Economia lavoro

Il punto sullo stato di attuazione

Non vogliono farsi trovare impreparati, i ministri. Ciascuno di loro ha fatto sapere che arriverà nel Consiglio dei ministri di mercoledì 2 febbraio con i compiti fatti e il cronoprogramma compilato sui 47 obiettivi del Piano nazionale di ripresa e resilienza da realizzare entro il 30 giugno. Il premier Mario Draghi ha chiesto a tutti di dare impulso al lavoro, perché in ballo ci sono 24,1 miliardi solo in questo semestre e la responsabilità, nei confronti dei cittadini e dell’Europa, di rispettare il cronoprogramma. Da qui ripartirà l’agenda del governo, dopo la sospensione dei giorni del Quirinale. Ecco cosa ci si attende per le sei missioni.

Transizione digitale, servono le intese sulle start up. Tempi stretti per la gara sul 5G
Oggi, mercoledì 2 febbraio, il ministero dello Sviluppo economico presenterà alla presidenza del Consiglio un dettagliato dossier sullo stato di avanzamento del Pnrr. Nei giorni scorsi sono stati definiti gli schemi di decreto che definiscono l’utilizzo di 550 milioni (250 milioni per la transizione ecologica e 300 per il digitale) per il venture capital a sostegno delle start-up. Ma serve ora predisporre, entro giugno, gli accordi finanziari con Cdp Venture che gestirà le risorse.
Corsa contro il tempo per arrivare entro giugno all’atto di assegnazione delle risorse Ipcei (important projects of common european interest) che ammontano a 1,5 miliardi: al momento sono stati lanciati gli inviti a manifestare interesse per i settori idrogeno, microelettronica e cloud. È in corso la valutazione dei singoli progetti sull’idrogeno, per i quali si stima che la notifica dell’aiuto italiano possa concretizzarsi nel primo trimestre con successiva assegnazione di risorse.
C’è più tempo (milestone fissata a giugno 2023) per il varo della riforma del codice della proprietà industriale ma per centrare la scadenza è necessario che il disegno di legge sia approvato in consiglio dei ministri entro il 2022 (manca ancora il concerto del ministero della Salute). Tra le tappe raggiunte figurano l’adozione del decreto ministeriale che delinea i nuovi contratti di sviluppo, strumento che sarà utilizzato per 750 milioni destinati alle filiere produttive, e del decreto per 1 miliardo destinato a investimenti su energie rinnovabili e batterie.

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Sul fronte della digitalizzazione, coordinato dal ministero dell’Innovazione tecnologica, entro il primo semestre 2022 bisognerà aver aggiudicato tutti gli appalti pubblici per le reti veloci. Le gare per “Italia a 1 Giga”, “Scuole connesse” e “Sanità connessa” sono già scattate, quella per le isole minori deve ripartire dopo che la prima versione è andata deserta. Si attende per marzo quella sul 5G, anche se qui si registrano maggiori difficoltà legate al regime degli aiuti di Stato e quindi al via libera Ue. In questo caso potrebbe dunque essere difficile rispettare la scadenza del primo semestre 2022 indicata dal decreto dell’Economia del 6 agosto 2021. (C.Fo.)

Transizione ecologica, per il Mite è una corsa a ostacoli tra maxi riforme e adempimenti
Venti adempimenti da portare a casa da qui alla fine dell’anno, un quinto di tutto il pacchetto previsto dal Pnrr per il 2022. E due maxi-riforme, l’aggiornamento della strategia nazionale per l’economia circolare e la definizione del programma nazionale per la gestione dei rifiuti da chiudere già entro giugno – insieme ad altre nove scadenze – per imprimere una svolta a due fronti strategici per il futuro del Paese. È con questo elenco che oggi il ministro della Transizione Ecologica, Roberto Cingolani, si presenterà in Cdm, consapevole del carico di lavoro che attende il Mite. Dove, proprio per accelerare l’attuazione, è stato creato un dipartimento ad hoc affidato, da gennaio, a Paolo D’Aprile.
Sulla carta, dunque, una vera corsa a ostacoli, ma Cingolani è ben conscio del fatto che lo sprint chiesto dal premier sul Recovery deve ricevere una spinta decisa proprio dal suo dicastero. Che, va detto, è a buon punto sulle due riforme attese entro giugno. Sul fronte dei rifiuti, è stata avviata la procedura di valutazione ambientale strategica (da concludere entro il 30 marzo) a valle della chiusura della fase di “ascolto” dei soggetti competenti. E ora il prossimo step è l’apertura della consultazione pubblica sul rapporto ambientale. Quanto alla nuova strategia per l’economia circolare, si è conclusa la consultazione aperta a settembre e si dovrà chiudere il cerchio sulla base delle osservazioni raccolte.
Prima di arrivare a giugno, il Mite ha però fissato una serie di step intermedi per tenere il giusto passo sull’agenda 2022. Tra questi diversi rinviano al capitolo dell’idrogeno che Cingolani e i suoi devono sviluppare lungo tre direttrici: l’installazione di circa 5 gigawatt di capacità di elettrolisi entro il 2030 da disciplinare, a monte, con un decreto ad hoc con requisiti e meccanismi di accesso in via di messa punto (e una prima deadline cruciale, entro marzo, con la presentazione dei progetti); il miglioramento della conoscenza delle tecnologie sull’idrogeno che passa attraverso un accordo di programma con Enea e un’intesa con Invitalia (entrambi da siglare per febbraio); e, infine, le misure per promuovere la competitività del vettore. Ergo: incentivi fiscali da definire con il Mef. Impegni non da poco che da soli bastano a dare il senso dell’enorme sfida che il Mite ha davanti. (Ce.Do.)

Infrastrutture, alla prova la corsia speciale veloce per le autorizzazioni dei progetti
Il 2022 sarà anche l’anno del banco di prova per la procedura speciale di autorizzazione di una decina di progetti infrastrutturali prioritari previsti dall’allegato IV del decreto semplificazioni 77/2021: l’articolo 44 dello stesso Dl prevede infatti una corsia ultraveloce che dovrebbe consentire, sulla carta, di ridurre a meno di sei mesi i tempi per approvare il progetto. È una prova decisiva per l’intero Pnrr, anche perché il taglio dei tempi per la valutazione di impatto ambientale, per i pareri delle Sovrintendenze e per le autorizzazioni locali e la previsione dell’uso dei poteri sostitutivi da parte del Presidente del Consiglio prospetta un’accelerazione destinata a rimanere, se avrà successo.
L’operazione corsia veloce può partire perché Rfi ha presentato – nel rispetto dei tempi – tutti e cinque i suoi progetti di fattibilità tecnica ed economica compresi nell’allegato IV: il lotto 1 Battipaglia-Praja dell’Alta velocità Salerno-Reggio Calabria, il potenziamento Orte-Falconara” (Lotto 2 – Genga-Serra San Quirico), il raddoppio della Roma-Pescara (Lotto 1 – Raddoppio Manoppello Interporto d’Abruzzo, Lotto 2 – Raddoppio Scafa–Manoppello), il potenziamento delle linee di accesso al Brennero (Lotto 3°-Circonvallazione di Trento), il potenziamento della tratta Potenza-Metaponto della linea Battipaglia-Potenza-Metaponto-Taranto. Per la Palermo-Catania-Messina, inoltre, esiste già un progetto definitivo e la procedura autorizzativa è già in corso.
Molte altre prove attendono la Missione 3: soprattutto il proseguimento, a velocità accelerata, delle grandi opere dell’Alta velocità al Nord. Mentre sul piano delle riforme la più delicata politicamente, da centrare entro giugno, è al riforma degli appalti: la legge delega è all’esame del senato, poi i decreti attuativi. (G.Sa.)

Its, riforma vicina al traguardo. Poi avanti su Stem e scuola 4.0
La prima delle sei riforme del capitolo Istruzione previste dal Pnrr, quella sugli Its, gli Istituti tecnici superiori, a un passo dal traguardo al Senato (il testo dovrà poi passare alla Camera, ma c’è un sostanziale accordo tra tutti i partiti per un rapido via libera – in dote ci sono 1,5 miliardi di euro nei prossimi 5 anni). E il cronoprogramma dettagliato da qui a giugno sui prossimi investimenti attesi, contenuto in un decreto che il ministro dell’Istruzione, Patrizio Bianchi, ha voluto firmare prima dell’elezione del Capo dello Stato, proprio per mettere a riparo il Pnrr da qualsiasi turbolenza politica. Sono questi gli “stati di avanzamento” che oggi il ministro Bianchi illustra a Mario Draghi.
Dopo i cinque bandi da 5,2 miliardi complessivi emanati a fine 2021 (su mense, palestre, nuove scuole, messa in sicurezza degli istituti scolastici, asili nido), a marzo toccherà alle misure anti-dispersione. Entro il 31, infatti, è atteso l’avviso pubblico per le azioni di mentoring, tutoraggio e formazione per gli studenti a rischio di abbandono scolastico o che abbiano già abbandonato la scuola, coordinate da specifiche task force a medie e superiori. Il 30 giugno è la deadline per il piano di rafforzamento delle competenze Stem e per la formazione digitale, attraverso appositi poli territoriali da istituire nelle scuole che risponderanno al bando, degli insegnanti (che da febbraio potranno accedere ai corsi disponibili sulla piattaforma Scuola futura). Spazio poi agli avvisi per Scuole 4.0, con l’obiettivo di trasformare, da qui a fine 2026, almeno 100mila classi in altrettanti ambienti di apprendimento innovativi (dalla robotica alla realtà aumentata).
Sul fronte università-ricerca, ci sono due scadenze da centrare per il primo semestre 2022: entro marzo la riforma della mobilità dei ricercatori; entro giugno l’avviso sui dottorati. Sempre entro giugno poi dovranno essere aggiudicati i bandi Miur pubblicati a fine 2021 su Centri nazionali, Ecosistemi e Infrastrutture di ricerca. (Claudio Tucci)

Ministero Lavoro, in arrivo il bando per l’housing temporaneo per i senza dimora
In vista della scadenza del 30 marzo per i progetti di housing temporaneo e stazioni di posta per le persone senza fissa dimora il ministero del Lavoro sta predisponendo il bando non competitivo per gli Ats – ambiti territoriali sociali (Ats) che uscirà entro fine febbraio. L’altra scadenza è fissata per il 30 giugno per l’entrata in vigore del Piano operativo per i progetti di housing first e stazioni di posta, con la definizione dei requisiti dei progetti a carico degli enti locali e il lancio invito a presentare proposte.
Inoltre, con una dote di 90 milioni, il ministero del Lavoro ha pubblicato l’avviso 1/2001 per le proposte progettuali che prevedano una o più misure, secondo tre assi di intervento: servizi di pronto intervento sociale, assicurati 24h/24 per 365 giorni l’anno, attivabili in caso di emergenze sociali, tramite la costituzione di una centrale operativa. Servizi per sostenere l’accesso alla residenza anagrafica e servizi di fermo posta per persone senza dimora, stabilmente presenti sul territorio del Comune. Terzo: il rafforzamento della rete dei servizi locali rivolti alle persone senza dimora o in condizioni di marginalità, tramite il finanziamento delle attività dei centri servizi per il contrasto alla povertà e di servizi di Housing First. Le proposte progettuali dovranno pervenire entro il 28 febbraio 2022. Ogni ambito territoriale può coinvolgere stakeholder sia pubblici che del privato sociale in tavoli di concertazione, incontri programmatici, o può individuare altre modalità partecipative per definire interventi coerenti con i fabbisogni del territorio.
Infine, in previsione di un’altra scadenza, quella del 30 marzo per l’approvazione della mappatura degli insediamenti illegali da parte del Tavolo operativo per definire una nuova strategia di contrasto al caporalato e allo sfruttamento lavorativo in agricoltura, il ministero del Lavoro sta completando con l’Anci la mappatura degli insediamenti, con l’obiettivo di emanare il decreto di ripartizione di 200 milioni tra marzo e la scadenza di giugno. (Giorgio Pogliotti)

Salute, lo scontro sui medici di famiglia rallenta il via alle Case di comunità
Trasformare i medici di famiglia in dipendenti del Servizio sanitario nazionale oppure lasciarli in «convenzione» (come liberi professionisti), ma con l’obbligo di lavorare almeno 6 ore nelle future Case di comunità sul territorio? È intorno a questo braccio di ferro che si decide un pezzo importante delle future cure fuori dall’ospedale, quelle che sono mancate di più durante la pandemia e a cui complessivamente il Pnrr assegna 7 miliardi. Di questi 2 miliardi servono per far partire le Case di comunità, le nuove strutture che dovranno garantire le prime cure agli italiani insieme ai medici di famiglia. Il loro identikit insieme alle altre cure sul territorio sono definite in un documento atteso in Conferenza Stato Regioni per poter far partire tutta la macchina entro giugno come chiede l’Europa per non perdere i fondi. Ma per far decollare le cure sul territorio manca appunto il tassello sul futuro ruolo dei medici di famiglia che proprio oggi arriva in Stato Regioni dopo un confronto complicato che dura da settimane. Lo scorso 26 gennaio un gruppo di governatori ha incontrato il ministro della Salute Roberto Speranza che ha lavorato insieme ai sindacati dei medici a questo accordo che prevede appunto il “salvataggio” della convenzione ma l’obbligo per i camici bianchi di lavorare da 6 fino a 18 ore nelle nuove 1350 Case di comunità che nasceranno entro il 2026 grazie ai fondi del Pnrr.
Nelle intenzioni di Speranza l’accordo dovrebbe essere tradotto in una norma di legge che rappresenterebbe la base dell’atto di indirizzo – di competenza delle Regioni – per la futura convenzione. Proprio in base all’interlocuzione con la Commissione Ue, la norma dovrebbe essere emanata prima della scadenza del secondo trimestre 2022 per garantire la partenza della Sanità sul territorio prevista nella Missione 6. Una Sanità finalmente più vicina ai cittadini. Si tratta di una partita troppo grande per naufragare dopo i danni della pandemia. (Marzio Bartoloni)

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