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Nel Piano nazionale di ripresa e resilienza 31 investimenti e 12 riforme: dote di 29,2 miliardi Altri 10 miliardi arriveranno dalla programmazione del Fse 2021-27

Per istruzione, formazione e lavoro i prossimi cinque anni potrebbero rappresentare una sorta di “età dell’oro”. Il perché è presto detto. Nel Pnrr, orizzonte temporale 2021-2026, i fondi europei a disposizione per questi tre maxi capitoli (istruzione, formazione e lavoro) ammontano a 29,2 miliardi sparsi tra i 43 interventi (31 investimenti e 12 riforme) delle missioni Pnrr. A queste risorse se ne affiancheranno un larga parte (le prime stime parlano di un 70% circa) dei 14,8 miliardi della nuova programmazione comunitaria, 2021-2027, il cui valore complessivo è cresciuto di circa il 15% rispetto ai 12,14 miliardi (ultimo dato disponibile aggiornato a giugno 2021, prima delle integrazioni del React-Ue, circa 7 miliardi) della precedente programmazione 2014-2020.

Dagli asili all’università
Dei 29,2 miliardi previsti dal Pnrr, il 70% (oltre 20 miliardi) riguarda l’Istruzione, con interventi che spaziano da asili nido e scuole dell’infanzia ai dottorati di ricerca innovativi e legati al mondo delle imprese. L’area della formazione professionale e delle politiche attive del lavoro “pesa” circa 7,3 miliardi fino al 2026; la quota principale (4,4 miliardi) è relativa al decollo di Gol, Garanzia di occupabilità dei lavoratori, vale a dire il piano di rilancio delle politiche attive. La parte rimanente di risorse (1,37 miliardi) riguarda il potenziamento delle competenze nella Pa. Sempre dei 29,2 miliardi targati Pnrr (che rappresentano il 15,25% dei 191,5 miliardi complessivi del Recovery Plan italiano, ndr), 15,31 miliardi puntano a rafforzare le competenze, i restanti 13,88 miliardi interessano interventi infrastrutturali. Il lavoro di attuazione dei 43 interventi è già partito: circa un terzo è a buon punto, e comunque avviato (i ministeri dell’Istruzione, Università e Lavoro hanno centrato, in alcuni casi anche in anticipo, le prime scadenze Ue).

La sfida dei fondi comunitari
La mappatura, che mostriamo in pagina, realizzata da Intellera Consulting, verrà illustrata a governo e regioni mercoledì 13 aprile a Roma in occasione del convegno «Istruzione, Formazione e Lavoro nel Pnrr», organizzato dalla società di consulenza, alla presenza di ministri, assessori, e vertici ministeriali.
«Il Pnrr rappresenta una spinta di investimento senza precedenti per la filiera istruzione, formazione e lavoro – ha sottolineato Roberto Trainito, associate partner di Intellera Consulting -, ma anche una grande sfida di integrazione e armonizzazione con la nuova dotazione di risorse Fse+ per rendere complementari gli interventi sia nella fase di programmazione che in quella di attuazione. Nella nuova programmazione europea 2021-2027 sarà necessario puntare sull’addizionalità e l’innovazione rispetto agli investimenti e alle riforme del Pnrr, prevedendo differenze di target e di scala. In questo, contesto la Pa è chiamata a dimostrare una chiara visione d’insieme».

Verso l’ok a Its e orientamento
Entrando nel dettaglio, e partendo dalle 12 riforme (19% del totale riforme Pnrr, che sono 63), è in dirittura d’arrivo quella relativa agli Its, gli Istituti tecnici superiori, che hanno un tasso di occupazione medio all’80%, e sono molto a cuore al ministro dell’Istruzione Patrizio Bianchi. L’obiettivo è almeno raddoppiare il numero di iscritti (oggi circa 19mila), con un finanziamento “una tantum” di 1,5 miliardi (circa 20 volte gli attuali stanziamenti). La riforma dell’orientamento, già abbozzata nelle linee guida, prova a far conoscente meglio le discipline Stem, a ridurre i divari, e a recuperare i Neet, giovani che non lavorano e non studiano, che nella fascia 14-25 anni sono saliti oltre quota 2 milioni (sono più di 3 milioni nella fascia fino a 34 anni, il dato peggiore nell’Ue). Il tema è molto delicato visto che, ancora oggi, secondo AlmaDiploma, un alunno su tre se potesse cambierebbe scuola. Sulle lauree abilitanti, oltre alle professioni sanitarie, ne hanno fatto richiesta alla ministra dell’Università e della Ricerca, Maria Cristina Messa, anche ingegneri, architetti, agrotecnici e periti industriali.

Gol in rampa di lancio
Sul fronte lavoro, la grande novità è rappresentata dalle politiche attive (4,4 miliardi), con il programma Gol, garanzia occupabilità dei lavoratori, un sistema di presa in carico unico dei beneficiari di ammortizzatori sociali, Neet, disoccupati, percettori del reddito di cittadinanza, lavoratori con redditi molto bassi. Sono previsti cinque percorsi per il lavoro, in base ai profili di occupabilità. A fine marzo è scaduta l’approvazione dei Piani di attuazione regionale di Gol da parte delle regioni, con la validazione dell’Anpal, poi entro l’anno si dovrà raggiungere almeno il 10% dei beneficiari, 300mila sui 3milioni del 2025. Almeno il 75% devono essere donne, disoccupati di lunga durata, persone con disabilità, under 30, over 55; almeno 800 mila dovranno essere coinvolti in attività di formazione, di cui 300mila per il rafforzamento delle competenze digitali.

La sfida formativa per i prof
Passando ai 31 investimenti, e facendo anche qui qualche esempio pratico, nel pacchetto Istruzione, si punta a rafforzare, con 960 milioni complessivi, il tempo pieno, partendo dalle mense, oggi non presenti nel 26,2% delle scuole del primo ciclo, e dalle strutture per lo sport (300 milioni). Si mira anche a realizzare circa 200 nuove scuole, innovative, sostenibili e inclusive (800 milioni a disposizione, ma potrebbero salire); e a trasformare almeno 100mila aule in ambienti di apprendimento 4.0 (a disposizione 2,1 miliardi). Nei prossimi cinque anni, è un altro obiettivo, si prevede di portare il tasso di abbandono scolastico dall’attuale 13,5% al 10,2%, che significa, in termini assoluti, recuperare nelle scuole 820mila studenti. Forte anche l’investimento sulla formazione del personale scolastico: si stima di coinvolgere almeno 650mila soggetti (un obiettivo piuttosto ambizioso visto il legame “non idilliaco” tra docenti e formazione).

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