Mario Draghi 1

Il premier preoccupato per la guerra non vuole incidenti di percorso e si oppone alla riscrittura del piano chiesta da Carroccio
e Confindustria

È grave il voto sul catasto. Senza conseguenze, perché la riforma è salva, ancora una volta. Ma su un piano politico è grave, perché un pezzo di maggioranza vota un emendamento dell’opposizione pur di smontare un intervento che Mario Draghi ha voluto e difeso. E che in Consiglio dei ministri anche Forza Italia ha sostenuto. A tarda sera, quando la commissione vota dopo una giornata di forte tensione, a Palazzo Chigi si guarda al risultato positivo per il governo. La preoccupazione è tutta concentrata sul fronte di guerra e sui contraccolpi pesanti del conflitto sull’economia italiana. Ma il Pnrr è una parte importante di quella ripresa che nuove misure per famiglie e imprese, forse le prime già nel prossimo Consiglio dei ministri, proveranno a salvare. E Draghi tiene ferma la sua determinazione a portare a casa, uno dopo l’altro, tutti gli obiettivi. Senza minimizzare gli incidenti di percorso: le riforme cruciali, ha avvertito meno di un mese fa i ministri perché tutta la maggioranza sentisse, non possono essere smontate senza conseguenze per il governo.
È la linea sempre più dura – e filoleghista – di Forza Italia, la novità di queste settimane. Lo scollamento tra il partito e l’ala governativa guidata dai ministri si fa ogni giorno più evidente. La sfida interna non è dissimulata. Sul catasto, assicurano gli azzurri, la battaglia era identitaria. Ma questa volta avevano promesso un’astensione e invece alla fine votano con l’opposizione, una proposta dell’opposizione. Nonostante Draghi abbia sempre smentito – l’ultima volta lunedì – che l’effetto della riforma sia quello di aumentare le tasse. E in aperta sfida a Renato Brunetta, il più fermo sostenitore tra gli azzurri del premier. È un dato politico che non promette nulla di buono per i prossimi mesi. Tanto che più di un ministro si va convincendo che la maggioranza cambierà, si restringerà, da qui a fine legislatura, lasciando fuori la Lega e forse anche un pezzo di FI.
Per qualche ora c’è chi teme, nell’incertezza sull’atteggiamento di qualche esponente del Misto in commissione, che questa volta, nel voto bis sul catasto, la cosa sfugga di mano. È assai difficile, osserva qualche esponente di FI, che si apra una crisi in piena guerra. Ma Draghi di fronte a un incidente parlamentare non farebbe finta di niente, ribadisce chi gli è più vicino, farebbe le sue valutazioni, trarrebbe le conseguenze.
Di fronte all’enormità dei problemi che la guerra ucraina pone, il presidente del Consiglio segue intanto una linea pragmatica. Il governo continuerà a mediare sui provvedimenti, come ha fatto sugli appalti, nel rispetto del ruolo del Parlamento. In settimana ci saranno riunioni per tentare di sminare la delega sulla concorrenza, che al Senato è un terreno minato: la Lega – non da sola – promette battaglia su balneari e taxi, ma anche su temi come l’idroelettrico. E si tiene la guardia alta sulla riforma del Csm: in commissione domani arriveranno emendamenti di Lega e FI, per introdurre il sorteggio o per la responsabilità civile dei magistrati, che promettono di smontare il testo Cartabia, tanto che tra i Dem più d’uno è convinto che il governo alla fine sarà costretto a mettere la fiducia.
La riforma del Csm è tra gli obiettivi del Pnrr e il Pnrr deve andare avanti: la linea di Draghi sul punto è netta. Il piano non può essere “smontato” dalla guerra. Dai partiti arrivano le prime sollecitazioni a rimodulare progetti e obiettivi per “piegarli” alle nuove emergenze. Il ministro Giancarlo Giorgetti ha auspicato un margine di flessibilità dall’Europa. Il presidente di Confindustria Carlo Bonomi ha chiesto di “riscrivere” il Pnrr e allungare gli obiettivi della transizione ecologica. Non se ne parla, però, per ora. Sia perché è prematuro farlo prima di capire come evolverà il conflitto, sia perché – osservano a Palazzo Chigi – le nuove emergenze saranno affrontati con strumenti ad hoc. Arriveranno via decreto misure di sostegno a famiglie e imprese e sul medio-lungo periodo si lavora su diversificazione delle fonti – e prezzi dell’energia.
Riscrivere il piano ora metterebbe a rischio anche gli obiettivi fissati e già difficili da raggiungere, dagli asili nido ai trasporti. Discorso diverso è intervenire, come detto dal ministro Daniele Franco, sui “saldi” tenendo conto dell’inflazione e dell’aumento dei costi dell’energia e quindi delle materie prime: un meccanismo europeo di adattamento già c’è e potrebbe essere ampliato, ma non cambierebbe i contenuti e gli obiettivi del piano.

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