Bali, isola incantata, che ti accoglie con splendidi sorrisi. Sono qui, a Nusa Dua, per partecipare come Chair del Women 20 Italy al Post Summit W20 che ha rilanciato gli obiettivi del comunicato approvato.
Che faranno i leader del G20? Risponderanno positivamente alle richieste delle donne del W20?
Riprenderanno la roadmap di Roma, assunta nella Dichiarazione finale dei leader sotto la nostra presidenza l’anno scorso? Quella di più di dieci pagine sulle donne, evento storico per una dichiarazione dei leader che ha individuato le azioni per migliorare quantità e qualità del lavoro femminile, sviluppare servizi sociali e combattere gli stereotipi sul lavoro?
Vedremo nel dettaglio la dichiarazione finale.
Passerà una visione sostanzialmente “vittimista” o come Women20 richiede, una che metta al centro l’empowermentdelle donne? Sì, perché dovete sapere che questo è un altro elemento di resistenza culturale che è difficile scalzare politicamente. Anche nel nostro Paese.
Le donne sono l’unica maggioranza che viene trattata come una minoranza. Non avete mai sentito dire “bisogna includere le donne”? Ma dove dovrebbero
essere incluse? Da chi? Dalla minoranza o dall’altra metà della popolazione che pensa di dettare le regole? Se non usciamo da questo teatro dell’assurdo, in cui cadono anche a volte donne, studiosi, e soprattutto politici, sarà difficile garantire un effettivo avanzamento.
Empowerment è la parola giusta, che non significa semplicemente più donne nei luoghi decisionali, pure importante, ma misure che mettano in condizione le
donne di autodeterminarsi, di esprimere la loro vera essenza, di andare avanti libere, di scegliere, senza ostacoli normativi e culturali. Le donne non hanno bisogno di elemosine, né di vuote parole. Serve una strategia chiara che le renda libere.
Vediamo i punti richiesti dal W20 a Nusa Dua perché siano inseriti nella dichiarazione finale.
Primo. Combattere tutte le forme di discriminazione, dagli stereotipi che indirizzano i bambini fin da piccoli in ruoli definiti, rendendoli prigionieri di una ideologia sessista, all’uso delle nuove tecnologie che non deve diventare strumento per la permanenza degli stereotipi, ma per liberarcene, a misure di prevenzione e contrasto della violenza sulle donne in tutte le sue forme, al ridimensionamento del carico di lavoro familiare sulle spalle delle donne attraverso adeguate misure che facilitino la condivisione nella coppia e lo sviluppo dei servizi.
Secondo. Sviluppare una sanità al servizio delle donne e a misura di donna, garantendo servizi per la salute sessuale e riproduttiva adeguati ai bisogni. Investendo seriamente, una volta per tutte, nella medicina di genere, che tenga conto delle differenze biologiche e sociali tra uomini e donne.
Terzo. Prevedere adeguate misure per lo sviluppo dell’imprenditorialità femminile, in un ecosistema che permetta l’efficace formazione e valorizzazione delle
risorse femminili anche in agricoltura.
Quarto. Adottare politiche specifiche per un segmento tra i più vulnerabili, quello delle donne disabili.
E sempre emozionante partecipare ai summit del Women20. Il clima di sorellanza ti invade nella formalità mista a informalità. Ancora di più a Bali, dove le indonesiane sono state fantastiche e creative.
E quindi mi è venuto naturale rifarmi, nell’intervento come Chair del Women20 Italy, a un grande esempio di donne in lotta per la loro libertà, le donne iraniane che stanno dando una lezione a tutte noi e a tutto il mondo.
Dobbiamo imparare dal loro coraggio di sfidare l’autocrazia degli ayatollah, mettendo a rischio le loro vite per la libertà. Lo stesso coraggio deve guidarci nella battaglia per la libertà femminile e l’autodeterminazione. Per vivificare le nostre democrazie, combattere le diseguaglianze, e sviluppare i diritti umani. In fondo, rispetto alle iraniane che rischiano la vita, si tratta di un piccolo sacrificio per grandi valori da realizzare.
L’intervento dell’autrice è a carattere personale

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