Il governo insiste nel doppio messaggio che sta lanciando ormai da tre mesi alla propria maggioranza: 1) l’attuazione del Pnrr è fondamentale e non bisogna distrarsi rispetto agli obiettivi fissati per il 2022 con Bruxelles; 2) le riforme sono fondamentali, il collante che tiene in piedi l’esecutivo. Nel racconto nazionale, le due cose coincidono in questa fase politica. Ma a Bruxelles si affaccia una sensibilità differente e sta nascosta nelle raccomandazioni approvate ieri. A Roma lo sanno: oltre alle riforme, c’è anche da fare l’avvio degli investimenti previsti dal Pnrr.
Il governo, incalzato dai media che lamentano un ritardo nella spesa, prendendo anche i numeri del Def, è diviso in due anime: chi ritiene che effettivamente un ritardo ci sia e bisogna stringere i bulloni sul monitoraggio della spesa (non è ancora attivo il sistema Regis, “promesso” per giugno) e chi pensa che invece grandi ritardi nell’attuazione degli investimenti non ci siano (se si fa eccezione per la gara del 5G andata deserta che preoccupa tutti). Questa seconda posizione può contare sulla tesi del «disallineamento» fra target e milestones effettivi concordati con Bruxelles e programma dei profili di spesa che risponde solo a un quadro nazionale, poco coerente con lo stato effettivo del Piano. dal confronto fra queste due linee verranno fuori i chiarimenti attesi per i prossimi giorni.
L’Italia è uno dei pochi Paesi che non ha atteso Bruxelles per dare una soluzione, almeno per il 2022, al tema della crescita dei costi del Pnrr conseguente alla crescita dei prezzi di materie prime ed energia. Mentre la Ue sembra pronta a modificare l’articolo 21 per accogliere le modifiche necessarie ai piani nazionali, il governo Draghi ha risolto la questione con il decreto aiuti, destinando risorse nazionali (10 miliardi) per mettere in sicurezza le opere del Pnrr.
Bisognerà capire come evolverà l’andamento dei prezzi, ma per ora il pericolo maggiore è scongiurato. E se la Ue dovesse aprire a rimborsi per gli extracosti, ne beneficierebbero i conti pubblici italiani e la possibile destinazione di risorse a usi diversi.
Nel Pnrr la riforma della Pubblica amministrazione, insieme a quella della giustizia, è la «riforma trasversale», considerata indispensabile all’attuazione di tutto il Piano. Per questa ragione, è stata una dei filoni che da subito hanno impegnato il governo, e che oggi conosce il maggior numero di tappe già raggiunte.
Le ultime sono contenute nel decreto Pnrr-2, che riforma in modo strutturale i concorsi pubblici e affida al Portale del reclutamento il compito di regia centrale su assunzioni e mobilità, rilanciate a scapito di distacchi e comandi. In cantiere resta la revisione degli incarichi dirigenziali.
Il miglioramento del contesto imprenditoriale, secondo la Commissione, passa anche dall’approvazione del disegno di legge annuale per la concorrenza fermo al Senato. Non solo: andrà approvato anche il nuovo Ddl 2022. Sulle concessioni balneari, nel capitolo delle entrate dello Stato, la Commissione osserva che finora l’uso di concessioni per i beni pubblici, come le spiagge, «non è stato ottimale» e ha portato a «una significativa perdita di entrate visto che queste concessioni sono state rinnovato automaticamente per lunghi periodi e a tassi molto al di sotto dei valori di mercato».
Oggi è una giornata chiave in commissione Industria al Senato: si attende un accordo sull’articolo 2 che riguarda le gare da indire per avere nuove concessioni balneari dal 2024. Da Lega e Forza Italia le maggiori resistenze al testo proposto dal governo. Fino a ieri sera l’intesa su tempi per concludere le gare e indennizzi per i gestori uscenti non era stata ancora chiusa anche se dal governo trapelava ottimismo.
Il verdetto è chiaro: l’invasione dell’Ucraina da parte della Russia potrebbe costituire un problema a medio e lungo termine «anche se non vi sono problemi significativi per la sicurezza dell’approvvigionamento di gas nel breve periodo» grazie alla notevole capacità di stoccaggio e ai gasdotti che collegano il Paese all’Africa settentrionale e all’Azerbaijan. Ma ora bisogna fare di più.
E l’elenco è lungo: più investimenti in nuove infrastrutture e reti per il gas con un occhio alla riconversione verso combustibili sostenibili e maggiore spinta sulle rinnovabili. Serve poi una strategia a medio e lungo termine nell’efficienza energetica dove finora hanno prevalso solo misure temporanee. E occorrerà velocizzare la decarbonizzazione nei trasporti. Insomma, quanto previsto finora è solo un primo passo e l’esecutivo è chiamato a un ulteriore scatto per allineare l’Italia agli obiettivi del pacchetto Fit for 55 e a quelli ancora più ambiziosi del REpowerEU.
Il trasferimento del carico fiscale dal lavoro ai patrimoni è un grande classico delle Raccomandazioni Ue. Fin qui inattuato. Ora la commissione chiede di accelerare sull’attuazione della riforma fiscale, anche con «l’allineamento dei valori catastali a quelli di mercato». Proprio questo punto, che la legge delega poneva come obiettivo in realtà solo a livello di analisi teorica senza impatti fiscali, è stato al centro di uno degli scontri più duri nella maggioranza, che ha bloccato la delega per quasi due mesi. Il compromesso trovato, ancora in attesa di un via libera finale in una riunione di maggioranza che dovrebbe far ripartire l’esame della delega, non sposta di molto la questione, perché in ogni caso le basi imponibili resterebbero ancorate ai valori catastali attuali. Le raccomandazioni tornano a chiedere poi un riordino delle tax expenditures e delle aliquote marginali Irpef, oggetto già del primo modulo di riforma in legge di bilancio che le ha ridotte da cinque a quattro.

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