Al talk della Rcs Academy, il ministro della transizione ecologica, ha parlato della situazione italiana rispetto alla crisi energetica

In una fredda mattinata d’autunno il Ministro della Transizione ecologica, Roberto Cingolani, partecipa ai «Green Talks» di Rcs Academy e parla dell’inverno che attende l’Italia, stretta tra la guerra e la crisi energetica derivante e che ha messo sotto pressione il Mite dallo scorso febbraio. L’obbiettivo di completare il 90% degli stoccaggi è stato raggiunto ormai due settimane fa, riuscendo nell’obiettivo di svincolarsi dalla dipendenza russa, ridotta al 10%, e salvaguardando le case degli italiani nei prossimi mesi: «Dovremmo essere in grado di fare una stagione invernale tranquilla. Gli stoccaggi hanno superato il 90%, avremo problemi sui prezzi, ma se il 20 si conclude bene sul price cap, avremo risolto la situazione. Purtroppo non toglieremo la sofferenza a famiglie e imprese». A confermare le dichiarazioni di Cingolani, ci pensa anche il presidente di Eni, Andrea De Scalzi, che traccia il resoconto sulle nuove forniture italiani dopo l’indipendenza da quelle russe: «Il gas algerino vale adesso il 35% delle importazioni – ha detto – e salirà al 38% l’anno prossimo, rispetto al 12% originario. Questo vuol dire che contribuisce quasi come il gas russo in precedenza, nel 2023 l’Algeria arriverà a 27 miliardi di metri cubi e prima la Russia arrivava a 29 miliardi. E’ essenziale che l’Algeria continui così, noi andiamo là ogni dieci giorni per verificare che tutto vada bene, oggi abbiamo messo in produzione altri due campi».
L’attuale ministro ha parlato anche della nave rigassificatrice di Piombino, una questione che è stata tratta con asprezza dal dibattito politico e che è stata tra le cause della caduta del governo di cui faceva parte, presieduto da Mario Draghi: «Fondamentale che i rigassificatori vengano messi in funzione il prima possibile perché ne va della sicurezza nazionale. E’ urgentissimo che dall’inizio dell’anno prossimo ci sia almeno il primo rigassificatore, quello di Piombino, ed entro inizio 2024 il secondo. Oggi abbiamo dimezzato la nostra dipendenza dal gas russo. L’indipendenza totale è prevista nella seconda metà 2024, sostanzialmente quando saranno piazzati i due nuovi rigassificatori». Ma sulle tempistiche i tempi sono incerti anche per lui: «Sicurezze non ne ho, è un’eredità che lascio e spero che tutti si rendano conto che la sicurezza energetica nazionale dipende da quello. Se abbiamo il Gnl e abbiamo la nave, e non saremo in grado di utilizzarlo sarà un vero e proprio suicidio; qualcuno dovrà prendersi la responsabilità». La data del 2024, quella tracciata da Cingolani per l’indipendenza dal gas del Cremlino non è casuale, in quanto già nelle scorse settimane, il tenutario del Mite aveva detto che non sarebbe stato questo l’inverno più complicato, ma bensì il prossimo (2023-24). Fondamentale, quindi, la costruzione delle navi.
Un pensiero anche per la sua avventura politica che definisce complessa perché «a parte l’invasione degli alieni ci sono state tutte le emergenze possibili, ma il Pnrr non si è mai fermato». A chi gli chiede, invece, se continuerà a fare politica la risposta è netta: «C’è un tempo per i tecnici e uno in cui il Parlamento si deve riappropriare delle proprie prerogative e fare delle scelte politiche. E il mio tempo da questo punto di vista è finito».
Poco dopo un’altra voce di un altro italiano torna a parlare sulla crisi che sta imperversando in Europa. È Paolo Gentiloni, dallo European angel investment summit: «Tutti i segni indicano un prossimo inverno impegnativo con la guerra, prezzi dell’energia molto elevati e inflazione a nuovi record». «Le condizioni di finanziamento – continua –  si stanno inasprendo, sia in Europa che a livello globale. Il clima economico si sta deteriorando. E non si può più escludere una recessione». Ma il prossimo anno sarà anche l’anno in cui «avremo una serie di strumenti e risorse per sostenere una forte dinamica di investimento nell’Ue»

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