Il presidente dell’organo di controllo durante l’incontro annuale con la Borsa chiede semplificazione e nuove regole per il mondo delle criptovalute

Si affida alla Commedia antica di Aristofane, il professor Paolo Savona, per tirare le somme del suo discorso nell’annuale incontro con il mercato finanziario, tornato in presenza dopo due anni di restrizioni. Il presidente della Consob, a Palazzo Mezzanotte, fa un bilancio degli ultimi mesi, condensato fra avvisaglie di ripresa e nuove sfide (la guerra e l’inflazione). Una situazione che per Savona assomiglia molto a quella descritta nella commedia “Gli Uccelli” di Aristofane, dove Metone fu cacciato dall’Atene del tempo come un folle: «Questa condanna, per fortuna non più fisica, è sempre pendente sugli odierni metoniani che corrono i rischi propri dell’anticipare analisi economiche, tecniche innovative e proposte politiche in controtendenza alle norme esistenti e ai modi di pensare prevalenti».

Il monito del presidente della Consob arriva proprio sul finire: «È ormai urgente definire le regole per un corretto e trasparente utilizzo delle innovazioni tecnologiche nella composizione dei portafogli mobiliari, come parte indispensabile della protezione del risparmio. Un passaggio importante è la definizione della morfologia che assumerà la moneta pubblica e se sopravvivrà una moneta privata, individuando i riflessi della scelta che verrà fatta sull’attuale sistema bancario e finanziario».

Parola d’ordine: semplificazione
Secondo Savona, una parte significativa delle imprese italiane, «soprattutto quelle che potrebbero irrobustire la gamma delle società quotate», si stanno «spostando su borse o mercati finanziari esteri, perché attratte da vantaggi normativi offerti da altri Paesi e non presenti nel nostro sistema o, più semplicemente, disincentivate dalla complessità amministrativa delle procedure richieste per accedere e permanere tra le quotate. È stato già indicato su quali linee si muove la Consob con le autorità competenti in vista di una semplificazione che freni un possibile deterioramento del nostro ecosistema finanziario e propizi un allargamento non solo dei mercati regolamentati». Il presidente della Consob, ha definito l’accordo tra Borsa Italiana ed Euronext «una palestra in cui si dovrebbero manifestare le forze che mirano ad ampliare l’attività delle contrattazioni che avvengono su basi regolate e a far scomparire le specificità normative dell’Italia nel contesto europeo».

Nel suo discorso, Savona ha elencato un po’ tutti i numeri della Consob nel 2021, dalle pratiche presentate al collegio al supporto dato al Mef per la transizione tecnologica del settore finanziario, fino al rafforzamento del monitoraggio sui mercati dopo l’esplosione del conflitto in Ucraina. Il 2021 è stato sicuramente un anno di buoni auspici: «I due fattori sui quali poggiano il benessere e la stabilità reale e finanziaria del Paese, le esportazioni e il risparmio, hanno registrato un buon andamento anche nel 2021. A essi se ne è aggiunto un terzo, non meno importante, la ripresa della fiducia nel futuro, a seguito principalmente del successo registrato dalla lotta alla pandemia e dall’avvio dell’iniziativa Next Generation EU, che ha operato come una forza maieutica della volontà di ripresa latente nel Paese». Per Savona, l’andamento positivo delle esportazioni italiane «è frutto di una lunga maturazione delle nostre imprese che hanno saputo creare un clima di loro indipendenza dai condizionamenti posti dai fattori di debolezza del Paese e beneficiare delle opportunità offerte dal mercato globale e dalle incalzanti innovazioni tecnologiche, spesso da esse stesse ideate».

La guerra e l’inflazione
Poi, però, «l’insorgere dell’inflazione e, ancor più, l’invasione dell’Ucraina da parte della Russia hanno gettato pesanti ombre sulle prospettive favorevoli che si erano delineate e hanno riportato indietro le condizioni di stabilità monetaria, oltre a quelle di una civile convivenza internazionale». Per affrontare il tasto dolente dell’inflazione, il professor Savona si è affidato al ricordo dell’economista svizzero Karl Brunner: «insegnava ai suoi allievi che il problema dell’inflazione è non averla, ma se per un qualsiasi motivo si incappa in essa, il problema diviene come uscirne senza creare danni irreparabili. Se sul piano teorico non esiste consenso sul da farsi, su quello pratico è ormai chiaro che l’orientamento prevalente rifiuta il ricorso a strette monetarie o fiscali della dimensione necessaria per incidere significativamente sull’inflazione e preferisce un approccio graduale e moderato, affidando a politiche fiscali compensative la cura degli effetti delle crisi». Per il presidente della Consob, in questo momento «non appaiono efficaci e praticabili operazioni di finanza straordinaria che peggiorano la situazione», e anche le politiche protezionistiche «non sono efficaci» perché «poggiano sui vicini prossimi e meno prossimi il peso degli aggiustamenti ricercati, senza portare quei benefici sulla distribuzione dei redditi alla quale si vorrebbe con esse porre rimedio». In questo contesto definito «difficile», secondo il professor Savona si deve trovare una via alternativa per impedire che l’inflazione, la tassa iniqua che viola i principi fondanti della democrazia, colpisca la stabilità finanziaria e reale, erodendo i due pilastri su cui si basa la nostra crescita (esportazioni e risparmio, ndr) e il welfare».

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