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Perché in Italia non c’è il salario minimo legale?
Perché in Italia è molto diffusa la contrattazione. I contratti nazionali stipulati da sindacati e imprese coprono, secondo l’Inapp (fa capo al ministero del Lavoro), l’88,9% dei dipendenti di imprese del settore privato extra-agricolo con almeno un dipendente. Proprio per questo le parti sociali hanno tradizionalmente ritenuto inutile una legge che introducesse il salario minimo, se non dannosa, perché avrebbe ridotto il loro ruolo.

Quanti guadagnano meno di 9 euro lordi l’ora?
Se si fissasse un salario minimo di 9 euro lordi l’ora, come diverse proposte in Parlamento, ci sarebbe (dati Inps) il 18,4% di lavoratori sotto questa soglia, considerando salario base più la tredicesima. Quota che scende al 13,4% se la soglia fosse di 8,5 euro e al 9,6% se a 8 euro. Pur sempre tanti, ma generati soprattutto dai rapporti di lavoro precari, più che dai minimi dei contratti. I dati Istat, nonostante siano riferiti al 2019, mostrano che già allora il valore medio delle retribuzioni contrattuali orarie era di 14 euro e quello mediano di 12,5 euro.

Applicherebbe il salario minimo?
Secondo una ricerca Adapt di Michele Tiraboschi e Silvia Spattini, utilizzando dati Inps e Istat, i contratti firmati da Cgil, Cisl e Uil coprono 12,5 milioni di lavoratori dipendenti privati, cioè il 97% della platea potenziale (escluso i settori agricolo e domestico). Quelli cui non risulta applicato un contratto sono 700-800mila. Gli stessi ricercatori evidenziano che proprio in agricoltura e nel lavoro domestico c’è il più alto tasso di «irregolarità pari rispettivamente al 39,7% e al 58,6% delle unità di lavoro equivalente a tempo pieno». La retribuzione oraria lorda media è di 9,2 euro in agricoltura e di 7,3 euro per il lavoro domestico, i valori più bassi di tutti i settori.

Quali effetti avrebbe il salario minimo?
Il salario minimo legale, nella versione di cui si discute in Italia, potrebbe costituire un paracadute per tutti i lavoratori non coperti dai contratti: una minoranza, come abbiamo visto. Diverso sarebbe se fissasse un valore minimo orario per qualunque tipo di lavoro dipendente o parasubordinato e se questo venisse applicato, per esempio, anche a tirocinanti, collaboratori, lavoratori occasionali, indipendentemente dalla categoria e dal contratto di appartenenza.

Che succede ora con la direttiva Ue?
Nell’immediato poco o nulla. Di fatto la direttiva non impone il salario minimo per legge. Dove la contrattazione è forte, come da noi, si potrà andare avanti definendo i minimi salariali nei contratti nazionali di categoria. Ma in Italia ce ne troppi: 935. Di questi solo la metà utilizzati e poco meno di 200 firmati da Cgil, Cisl e Uil. Nella giungla si nascondono anche intese firmate al ribasso da associazioni datoriali e sindacati dalla dubbia rappresentatività. La direttiva in realtà non impone interventi per disboscare. Ma fissa dei parametri di riferimento: nei Paesi dove si introduce il salario minimo per legge, questo non potrà essere più basso del 50% della retribuzione media o della retribuzione mediana. Rispettivamente 10,59 euro o 7,65 euro, secondo i calcoli dell’ex ministra Nunzia Catalfo.

Adesso quali saranno i prossimi passaggi?
La direttiva deve essere approvata dalla plenaria del Parlamento europeo e poi dal consiglio. Quindi sarà pubblicata in Gazzetta Ufficiale. Da quel momento gli Stati avranno due anni per recepirla.

Quale è la proposta del ministero del Lavoro?
Secondo la proposta del ministro Andrea Orlando, il salario minimo potrebbe coincidere col «Trattamento economico complessivo» definito dai contratti. Da notare: il Tec tiene dentro un po’ tutto: il minimo più compensi legati al recupero di produttività e anche il welfare. Il lavoratore con una retribuzione inferiore, per vedersi riconosciuta la differenza, dovrebbe rivolgersi al giudice. Che dovrebbe prendere come riferimento il Tec. Non un Tec qualunque: quello fissato dai contratti firmati dai sindacati comparativamente più rappresentativi. E toccherebbe al giudice definire quali sono.

Quali sono le proposte in Parlamento? Come si schierano i partiti?
Il M5S è favorevole al salario minimo legale, nel Pd prevale l’idea di un salario minimo definito dai contratti. La proposta Catalfo punta a tenere insieme queste posizioni: il salario minimo è definito dai contratti, si eliminano i contratti pirata individuando i criteri per misurare sindacati e organizzazioni delle imprese maggiormente rappresentativi, e si stabilisce che in ogni caso il salario orario minimo legale non possa essere più basso di 9 euro lordi.

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