Economia borsa 1

Chiusura in calo per i listini del Vecchio Continente dopo le mosse della Federal Reserve e della Bank of England per contrastare l’inflazione. Il rendimento sui Btp decennali sale al 4,19%, euro debole a 0,98 dollari

I timori sugli effetti delle politiche restrittive delle Banche centrali pesano sui listini europei e l’aumento del costo del denaro, per combattere l’inflazione, continua così a preoccupare gli investitori, ormai spaventati dal rischio recessione. Chiudono infatti in “rosso” tutte le principali Borse del Vecchio Continente dopo le mosse della Federal Reserve e della Bank of England che hanno deciso entrambe di alzare il costo del denaro. Mosse che, per altro, hanno spinto in alto anche gli interessi dei Titoli di stato (il Treasury a dieci anni negli Usa si attesta al 3,69%, quello sul Btp italiano al 4,2%). A preoccupare i mercati, inoltre, resta lo scenario di escalation militare in Ucraina, dopo le minacce del presidente russo, Vladimir Putin, sull’eventuale uso delle armi nucleari. A fine seduta, i peggiori in Europa sono gli indici di Francoforte (DAX 40 -1,84%) e Parigi (CAC 40 -1,87%), con Madrid (-1,23%), Londra (FTSE 100 -1,07%) e Milano (FTSE MIB -1,07%) che finiscono subito dietro.

A Piazza Affari si salva UniCredit, ko Moncler e Stm
Sull’azionario europeo – nella seduta del 22 settembre – ha perso terreno il FTSE MIB -1,07%, a cui non è bastato il sostegno delle banche con Unicredit +5,31% in testa. A fare da traino al titolo di piazza Gae Aulenti sono state le parole dell’amministratore delegato, Andrea Orcel, che ha anticipato un aumento delle stime sul 2023 alla presentazione dei conti del terzo trimestre. Hanno corso durante la giornata anche Banco Bpm +1,99%, Finecobank +4,78%, Bper Banca +3,33% e Banca Mediolanum +0,74%. Tra i petroliferi scatto per Saipem +3,20%. Ancora sotto i riflettori Telecom Italia -1,25%, dopo la mossa di Xavier Niel in Vodafone che ha riacceso le ipotesi di operazioni straordinarie nel settore europeo delle tlc. In coda al listino sono finite il lusso con Moncler Stmicroelectronics -5,99% in scia alla debolezza del Nasdaq. Scivolone per Diasorin -6,54% con le vendite che hanno penalizzato tutto il comparto farmaceutico a livello continentale.

A Wall Street indici in calo, Fed pronta a nuovi rialzi
Dopo un pre-mercato volatile e un inizio piatto, indici in calo a Wall Street. Al centro delle attenzioni resta la Fed, che ha confermato che andrà avanti con decisi rialzi dei tassi di interesse finché l’inflazione non sarà sotto controllo, facendo crescere i timori di una recessione. Intanto, il mercato del lavoro si conferma forte, con le nuove richieste settimanali dei sussidi di disoccupazione aumentate solo di 5mila unità a 213mila – dopo cinque cali consecutivi – un numero vicino ai minimi da maggio. Intorno a metà seduta il Dow Jones perde 60 punti (-0,21%), lo S&P 500 scende di 19,88 punti (-0,52%), il Nasdaq Composite è in ribasso di 113,67 punti (-1,01%).

Dollaro in rally, la sterlina tocca minimi da 37 anni
Dopo le decisioni della Fed e della Banca del Giappone (in senso opposto, aggressiva la prima e ultra-accomodante la seconda), sul fronte monetario lo yen ha toccato i 145 dollari, registrando i minimi in 24 anni (da dicembre 1998). Il Giappone è intervenuto a sostegno dello yen, per la prima volta dalla fine degli anni ’90. «Abbiamo messo in atto azioni decisive (sul mercato dei cambi)» ha detto il viceministro delle Finanze Masato Kanda. Intanto, anche la sterlina ha toccato nel corso della seduta un nuovo minimo di 37 anni contro il biglietto verdeper poi recuperare, mentre a fine giornata l’euro vale 0,982 dollari (-0,2%). Poco mosso il petrolio dopo i ribassi della vigilia, In leggera discesa, invece, i

Spread chiude in ribasso a 221 punti, rendimento al 4,19%
spread BTp-Bund. Alle ultime battute il differenziale di rendimento tra il BTp decennale benchmark e il pari scadenza tedesco è indicato a 221 punti base dai 224 punti del 21 ottobre. In rialzo, invece, il rendimento del BTp decennale che ha segnato un’ultima posizione al 4,19% dal 4,12% del closing della vigilia. Più accentuato il rialzo del rendimento del titolo tedesco che ha chiuso all’1,98% dal precedente riferimento dell’1,88 per cento.

Focus sulle mosse anti-inflazione delle Banche centrali
Gli occhi dei mercati continuano così a essere puntati sulle banche centrali. Dopo la Fed, è stata la volta della Banca del Giappone (che ha lasciato invariata la politica monetaria ultra-accomodante) e della Bank of England, che ha alzato i tassi di 50 punti base e alla Norges Bank norvegese. Rialzo di 75 punti base anche per la Banca centrale svizzera. Nel 2022, le principali 23 del mondo hanno alzato i tassi complessivamente 91 volte, includendo anche il maxi-incremento da 100 punti base realizzato martedì a sorpresa dalla Banca centrale svedese. Il problema è che le ripetute strette monetarie – dopo anni di tassi a zero o bassissimi – ancora non hanno ridotto il costo della vita. E questo spinge le banche centrali a premere sull’acceleratore.

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