Gas Congo

Si chiude con successo la prima tappa dei ministri italiani in Africa per diversificare le forniture in vista dell’inverno 2022/2023

Firmata l’intesa tra l’Italia e la Repubblica del Congo per aumentare le forniture di gas. I ministri Di Maio e Cingolani, accompagnati dall’Ad di Eni, Claudio Descalzi, hanno avuto un colloquio con il Ministro congolese degli Affari Esteri, della Francofonia e dei congolesi all’estero Jean-Claude Gakosso. I ministri hanno sottoscritto una dichiarazione d’intenti insieme al Ministro congolese per gli idrocarburi Bruno Jean Richard Itoua. A seguire la firma di un accordo in ambito energetico da parte di Descalzi e dello stesso Ministro congolese. Si chiude dunque oggi, giovedì 21 aprile a Brazzaville, con la seconda tappa congolese, il cosiddetto “Tour del gas” africano, missione con cui l’Italia vede aumentare le forniture di gas dal continente africano per far fronte al taglio di quello russo.
L’intesa firmata con Eni prevede «l’accelerazione e l’aumento della produzione di gas in Congo, in primis tramite lo sviluppo di un progetto di gas naturale liquefatto (GNL) con avvio previsto nel 2023 e capacità a regime di oltre 3 milioni di tonnellate all’anno (oltre 4,5 miliardi di metri cubi/anno). L’export di Gnl permetterà di valorizzare la produzione di gas eccedente la domanda interna congolese». Lo rende noto l’Eni.

L’accordo con l’Angola
L’intesa con il Congo è giunta a stretto giro da quella con l’Angola. Un’intesa, quella con Luanda, per nuove attività nel settore del gas naturale, anche per aumentare l’export verso l’Italia, e su progetti congiunti a favore della de-carbonizzazione e transizione energetica dell’Angola. «Abbiamo raggiunto un altro importante accordo con l’Angola per l’aumento delle forniture di gas. Si conferma l’impegno dell’Italia a differenziare le fonti di approvvigionamento: un’azione costante a difesa delle famiglie e delle imprese italiane», ha commentato Di Maio.

La soddisfazione di Di Maio e Cingolani
«A un mese esatto dalla mia prima visita in Angola, si conferma l’impegno dell’Italia a differenziare le fonti di approvvigionamento energetico. Un’azione costante a difesa delle famiglie e delle imprese italiane», ha continuato il ministro degli Esteri. «Si tratta di un importante accordo che dà impulso alla partnership fra Italia e Angola nei settori delle rinnovabili, dei biocarburanti, del Gnl e della formazione in ambito tecnologico ed ambientale», ha dichiarato Cingolani, secondo quanto riferisce una nota della Farnesina. «Non solo un passo avanti nella diversificazione delle sorgenti di gas, ma anche un’importante contributo al sostegno della transizione ecologica globale», ha aggiunto il ministro.

Telefonata Draghi-Lourenço
A Luanda a guidare la delegazione italiana doveva esserci il premier Mario Draghi che, costretto a rimanere a casa dopo il contagio Covid, ha avuto però occasione di sentire al telefono il presidente della Repubblica di Angola, João Manuel Gonçalves Lourenço. La missione, centrata sulla necessità di trovare fonti di approvvigionamento energetico alternative a quelle russe e rafforzare i rapporti bilaterali, proseguirà nella giornata di giovedì 21 aprile anche nella Repubblica del Congo, con tappa a Brazzaville. Con lo stesso obiettivo.

Obiettivo: 12 miliardi di metri cubi in più
Mettendo insieme i recenti accordi, chiusi con l’Algeria ed il Mozambico, l’Italia punta ad arrivare entro il 2023 a rimpiazzare il 50% dell’energia fornita da Mosca. Soprattutto sul fronte del gas che vede il Paese dipendere per il 40% dai flussi che arrivano dalla Russia. Nella Repubblica del Congo Di Maio e Cingolani, sempre accompagnati da Descalzi, incontreranno il presidente della Repubblica Denis Sassou N’Guesso. E in agenda c’è un’altra dichiarazione d’intenti, sempre sulla cooperazione rafforzata in ambito energetico. L’Italia sta dunque correndo per diversificare le sue fonti. Si punta entro l’inverno, a riempire gli stoccaggi di 12 miliardi di metri cubi (più i 4 destinati all’emergenza) per far fronte ai mesi freddi. E si guarda con particolare interesse anche alle importazioni di gas naturale liquefatto (Gnl) anche se resta il nodo della capacità di rigassificazione.

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