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Quei soldi ci sarebbero serviti per fare progetti». Rusconi: ci sono ingiustizie. La risposta del ministro: ci sono altri fondi in arrivo anche per le periferie e i neet.

«Si poteva fare meglio: i fondi del Pnrr dovrebbero essere distribuiti equamente, mentre questa divisione ha alcuni effetti che sono ingiusti». Annalisa Laudando, preside dell’Istituto comprensivo di via Poseidone a Torre Angela, periferia difficile di Roma, è delusa. E con lei anche tanti altri suoi colleghi che si sfogano sulle chat dei dirigenti della Capitale: «Una ripartizione assurda e vergognosa, centinaia di migliaia di euro ad una sola scuola; scuole del centro che hanno dispersione maggiore di quelle di periferia? Mah». «Io ho molti alunni stranieri e necessitano di interventi continui per il disagio sociolinguistico. Anche una piccola parte di questi soldi mi avrebbe permesso di fare tantissimo». «Il ministero vive in un mondo fatato».

I fondi contro la dispersione
Arrivano cinquecento milioni – prima tranche dell’intervento del Pnrr contro la dispersione scolastica – ma il combinato disposto dei criteri per l’assegnazione ha lasciato tante scuole che si aspettavano un contributo a bocca asciutta. L’elenco delle istituzioni assegnatarie, circola su whatsapp: ci sono contributi da duecento mila euro, da centomila, settantamila per le scuole – medie e superiori – che il decreto appena emanato considera quelle più in difficoltà nel trattenere e formare gli studenti. Più della metà dei fondi va al Sud, 74 milioni in Sicilia, 80 in Campania, 25 in Calabria, soltanto 33 in Lombardia, 30 in Emilia Romagna. I finanziamenti assegnati alle regioni vengono poi divisi tra le scuole con più probabilità di dispersione e con i risultati Invalsi, sia italiano che matematica, peggiori. «Ma io ho 432 alunni stranieri su 1000, il 7,5 di ragazzi con disabilità certificata, il 15 con bisogni educativi speciali. Se non siamo a rischio noi…», continua Laudando, facendosi portavoce della delusione dei suoi colleghi. Ma i risultati Invalsi della sua scuola? «Siamo leggermente sotto la media perché ci siamo dati da fare, con noi hanno collaborato Sant’Egidio e la parrocchia, abbiamo reperito fondi con i Pon per fare i corsi di recupero pomeridiano. Ma non vorremmo per questo essere penalizzati. Perché va bene dare più soldi a quelli che non riescono a prendere i progetti, va bene che hanno un occhio di riguardo per la Sicilia, ma anche noi abbiamo tante necessità».

«Le ingiustizie»
E’ arrabbiato anche il capo del sindacato dei presidi romano Mario Rusconi (Anp): «Abbiamo registrato che istituti in alcune zone agiate di Roma hanno avuto diversi fondi, e invece istituti comprensivi di estrema periferia, con molti disagi, non hanno avuto neanche un euro. Quindi sono stati applicati dei criteri che a nostro parere non hanno ben funzionato». Senza contare che i presidi non apprezzano che «che si mandino soldi alle scuole, per fare dei progetti che poi si esauriscono nel giro di sei mesi o un anno». Ci sono anche suoi colleghi, che hanno preso anche piccole quote, che sono meno pessimisti. «Ma il problema è che per valutare la situazione delle scuole non prendono i valori assoluti dei risultati Invalsi- spiega un’altra preside del Lazio – ma controllano il gap tra due anni: se c’è stato un miglioramento, non danno i fondi». E i virtuosi, che ce l’hanno fatta a portare in salvo la propria scuola con grandi sforzi, ora si sentono non solo non apprezzati, ma persino discriminati.

Altri interventi
Al ministero cercano di buttare acqua sul fuoco: la ripartizione dei fondi non è ufficiale. Ci saranno altre due tranche, per un totale di un miliardo nei prossimi mesi: una riguarda gli adulti, 18-24 enni: sono i cosiddetti neet, per i quali sono previsti progetti per riportarli in classe o almeno a fare una qualche formazione. Gli altri cinquecento milioni riguardano le zone difficili, le periferie e prevedono patti localizzati (e fondi) per migliorare l’offerta delle scuole.

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