Se «le prospettive economiche globali sono più cupe», per dirla con le parole dell’ultimo rapporto del Fmi, l’attenzione verso la sostenibilità di lungo termine del debito pubblico italiano diventa ancora più stringente. L’Italia resta una delle osservate speciali anche in previsione dell’aumento del deficit per 21 miliardi che il governo ha registrato nella Nadef con cui intende finanziare gran parte della manovra di Bilancio. Il nostro Paese è atteso ad una serie di riforme a cui sono vincolati anche gran parte dei fondi europei del Pnrr che garantirebbero una graduale riduzione del debito pur con questo scostamento del deficit al 4,5% del Pil appena approvato.
Per questo l’incontro di ieri a Bali tra il ministro del Tesoro Giancarlo Giorgetti con la direttrice del Fondo monetario, Kristalina Georgieva, era un passaggio chiave della spedizione italiana al G20. Fonti governative registrano un’impressione positiva dal confronto tra i due, tanto che i rispettivi staff avrebbero concordato una dialettica più stretta anche sull’impostazione e le misure a sostegno ai redditi medio-bassi che il governo intende inserire nella prossima Manovra. Da un lato c’è l’onda lunga dell’esecutivo Draghi (cui il ministro rappresenta un oggettivo elemento di continuità) e il rimbalzo inatteso del Pil nel terzo trimestre, dall’altro le aspettative internazionali che il Fmi rappresenta sono indirizzate tutte alla necessità di una stabilità politico-economica.
Georgieva non fa sconti sulle prospettive per il 2023. La recessione è dietro l’angolo trainata dai prezzi dell’energia che buttano giù la produzione industriale. Per questo il governo deve fare uso intelligente del margine di azione che ha, ha sintetizzato la numero uno del Fmi. Il ministro del Tesoro è consapevole che l’esecutivo esordisce con un aumento del deficit programmato mentre per la prima volta da anni la Bce alza i tassi e riduce il sostegno ai titoli di Stato. La «cautela» cui ispira la propria azione ha orecchie attente tra gli investitori internazionali. L’Eurotower probabilmente ridurrà il proprio bilancio senza rinnovare gli acquisti di titoli governativi quando andranno in scadenza quelli che ha in portafoglio. L’Italia potrebbe dover finanziare nuovo debito per circa 100 miliardi nel 2023. Dovrà dunque attrarre capitali internazionali dopo anni in cui l’esposizione verso l’estero è scesa, compensata dall’ombrello della Banca centrale. Il vertice a due però ha confermato che l’Italia non è isolata a livello internazionale perché il sentiero di riduzione del debito è ritenuto credibile, ma ha gli occhi puntati addosso.
Dopo il bilaterale Giorgetti ha avuto un confronto con la premier Giorgia Meloni. I due avrebbero convenuto la necessità di orientare la manovra con interventi destinati principalmente alle fasce di reddito medio-basse maggiormente colpite dal caro bollette. Comprese le pensioni. Al momento i tecnici del Tesoro starebbero ragionando su una serie di simulazioni sulla base delle quali il governo si regolerà. Viene data per acquisita la proroga del taglio di due punti al cuneo fiscale stabilita dal governo Draghi in scadenza a fine anno. Resta in piedi il cantiere della flat tax incrementale anche per i dipendenti. Con una tassa piatta al 15% per gli aumenti reddituali. Una misura che non graverebbe sui conti perché la platea non è così rilevante. Ma il nodo riguarda il reddito di cittadinanza. Una rimodulazione che escluderebbe dall’assegno circa 660mila abili al lavoro darebbe ossigeno alle casse dello Stato ma rischierebbe di mettere sotto pressione chi è indigente. Georgieva ha posto il nodo delle politiche attive. Serve riqualificare chi è senza lavoro, ma attenzione a ridurre i sussidi di chi è in difficoltà.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Torna su