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In Italia quasi metà della popolazione è priva di competenze in campo informatico

In Italia, 26 milioni di persone non hanno competenze digitali di base. Questo ci colloca al 18esimo posto su 27 secondo i dati della Commissione europea. Non solo: paradossalmente, le categorie più indietro rispetto ai nostri partner europei sarebbero quelle che ci immaginiamo più vicine al digitale, ovvero i giovani tra i 25 e i 34 anni di età.
Questa carenza di capacità e competenze è un forte ostacolo allo sviluppo del nostro Paese. La mancanza di competenze digitali, infatti, non significa solo non saper svolgere delle semplici operazioni online, come mandare email o fare lo Spid, ma vuol dire soprattutto non saper interagire con il mondo online: non saperci vivere in sicurezza o risolvere problemi concettuali grazie al digitale, non saper «creare» con il digitale. In altre parole, le scarse competenze digitali limitano la partecipazione attiva dei cittadini a servizi educativi e sanitari e a opportunità culturali e economiche che sono oramai parte integrante del nostro mondo moderno.
Il Pnrr stanzia finanziamenti ingenti per infrastrutture digitali, dal cloud alla connettività. A gare assegnate e lavori partiti possiamo ora dire che questo ci porterà ad essere uno dei Paesi di testa dell’Unione europea in anticipo sulle scadenze fissate dal Digital Compass. Nessuna trasformazione è però efficace ed equa se non si concentra sulle persone. Oltre alle infrastrutture è necessario quindi investire sulle competenze dei cittadini per non correre il rischio di creare nuove disuguaglianze rendendo obsoleti mestieri tradizionali senza preparare tutti alle nuove professionalità.
Per questo il governo ha stanziato circa mezzo miliardo di euro dedicati alle competenze digitali, prevedendo il Servizio civile digitale per aiutare i più fragili e i Centri di facilitazione digitale per insegnare a tutti come fruire di servizi online.
In aggiunta a queste due iniziative Pnrr il governo ha previsto la creazione del Fondo per la Repubblica Digitale. Con 350 milioni circa stanziati, il Fondo vuole accrescere le competenze digitali per aumentare le opportunità di lavoro. Specialmente per le categorie maggiormente impattate — giovani o inattivi — queste competenze saranno necessarie per poter accedere ad una moltitudine di nuove professioni digitali. Per questo, il Fondo investirà in progetti di reskillinge di upskillingdigitale di Neet, inattivi, disoccupati e lavoratori che potrebbero perdere il lavoro a causa della digitalizzazione. Il Fondo investirà anche su programmi specifici dedicati all’aumento delle competenze Ict delle donne che, a causa di discriminazioni di genere nel mondo della scuola e del lavoro, hanno meno opportunità e sono poco rappresentate nel settore digitale. Per attivare progetti con reale impatto sull’occupazione di queste categorie, parte del finanziamento verrà erogato solo quando i corsi di formazione si tradurranno in contratti di lavoro effettivi.
Per aver successo e reale impatto a livello nazionale questa iniziativa richiede una forte partnership tra attori da un lato capaci di dare una visione d’insieme e stabilire priorità di intervento e dall’altro che abbiano, grazie al loro radicamento territoriale, capacità operative e competenze nel campo della sperimentazione e valutazione, per concretizzare la visione e raggiungere gli obiettivi in tempi rapidi. Per questo il Fondo nasce come accordo innovativo tra il pubblico — il ministro per l’innovazione e il ministro dell’economia — e il privato sociale — Acri, l’Associazione di Fondazioni e di Casse di Risparmio.
È inoltre essenziale un agile approccio sperimentale, basato sull’evidenza, teso all’ottenimento dei risultati. Per raggiungere gli obiettivi in termini occupazionali, il Fondo deve poter finanziare progetti sperimentali, identificare i migliori modelli formativi e reinvestire solo in quelli a maggior impatto. A tal fine, il Fondo mette al centro la valutazione d’efficacia, gestita da un Comitato scientifico indipendente con il supporto del Soggetto attuatore, espressione delle Fondazioni. Il Comitato scientifico costituirà anche un evaluation lab, composto da giovani talenti universitari italiani: una prima vera e propria scuola di valutazione per le politiche pubbliche.
I primi due avvisi — focalizzati su Neet e donne — verranno pubblicati a metà ottobre, per un totale di circa 13 milioni di euro. I successivi verranno pubblicati nel 2023, anno per il quale sono già previsti 85 milioni di euro circa di finanziamenti.
Siamo certi che il Fondo per la Repubblica Digitale, di cui si possono trovare maggiori informazioni all’indirizzo fondorepubblicadigitale.it, saprà chiamare a raccolta le migliori energie dei territori per rafforzare le competenze, mitigare le disuguaglianze, e contribuire alla crescita economica e sociale del nostro Paese. E sviluppare un approccio agile, rapido e orientato ai risultati che potrà essere di riferimento nel tempo per molti interventi e iniziative con scopi sociali e obiettivi ambiziosi.

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