Ucraina missili anti-tank.

Ue, Vestager: Nord Stream 2 mai stato nostro interesse
La Commissione europea è entrata a gamba tesa sul peso del gasdotto Nord Stream 2 nelle mediazioni sulla crisi. Il progetto viene ritenuto uno strumento di pressione della Russia verso la Germania e la Ue nel suo complesso, visti gli afflussi di gas naturale che potrebbero essere trasportati sul Continente. Bruxelles ha messo in chiaro che non lo giudica essenziale, neanche rispetto alla crisi energetica che ha travolto l’Europa. «Non siamo mai stati dell’opinione che il Nord Stream 2 fosse interesse dell’Europa» ha detto la vice presidente della Commissione Ue Margarethe Vestager, parlando ad alcuni giornali tedeschi fra cui Handelsblatt e die Zeit. «Questo era assolutamente chiaro fin dal principio», aggiunge. Vestager contraddice anche l’opinione che il gasdotto possa contribuire a ridurre il prezzo del gas: «Il prezzo non dipende da come il gas viene trasportato, ma dal contratto con chi lo rifornisce. La crisi prolunga lo stallo nel rifornimento e questo è del tutto atipico. Sembra che la situazione venga regolata politicamente e non dal mercato».

Papa: la guerra è una pazzia, serve dialogo
La Santa Sede lancia un nuovo appello a una risoluzione pacifica del conflitto. II Papa, alla fine dell’udienza generale, ha ringraziato coloro che hanno risposto al suo appello e hanno dedicato il 26 gennaio alla preghiera per la pace in Ucraina. «Continuiamo a supplicare il Dio della pace perché le tensioni e le minacce di guerra siano superate attraverso un dialogo serio e affinché a questo scopo possano contribuire i colloqui nel Formato Normandia. E non dimentichiamo: la guerra è una pazzia», ha detto il Papa.

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