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Un segnale positivo arriva con il Pnrr ma è necessario trovare una modalità per incentivare gli operatori privati a investire in istruzione, in modo sostenibile ed economico

Non pienamente supportata dallo Stato né pienamente valorizzata nel mercato del lavoro, l’istruzione rischia di essere percepita nell’immaginario collettivo come qualcosa di sempre meno importante. Non è un caso che tutti i dati sull’istruzione terziaria relegano l’Italia nelle posizioni più basse delle classifiche dei Paesi sviluppati.
È opportuno invertire la rotta e un segnale positivo è certamente rappresentato dalla presenza del tema dell’istruzione all’interno del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza. Tra tutte le tematiche meritevoli di attenzione c’è sicuramente quella del diritto allo studio per la quale all’interno del Pnrr sono previsti circa 500 milioni di euro in borse di studio.
Tuttavia, tali risorse non possono bastare da sole a offrire un diffuso sostegno agli studenti e alle famiglie nell’investimento in istruzione. È necessario trovare una modalità per incentivare gli operatori privati a investire in istruzione, in modo sostenibile ed economico.
Perché farlo è una domanda retorica: ci troviamo in un contesto caratterizzato da una rapida innovazione, dovuta allo sviluppo tecnologico, che richiede ai lavoratori competenze sempre nuove e più specifiche. Infatti, tali cambiamenti repentini provocano effetti non trascurabili sul tessuto economico. Le aziende italiane sperimentano continuamente fenomeni cosiddetti di skills gap e skills mismatch , ovvero la mancanza o il disallineamento tra le competenze ricercate e le competenze disponibili, in particolare tra i soggetti laureati. Dai dati Excelsior di Unioncamere e Anpal emerge un quadro poco lusinghiero: la difficoltà di reperimento di persone laureate si verifica in media in oltre quattro casi su dieci e aumenta significativamente per alcuni profili come gli ingegneri elettrotecnici (74%) o i tecnici programmatori (67%).
La difficoltà di trovare i lavoratori e le lavoratrici con le giuste competenze si traduce in una perdita di competitività del sistema produttivo. Le cause sono certamente molteplici. Tuttavia, si deve considerare come da un lato lo scarso investimento in istruzione non permette la formazione di un numero sufficiente di profili, dall’altro il modello «tradizionale» di istruzione universitaria non sembra essere più il sistema appropriato per rispondere né alle esigenze degli studenti, né tantomeno a quelle del sistema produttivo. Il rischio è quello di continuare a formare il capitale umano tramite un modello di istruzione di massa e standardizzata, confidando che tale formazione sarà utile e sufficiente per tutta la vita. Il contesto odierno ci richiede però di cambiare paradigma e non immaginare più l’istruzione e il mondo del lavoro come tappe sequenziali ma come una dimensione unica, dove ambedue le parti si alternano lungo tutta la linea del tempo della vita professionale dell’individuo.
Per apprendere nuove conoscenze e competenze si renderanno necessari continui ritorni alla formazione. Questi continui periodi di istruzione richiederanno degli investimenti non banali e probabilmente maggiori rispetto ai già inadeguati livelli attuali. Come fare allora per formare le competenze di cui abbiamo bisogno? La risposta a questa sfida potrebbe essere rappresentata da nuovi strumenti di finanziamento dell’istruzione, in ottica pay by success, già sperimentati in diverse parti del mondo, e di cui si è parlato recentemente anche in Italia (Il Reddito di Istruzione, Egea 2021).
Questi strumenti danno la possibilità agli enti formativi o investitori a impatto sociale di anticipare le spese di istruzione per le persone che decidono di formarsi, chiedendo a queste di condividere con il soggetto investitore una piccola percentuale del proprio reddito, solo nel caso in cui ne avranno uno e con dei limiti di rimborso prefissati a loro protezione.
La principale caratteristica di questi strumenti riguarda la condivisione — parziale o totale — del rischio tra lo studente e i suoi «investitori». Dal punto di vista dei soggetti che beneficiano dell’istruzione, questi strumenti permetterebbero un più semplice e meno gravoso accesso a numerose e ricorrenti opportunità formative lungo tutto il corso della vita. Infatti, rappresenterebbe un indubbio vantaggio per chi si istruisce poter «annullare» le eventuali barriere all’ingresso del percorso formativo rappresentate dal proprio background economico-sociale, collegando di fatto il «costo» dell’istruzione alla capacità dell’istruzione stessa di essere valorizzabile sul mercato del lavoro.
Dal punto di vista dei potenziali soggetti investitori, tali strumenti costituiscono un innovativo canale per veicolare risorse finanziarie verso finalità sociali (sostegno del capitale umano e formazione di competenze specialistiche) e farlo in modo economicamente sostenibile. Gli strumenti di finanziamento per l’istruzione in ottica pay by success permettono infatti di generare un circolo virtuoso in grado di supportare sempre più persone: gli studenti finanziati che entreranno nel mercato del lavoro grazie alle competenze acquisite, contribuiranno, con i loro rimborsi, a sostenere lo sviluppo del capitale umano di chi verrà dopo di loro. Le persone che invece non saranno riuscite a trovare un lavoro, non pagheranno nulla e, di fatto, è come se avessero ricevuto una borsa di studio.
Dopo la presentazione di questi strumenti nel saggio Il Reddito di Istruzione, gli autori del libro e fondatori della start-up innovativa Talents Venture hanno dato il via a una sperimentazione in Italia con l’obiettivo di permettere a soggetti investitori di convogliare risorse economiche sui giovani. Fra coloro che hanno deciso per primi di supportare il capitale umano del nostro Paese attraverso la piattaforma di Talents Venture ci sono la Fondazione Cariplo, la Fondazione Social Venture Giordano Dell’Amore, la Fondazione Italiana Accenture e la Fondazione Vodafone.
Le sfide che ogni giorno ci vengono poste dai cambiamenti demografici, geopolitici, socioeconomici e industriali della nostra epoca esigono che tutti gli attori — dagli enti di formazione, ai regolatori pubblici, alle aziende — siano in prima linea per formare e impiegare capitale umano adeguatamente istruito. Alle affermazioni sulla necessità di investire sulle generazioni future devono necessariamente seguire anche i fatti.
L’auspicio è che un modello di finanziamento pay by success come quello proposto da Talents Venture possa davvero rappresentare un nuovo modello virtuoso di impatto sociale: accessibile per chi si istruisce, sostenibile economicamente per chi investe, e utile per sviluppare le competenze di cui il sistema Paese ha bisogno.

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