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La Corte dei conti arruola i revisori dei Comuni per le verifiche sui progetti . Nel bando sugli asili nido chiesti 1,2 su 2,4 miliardi. Scadenza rinviata al 31 marzo

La Corte dei conti stinge i bulloni del monitoraggio sui progetti Pnrr in carico agli enti locali. Lo fa arruolando i revisori dei conti, i professionisti che vigilano sui bilanci di ogni ente, con una nuova sezione (la 5) dei questionari sui preventivi nella delibera 2/2022 della sezione Autonomie.

Il compito dei revisori
In pratica, sui tavoli della magistratura contabile finirà l’identikit di ogni opera collegata alle risorse del Pnrr. I revisori dovranno indicare per ciascun intervento gli importi, il livello di attuazione raggiunto, la data di inizio delle attività, le modalità di attuazione scelte dal Comune, dalla Provincia o dalla Città metropolitana e l’esistenza di bandi, avvisi, deliberazioni d’incarico e così via.

Il nodo della carenza di personale negli uffici
Non solo. Uno degli interrogativi che agitano governo e osservatori sulle reali possibilità di attuazione del Pnrr negli enti locali è la carenza di personale negli uffici prosciugati da un decennio di austerità nelle assunzioni (-19% di dipendenti). Dall’anno scorso le regole hanno cambiato drasticamente direzione (il 2 marzo è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale anche l’ultimo tassello, il decreto che archivia i vecchi limiti al turn over nelle Province e nelle Città metropolitane), ma il tempo stringe e la ricostruzione della «capacità amministrativa» locale non si fa in un giorno. Per questa ragione, un focus è dedicato alle richieste di «supporto tecnico-giuridico» che le amministrazioni possono chiedere a Cdp, Invitalia e alle altre partecipate statali attive sul tema; e alle consulenze, anch’esse spinte dalle normative sul Pnrr e dal lancio del portale InPa gestito dalla Funzione pubblica.

In gioco interventi per 28,3 miliardi a carico di Comuni e Città
Consulenze e «supporti» esterni non cancellano però il fatto che sono gli organici interni alle amministrazioni a svolgere il ruolo cruciale nel decollo del Pnrr sul territorio. Anche perché in gioco, come indicano le stime del governo, ci sono interventi per 28,3 miliardi a carico di Comuni e Città, a cui si affiancano altri 10,8 miliardi in condominio con gli altri enti territoriali. E i segnali in arrivo non sono tutti incoraggianti.

L’allarme sul bando sugli asili nido
Il 3 marzo la viceministra all’Economia Laura Castelli ha lanciato l’allarme sulla scarsa partecipazione comunale al bando sugli asili nido: «È una brutta notizia», ha commentato, ricordando però il maxi-fondo (120 milioni quest’anno, poi in crescita fino agli 1,1 miliardi annui dal 2027) per finanziare la spesa corrente necessaria alla gestione dei nuovi asili. Negli investimenti, invece, il piano asili del Pnrr vale 3 miliardi, con l’obiettivo di creare 264.480 nuovi posti: obiettivo che rischia di rivelarsi appunto troppo ambizioso per la capacità di reazione degli enti locali. Sugli asili nido sono stati chiesti 1,2 su 2,4 miliardi disponibili, e in Campania le domande si sono fermate a un terzo dei 328 milioni disponibili. Per rimediare, arriva uno slittamento per le domande al 31 marzo. Ma per le scuole dell’infanzia le richieste hanno superato il budget.
Il ministro dell’Istruzione Bianchi parla di «ottima partecipazione», ma i dati fanno risuonare ancora più alto al Mef l’allarme sull’attuazione territoriale del Pnrr. Che torna nei nuovi questionari della Corte dei conti anche con la richiesta di indicare l’adozione «delle iniziative necessarie per assicurare il rispetto delle scadenze di rendicontazione» indispensabili per i pagamenti Ue. Proprio questo è il passaggio fondamentale nella sfida fra successo e fallimento del Pnrr. Su cui dovranno vigilare anche i revisori.

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