L’incontro con i sindacati sulla Legge di Bilancio
Il 9 novembre a Palazzo Chigi la premier Giorgia Meloni attende i sindacati per un confronto sulla legge di Bilancio (dopo quello sulla riforma delle pensioni della scorsa settimana) alla luce delle prime indicazioni del governo. Il dato certo è quello emerso con l’assestamento di Bilancio, con più deficit nel 2023 per 21 miliardi, come indicato nella Nota di aggiornamento del Documento economia e finanza (NaDef). L’intera posta andrà a coprire i provvedimenti contro il caro energia, ma nel frattempo prendono forma anche le altre misure che connoteranno la prima manovra dell’esecutivo targato Meloni.

La tassa piatta per gli autunomi e le partite Iva: come cambierà la flat tax
Un intervento ormai quasi certo riguarda la flat tax. Come ha detto Federico Freni, sottosegretario all’Economia, a Radio 24, «nella nuova legge di Bilancio si dimostrerà finalmente che la flat tax non era uno slogan ma un programma strutturato che si fa in 5 anni. Cominciamo con autonomi e partite Iva, innalzando la soglia da 65 mila ad almeno 85 mila euro» di ricavi, per beneficiare appunto della tassa piatta del 15%. Una mossa che punta a smorzare un effetto non desiderato, ossia «la tendenza a sotto dichiarare i ricavi pur di non superare la soglia dei 65 mila euro», come del resto sottolinea la relazione sull’evasione fiscale allegata alla Nadef.

Il taglio del cuneo fiscale: le tasse sul lavoro
Sul fronte del fisco, oltre all’ampliamento della platea dei beneficiari della flat tax al 15%, al ministero dell’Economia stanno ragionando sulle coperture per introdurre, sebbene con gradualità, un taglio del cuneo fiscale, ovvero delle tasse che gravano sul lavoro.
«Il taglio del cuneo si può fare in tanti modi. Si sta valutando con una premessa», ha spiegato Freni, cioè che l’obiettivo principale della manovra è il contrasto al caro-energia. «Ma certamente il cuneo è una delle priorità». Resta che il governo punta almeno alla proroga del taglio di due punti percentuali per i lavoratori con retribuzione fino a 35 mila euro l’anno, una riduzione prevista dal decreto Aiuti bis ma destinata a scadere alla fine di dicembre.

Le detrazioni fiscali: qui si va verso una riduzione
Un’ulteriore misura allo studio punta a intervenire sulle detrazioni fiscali, riducendo una serie di sconti al crescere del reddito. Al momento è prevista la riduzione a partire dai 120 mila euro di reddito lordo annuo fino ad azzerarli oltre i 240 mila euro. L’obiettivo è fare partire la soglia intorno a quota 85 mila euro. «Noi già sappiamo che da 120 mila euro le detrazioni oggi vengono sostanzialmente azzerate, ho qualche perplessità personale che sia corretta l’ipotesi di scendere a 60 mila. Secondo me — ha detto Freni — dovrebbe essere un pochettino più alta, ma comunque improntata ad un corretto principio di progressività»

Addio al Superbonus
Nella predisposizione della legge di Bilancio il governo conta di mettere mano al superbonus del 110%, riducendo l’incentivo al 90%, destinato ai lavori di efficientamento energetico. «Superbonus? Adelante ma con giudizio. Il 90% di sgravio sui lavori di efficientamento energetico è più di un’ipotesi ed è allo studio». Segue un’avvertenza del sottosegretario: «C’è una sola cosa che non possiamo più accettare: imprese con cassetti fiscali pieni di crediti che non riescono a scontare. Troveremo una soluzione per dare respiro a queste imprese, ma questo respiro non può essere un bagno di sangue per le casse dello Stato».

Corsa all’incentivo
I dati confermano la crescita inarrestabile del Superbonus del 110%. Secondo Enea, alla fine di ottobre gli investimenti ammessi all’agevolazione ammontano a 55 miliardi di euro, mentre le detrazioni a carico dello Stato previste a fine lavori superano ormai 60,5 miliardi, un valore superiore di 27 miliardi allo stanziamento predisposto per finanziare il maxi incentivo. Il governo, infatti, ha finora messo sul piatto 33,3 miliardi.

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