Ospedale sanita

Per evitare ritardi e inadempienze negli investimenti ogni Regione siglerà un contratto di sviluppo con tempi e compiti definiti. Previsti un tavolo di concertazione e poteri sostitutivi

Un “patto di ferro” tra ministero della Salute e ogni singola Regione per spendere nei tempi e dunque non sprecare i preziosi fondi che il Pnrr mette a disposizione per rafforzare quelle cure che sono mancate nei mesi più duri della pandemia. Ecco l’obiettivo del «contratto istituzionale di sviluppo» (Cis), uno strumento nuovo di zecca per la Sanità in arrivo sul tavolo della prossima Conferenza Stato Regioni e che sarà impiegato massicciamente per assicurarsi attraverso una serie di strumenti – piani operativi, cronoprogrammi, tavoli istituzionali, nuclei tecnici – che si arrivi a raggiungere target e milestone europei della missione 6 (Salute) senza sforare i tempi che farebbero perdere i fondi. E con la possibilità prevista sempre dal Cis per il ministro della Salute di far scattare i poteri sostitutivi in caso di ritardi e inadempienze.

Le risorse in ballo
In ballo ci sono quasi 9 miliardi dei 15 complessivi del Pnrr per la Sanità che passeranno attraverso questi contratti che ogni Regione dovrà appunto siglare con il ministero già entro fine maggio per arrivare in tempo con le scadenze di fine giugno e con i piani operativi che dovranno arrivare al dicastero guidato da Roberto Speranza già entro fine mese. Attraverso i Cis passeranno molti degli attesi investimenti sul territorio (le cure fuori dall’ospedale) quelle più tragicamente carenti nei due anni del Covid. Ogni Regione dovrà dunque siglare un contratto istituzionale di sviluppo per costruire 1.350 Case di Comunità per 2 miliardi di investimento che avvicineranno la Sanità ai cittadini. Serviranno anche i «Cis» per attivare le 600 Centrali operative territoriali (280 milioni) e i 400 ospedali di comunità (un altro miliardo).

Il rafforzamento degli ospedali travolti dall’emergenza Covid
Ma lo strumento dei contratti di sviluppo sarà impiegato anche per il rafforzamento degli ospedali travolti soprattutto durante le prime ondate del Covid: ogni Regione dovrà infatti siglare un Cis per aggiungere 7.7oo posti letto nelle terapie intensive e sub intensive oltre che per digitalizzare 280 pronto soccorso (2,8 miliardi) così come per acquistare 3.133 tra Tac, Rmn e mammografi (1,1 miliardi) e mettere in sicurezza a livello sismisco gli ospedali (1,6 miliardi).

La bozza del provvedimento
In particolare la bozza di decreto della Salute che contiene lo schema di contratto e di piano operativo – mercoledì 23 febbraio al centro di una riunione tecnica con le Regioni – individua innanzitutto i compiti dell’«amministrazione titolare» (il ministero della Salute) e dei «soggetti attuatori» (le Regioni) con i rispettivi referenti che si relazioneranno con Il «Ruc» (responsabile unico di contratto) che coincide con il responsabile dell’Unità di Missione sul Pnrr istituita dal ministero guidata da Stefano Lorusso.

Il ruolo del tavolo istituzionale
Fondamentale sarà il «Tavolo istituzionale» del Cis , un organismo di concertazione che si riunirà ogni sei mesi o quando necessario dove siederanno i ministri della Salute e dell’Economia (o i loro delegati) e i governatori (o i loro delegati) per valutare l’andamento dei progetti e procedere in caso si presentino ostacoli e colli di bottiglia. L’obiettivo di fondo di questo strumento è provare a evitare quanto accaduto in passato con molti investimenti nella sanità. Il caso più eclatante è stato il programma pluriennale sull’edilizia ospedaliera: su 22 miliardi che sono stati stanziati negli ultimi venti anni sono stati firmati accordi di programma solo per quasi la metà delle risorse disponibili (12,5 miliardi). Una lezione che il ministero ha bene in mente e non vuole più ripetere.

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