Al via il Summit organizzato dal Sole 24 Ore e Financial Times, in collaborazione con Sky TG24 dedicato alla manifattura italiana e alle strategie di sviluppo nel difficile scenario attuale

l protrarsi della guerra in Ucraina, scatenata dall’invasione russa dello scorso febbraio, che ha aggravato la crisi delle forniture già innescata dalla pandemia, portando alle stelle i prezzi delle materie prime e (soprattutto) dell’energia. Le incertezze e le difficoltà che le aziende del made in Italy si troveranno ad affrontare nei prossimi mesi sono tante, con il rischio di veder sfumare la ripresa rapida e forte registrata dalla nostra manifattura e dalle esportazioni negli ultimi due anni.
È necessario perciò adottare misure strategiche – da parte di aziende e istituzioni – che consentano al made in italy di resistere alla crisi in corso e mantenere i livelli di produttività e competitività attuali. Proprio di questo si parlerà da oggi a giovedì in occasione del Made in Italy Summit, organizzato dal Sole 24 Ore e Financial Times, in collaborazione con Sky TG24.

La sfida cruciale dei prossimi mesi
«Questa iniziativa è un’occasione per confrontarci: un laboratorio di idee e progetti da mettere in cantiere per i prossimi mesi – ha detto il direttore del Sole 24 Ore, fabio tamburini, aprendo i lavori del pomeriggio. C’è la necessità di capire quali sono i problemi da affrontare, qual è lo scenario di cui tenere conto e dare indicazioni, una bussola, per navigare da qui a fine anno e nel 2023».
La situazione è complessa e il nuovo scenario politico anche in Italia aumenta l’incertezza, come dice Roula Khalaf, direttore del Financial Times, che paventa anche rischi di tenuta finanziaria: «Oggi abbiamo motivi per essere dubbiosi e scettici sul futuro dell’Italia dal punto di vista delle decisioni che prenderà il nuovo governo – dice –. Ma ci sono anche molti elementi per rimanere ottimisti: l’Italia ha un export dinamico, ha eccellenti artigiani e imprenditori, che hanno dimostrato di riuscire sempre a uscire dalle difficoltà».

PMI digitali, i grafici e le storie
Per Giuseppe De Bellis, direttore di Sky TG24, «siamo in un momento cruciale, quello del post-elezioni. C’è un cambio deciso nel nostro Paese e saremo molto osservati dall’estero. Il paese è chiamato all’ennesima prova di maturità e resilienza. L’impresa è parte cruciale della ripresa. Non è facile, ma credo che questo Paese abbia risorse nascoste che riesce a tirarle fuori nei momenti più difficili».
Paolo Magri, vice presidente Ispi, ha cercato di tracciare la possibile evoluzione della difficile situazione geopolitica: «Comunque vada, nulla sarà più come prima nel rapporto con la Russia – ha detto –. La guerra segna la fine di un matrimoni virtuoso tra un Paese che produce pochissimo ma ha tante materie prime, la Russia, e un insieme di Paesi, l’Europa, che produce quasi tutto ma è povero di materie prime. Perdiamo un canale privilegiato di reperimento delle materie prime». Anche sul fronte energetico nulla sarà come prima. Forse nel futuro il mercato energetico sarà più «green», di sicuro sarà meno folle, meno regolato da elementi arbitrari che stiamo sperimentando in queste settimane. «Non lo rimpiangeremo», conclude Magri. ma è necessario investire in nuove tecnologie e fonti alternative, a cominciare dai rigassificatori.

La posizione delle imprese
«Il contesto internazionale nel quale ci troviamo è fortemente complesso e instabile – ha detto il presidente di Confindutria Carlo Bonomi –. Gli ultimi anni sono stati caratterizzati da eventi dirompenti come la pandemia e la guerra che hanno completamente stravolto l’equilibrio internazionale e nazionale a cui eravamo abituati».
All’inizio del 2022 la speranza era di continuare il rimbalzo realizzato dalla nostra industria manifatturiera nel 2021. Invece, l’invasione russa dell’Ucraina ha aggiunto nuovi impatti asimmetrici sull’economia italiana, europea e mondiale. «Le nostre imprese sin qui si sono rilevate capaci di risultati eccezionali – ha aggiunto Bonomi –. Penso ai 581 miliardi di export nel 2021 e ai buoni andamenti dell’export nei primi due trimestri del 2022 che resta, per i due tersi manifatturiero». Una dimostrazione del fatto che le nostre imprese sanno adattarsi con flessibilità e duttilità al variare della domanda estera meglio di competitor europei come la Germania, già in recessione.
«La punta di diamante del nostro made in Italy, il bello e ben fatto, che va dal design alla meccanica, rappresenta una parte consistente delle esportazioni complessive dell’Italia ed è trasversale a tutti i principali comparti dell’export dei beni finali di consumo – spiega il presidente di Confindustria». Il nuovo contesto geopolitico però ha messo in grande evidenza il tema della vulnerabilità delle filiere di fornitura e dell’autonomia strategica del nostro paese e dell’Europa.
«Il fattore geopolitico torna a svolgere un ruolo centrale e imprescindibile nelle dinamiche dell’economia: non accadeva dalla Guerra Fredda– ha concluso Bonomi –. Oggi, più che in un altro momento storico, serve una ferma coerenza e unità internazionale. Risulta imprescindibile, per la competitività delle imprese e la crescita del nostro tessuto industriale, rafforzare in modo fattivo e stringente i rapporti commerciali, economici e politici con i partner europei e gli alleati occidentali».

Il ruolo della finanza
Gli strumenti finanziari saranno fondamentali per sostenere le imprese in questa resistenza, prima, e ripresa poi. Per questo il Summit ha dato spazio anche alla voce delle banche. «Sono ottimista sul futuro dell’Italia – ha detto Andrea Orcel, ceo di Unicredit –. Abbiamo visto l’impatto dei fondi Next Generation e le previsioni sul medio termine sono di una potenziale crescita del Pil: dovremmo superare l’1%. Ma per riuscirci abbiamo bisogno di riforme, soprattutto nella digitalizzazione del privato e del pubblico. E di incoraggiare i giovani, di superare il collo di bottiglia della burocrazia. Ci servono stabilità e credibilità sui mercati finanziari».
Sace, come già accaduto durante il Covid con Garanzia Italia, ora attraverso Garanzia Supporto Italia fornirà garanzie alle aziende, grandi e piccole, che necessitano di prestiti bancari per far fronte alle difficoltà dovute alla crisi energetica e delle materie prime. «I dati ci dicono che l’export cresce, così come il Pil e le previsioni sono buone. Eppure il sentiment delle imprese è negativo», dice Alessandra Ricci, ceo&general director Sace.
Si vede però la grande volontà di investire e credere che c’è un modo di andare avanti. Al di là delle statistiche, c’è ancora voglia di investire. «Le imprese hanno dovute reinventare la catena dei processi produttivi o cambiare mercati, ma nessuno si è fermato», spiega Ricci.
Anche Stefano Rossetti, vice direttore generale vicario BIPER Banca, ricorda che l’economia italiana, nonostante tutto, sta ancora bene: «Cresceremo a fine anno del 3,5% e alcune filiere registreranno i migliori bilanci della storia, come quella siderurgica o alcune imprese turistiche. Le incertezze future non permettono di stare sereni, ma credo che la resilienza del sistema imprenditoriale italiano avrà la meglio».

Il nodo energia
«L’Europa deve fare sì che le fughe in avanti di singoli Paesi si ricompongano per dare una risposta unitaria a beneficio di chi oggi sta soffrendo di più della situazione attuale, rispetto a chi ne sta beneficiando. È necessario essere perseveranti nella ricerca di soluzioni comuni, una delle quali è congegnare un limite alla volatilità del TTF quindi mettere un cap al price del gas», ha detto Michele Crisostomo, presidente Enel. Che ha anche ricordato come l’aumento del costo dell’energia sia esploso soprattutto sul mercato tutelato. Da qui il consiglio, sia alle imprese sia alle famiglie, di «guardare le offerte sul mercato libero, che sono ancora inferiori a quelle del mercato tutelato».

La leva dell’export
In questo momento di nubi una nota di ottimismo arriva dai numeri dell’export, che continua a crescere, come ricorda il presidente dell’Agenzia Ice Carlo Ferro, anche se, a causa dell forte inflazione, è necessario distinguere tra valori reali e nominali. Dopo il record del 2021 (+18,2% sul 2020 e +7,5% sul 2019), la crescita prosegue anche nel 2022. I dati Istat registrano nei primi sette mesi un aumento del 21%, che certo devono tenere conto dell’inflazione, ma sono comunque cifre molto elevate. «La tendenza riguarda tutti i settori, in particolare meccanica, chimica e agroalimentare, ma tutta la manifattura va bene», spiega Ferro, che ricorda l’importanza di non limitarsi ai mercati maturi – su cui è ovviamente oggi più facile focalizzarsi – ma guardare anche a mercati in prospettiva importanti come l’Asia, l’Africa e l’America Latina.
«Il problema degli approvvigionamenti si era già manifestato dopo la pandemia – osserva Regina Corradini D’Arienzo, amministratore delegato Simest – a cui si sono pi aggiunti il caro energetico e il rialzo dei tassi di interesse. L’internazionalizzazione è centrale, ma dobbiamo come sistema, nel dialogo con le aziende, far passare i temi della diversificazione, di sbocchi e approvvigionamento, della dimensione aziendale e dell’innovazione. Non temi nuovi ma oggi davvero imprescindibili».

Il programma del Summit
Un momento di incontro e confronto di alto profilo tra i più autorevoli esponenti del mondo istituzionale e i rappresentanti delle principali eccellenze aziendali italiane. Verranno discussi i principali scenari e le più attuali strategie aziendali per sviluppare innovazione e resilienza all’insegna di digitale e sostenibilità, necessari per affrontare la complessa situazione pandemica e geopolitica internazionale.
Ospiti del 4 ottobre: tra gli altri Carlo Bonomi, Presidente Confindustria, Andrea Orcel, Group Chief Executive Officer UniCredit, Michele Crisostomo, Presidente Enel, Stefano Rossetti, Vice Direttore Generale Vicario BPER Banca, Claudia Parzani, Partner Linklaters, Presidente Borsa Italiana, Marcello Minenna, Direttore Generale Agenzia delle Accise, Dogane e Monopoli, Carlo Ferro, Presidente Agenzia ICE-ITA, Alessandra Ricci, CEO & General Director SACE, Regina Corradini D’Arienzo, Amministratore Delegato SIMEST, Enrico Pazzali, Presidente Fondazione Fiera Milano.
Ospiti del 5 ottobre: tra gli altri Luca de Meo, President & CEO Renault Group, Ercole Botto Poala, Presidente Confindustria Moda, Carlo Capasa, Presidente Camera Nazionale della Moda Italiana, il Ministro delle politiche agricole, alimentari e forestali Stefano Patuanelli, Micaela Pallini, Presidente Federvini, Bernabò Bocca, Presidente Federalberghi, Marina Lalli, Presidente Federturismo Confindustria, Giovanni Malagò, Presidente CONI.
Ospiti del 6 ottobre: tra gli altri, di Stefano Grassi, Head of Cabinet, Cabinet of Kadri Simson, Commissioner for Energy, Massimo Battaini, Chief Operating Officer Prysmian Group, Giovanni Brianza, CEO Edison Next, Valentina Sorgato, Amministratrice Delegata SMAU, Agostino Santoni, Vice Presidente con delega al Digitale Confindustria.
Main partner dell’evento sono BPER Banca, Enel, Italian Design Brands, Renault, SACE, Simest e Unicredit; official partner dell’iniziativa sono Amplifon, Atlantia, BCG, Bonus Export Digitale, Cattolica Assicurazioni, CoReVe, Edison, Elica, Fondazione Fiera Milano, IBSA Farmaceutici, KPMG, Prysmian Group. Event partner è Gruppo Unipol. Il Made in Italy Summit è organizzato in collaborazione con Agenzia delle Accise, Dogane e Monopoli e con l’Agenzia ICE-ITA.

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