Christine Lagarde
La Banca centrale europea ha deciso un aumento dei tre tassi di riferimento di 50 punti base, dopo i due rialzi di 75 punti base annunciati nelle precedenti riunioni. Una mossa necessaria per tentare di raffreddare l’inflazione e che dovrebbe essere seguita da almeno un altro rialzo nel 2023. Di conseguenza, il tasso di interesse sulle operazioni di rifinanziamento principale e i tassi di interesse sulla linea di rifinanziamento marginale e sui depositi saranno aumentati rispettivamente al 2,50%, 2,75% e 2% a partire dal 21 dicembre 2022. Le Borse europee hanno chiuso la seduta in forte calo: Milano cede il 3,45%, Parigi perde il 3,09%, Francoforte il 3,28% . Lo spread Btp-Bund arriva fino a quota 206, con il rendimento del decennale italiano in rialzo di 28 punti base al 4,13%. A deprimere l’umore dei mercati anche il tonfo di Wall Street, i cui indici scivolano di oltre il 2%.

Nuovi aumenti nel 2023
«Il Consiglio direttivo ritiene che i tassi di interesse dovranno ancora aumentare in misura significativa e a un ritmo costante per raggiungere livelli sufficientemente restrittivi da assicurare un tempestivo ritorno dell’inflazione all’obiettivo di medio termine del 2%», spiega Francoforte in una nota. «Rispetto all’analisi condotta nel giugno scorso «il contesto di stabilità finanziaria è peggiorato a causa di un’economia più debole e dell’aumento del rischio di credito. Inoltre, le vulnerabilità sovrane sono aumentate a causa delle prospettive economiche più deboli e delle posizioni fiscali più deboli», ha spiegato la presidente della Bce, Christine Lagarde. Mercoledì 16 dicembre anche la Fed ha rallentato il ritmo della stretta, alzando i tassi come previsto di 50 punti base, ma il presidente Jerome Powell ha avvertito che per ridurre l’inflazione, servirà un «periodo prolungato» di crescita lenta.Per quel che riguarda il Programma di acquisto di titoli di Stato (PAA) «sarà ridotto a un ritmo misurato e prevedibile, in quanto l’Eurosistema reinvestirà solo in parte il capitale rimborsato sui titoli in scadenza. Il ritmo di tale riduzione sarà pari in media a 15 miliardi di euro al mese sino alla fine del secondo trimestre del 2023», annuncia Francoforte. L’ammontare deciso è circa la metà dei titoli in scadenza ogni mese.

Btp sopra il 4%
Dopo le decisioni di politica monetaria della Bce il mercato torna a percepire il debito italiano come più rischioso rispetto a quello della Grecia lungo tutta la curva dei rendimenti. Il rendimento del Btp decennale si attesta al 4,15% dal 3,85% di ieri.

Debito pubblico record
Intanto il debito pubblico italiano continua a aumentare, salendo a 2.770 miliardi di euro a ottobre rispetto al mese precedente a causa del debito delle Amministrazioni pubbliche salito di 27,7 miliardi. Lo rende noto la Banca d’Italia con la pubblicazione statistica «Finanza pubblica: fabbisogno e debito». L’aumento, spiega Bankitalia, è dovuto all’incremento delle disponibilità liquide del Tesoro (14,6 miliardi, a 62,6) e vi hanno contribuito il fabbisogno (9,9 miliardi) e l’effetto complessivo di scarti e premi all’emissione e al rimborso, della rivalutazione dei titoli indicizzati all’inflazione e della variazione dei tassi di cambio (3,2 miliardi).

Tasso dei mutui al 3,02%
L’aumento dei tassi da parte della Bce avrà pesanti ricadute sui mutui a tasso variabile. L’Abi nel suo rapporto mensile segnala che, a seguito dei ritocchi dei tassi Bce, il tasso medio sulle nuove operazioni per acquisto di abitazioni è salito al 3,02% dal 2,75% del mese precedente, segnando il massimo dall’agosto del 2014. Secondo una simulazione di Facile.it, un mutuo a tasso variabile da 126.000 euro in 25 anni sottoscritto a gennaio 2022, con un tasso (Tan) di partenza dello 0,67%, corrispondente ad una rata mensile iniziale di 456 euro, potrebbe aumentare del 39% rispetto a inizio anno. Dopo i tre aumenti dei tassi da parte della Bce, la rata attuale è già arrivata a circa 602 euro, vale a dire quasi 150 euro in più rispetto a quella iniziale. Se la Bce dovesse confermare un nuovo aumento del costo del denaro di 50 punti basi, ipotizzando che l’Euribor cresca in modo analogo, la rata mensile del mutuatario salirebbe, nei prossimi mesi, a circa 636, vale a dire quasi 35 euro in più rispetto ad oggi e 180 in più rispetto a inizio anno (+39%).

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