quartiere palazzi

Tra i 159 progetti ammessi una sessantina possono contare su fondi non Pa

Come si fa a concepire progetti di rigenerazione urbana senza la partecipazione e il contributo finanziario, progettuale e di idee di soggetti privati? La domanda echeggia continuamente in un’epoca in cui la rigenerazione urbana è diventata una delle leve di sviluppo fondamentale per le città italiane e per il Paese tutto, ma nel dibattito pubblico la partecipazione privata non viene indicata da nessuna parte come una priorità.
A questo silenzio ha fatto eccezione il ministro delle Infrastrutture e della mobilità sostenibili, Enrico Giovannini, che ha indicato in alcune occasioni pubbliche l’intervento privato come strategico in collaborazione con quello pubblico, ma ha anche inserito nel testo di riforma della legge sulla rigenerazione urbana in discussione al Senato corsie preferenziali per valutare progetti privati, anche in deroga alla pianificazione.

Il Pinqua
Una conferma di questa attenzione al ruolo dei privati arriva ora da una lettura delle graduatorie del Pinqua, Programma integrato nazionale per la qualità dell’abitare, lanciato dal Mims e cofinanziato dal Pnrr di cui il Programma ha assunto come vincolanti i tempi di realizzazione. Nel Programma interventi di rigenerazione urbana edilizia, infrastrutturale e sociale e grande attenzione al social housing.
Con i suoi 159 progetti portati a finanziamento e una dote complessiva di 2,8 miliardi, è il programma nazionale più ambizioso di rigenerazione urbana attualmente in campo. Nell’ambito del programma complessivo ammonta a poco meno di 700 milioni la quota di finanziamenti indicati come «privati» dai documenti del ministero, aggiuntiva rispetto ai finanziamenti del Pnrr, del programma nazionale della legge di bilancio 2020 (comma 437) e degli altri finanziamenti pubblici messi in campo in ambito locale. Sono i progetti per i quali nei giorni scorsi – per rispettare l’obiettivo indicato dal Pnrr – sono state firmate le convenzioni fra Mims e Regioni, province, comuni e Città metropolitane. Una sessantina possono contare sui fondi privati.

Il progetto pilota di Brescia
Se al totale del finanziamento privato si aggiunge il progetto pilota di Brescia, che ha chiesto una proroga di trenta giorni per sottoporre il progetto all’approvazione del consiglio comunale, la somma complessiva arriva a 740 milioni, visto che il progetto bresciano – riqualificazione della Torre Tintoretto nel quartiere di San Polo – vanta una quota di finanziamento privato di 42,4 milioni, 50% del totale dell’ammontare dell’investimento.

II contributo privato
Ci sono progetti della selezione ordinaria (cioè non progetti pilota) che hanno scalato la classifica anche grazie al contributo «privato»: a Caserta tenta il rilancio il progetto di rigenerazione urbana del comparto sud del rione Acquaviva e dell’area ex Saint Gobain (9° nella graduatoria assoluta e 1° fra i progetti ordinari) che conta su un finanziamento privato di 99,7 milioni, sette volte il contributo richiesto al Pinqua; in passato l’area fu interessata da inchieste della Procura sia per la lottizzazione sia per sversamenti di sostanze pericolose. A Torino l’intervento su Porta Palazzo si alimenta di un contributo privato di 86 milioni per interventi come lo Student Hotel, il recupero dell’ex Mercato dei Fiori e la sede Italgas. A Piacenza il contributo aggiuntivo di 49,9 milioni riguarda la riqualificazione dell’ex Area Tabacchi.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Torna su