Non si può scegliere di non scegliere, come si illusero di fare quelli che nel 1939 gridavano nelle strade di Parigi di non voler morire per Danzica e poi caddero tutti per la difesa della Francia, dell’Europa e del mondo civile 

Dopo la Via crucis e il 25 aprile, con il Primo maggio intitolato “a lavoro per la pace”, si conclude un mese scandito dalle manifestazioni, dalle marce di Assisi, dalle bandiere arcobaleno, e da quegli onestissimi sentimenti che Marco Pannella definiva “peste del nuovo secolo”. L’espressione è forte, ma per nulla priva di  drammaticissima logica. “Se il nazismo e il comunismo sono stati messi al bando, ebbene il pacifismo merita di accompagnarli. Niente altro nella storia del Novecento ha prodotto così tanti morti”. Diceva proprio così Pannella, non violento e dunque non pacifista, il leader radicale che spiegò in più occasioni che il pacifismo si sviluppa dove c’è libertà, sovrabbondanza di democrazia, informazione, tolleranza. Non certo dunque nei paesi dittatoriali e autocratici. Quelli infatti il pacifismo non sanno nemmeno cosa sia, e se anzi vedono un pacifista gli sparano o lo arrestano.

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