ambiente rinnovabili

I fondi per contenere i rincari di luce e gas arrivano dai tagli all’innovazione green

Misure immediate per mitigare gli effetti del caro gas su famiglie e imprese erano necessarie, ma – giudicando dalle bozze trapelate con il nuovo provvedimento -l’esecutivo esce dalla rotta tracciata dal Green Deal e dagli obiettivi climatici europei. Sembra non abbia neanche chiaro che il Paese sta pagando proprio la dipendenza dalle fonti fossili e il ritardo sulla via della transizione energetica.
E il risultato è che si penalizzano le rinnovabili. Ossia quelle energie pulite che rappresentano la vera soluzione contro crisi climatica, caro energia, speculazioni e dipendenza dagli approvvigionamenti esteri, su cui dovremmo accelerare e che sono sempre più convenienti.
I circa 1,7 miliardi del provvedimento, che serviranno per annullare gli oneri di sistema per il primo trimestre alle utenze con potenza disponibile pari o superiore a 16,5 kW e per riconoscere un credito d’imposta del 20% alle aziende energivore che hanno subito un incremento del 30% dei costi, arriveranno dall’Ets  (il sistema europeo di scambio delle quote di emissioni prodotte dagli impianti più inquinanti) e da un contributo di solidarietà dei gestori dei vecchi sistemi di fotovoltaico, eolico, geotermico e idroelettrico.
Quindi per mitigare il costo dell’energia che si impenna per le speculazioni sul gas il Governo, che si definisce ‘ambientalista’, non pensa ad alzare le ridicole royalties che le compagnie versano allo Stato per estrarre gas e greggio e quasi non tocca gli oltre 18 miliardi di sussidi che, dice lo stesso MiTe, paghiamo ogni anno alle fonti fossili. Ma li lima, stando alle anticipazioni stampa, di neanche 106 milioni e per il resto si concentra sugli incentivi alle rinnovabili, sulle aste della CO2 e sugli extra profitti. Quelli delle rinnovabili, si intende, non sui favolosi guadagni fatti in questi mesi dalle compagnie che estraggono idrocarburi.
Non ci sono dubbi: è proprio la direzione sbagliata, così andiamo contromano. Si continuano a penalizzare le rinnovabili, che insieme a efficienza e risparmio energetici sono la vera soluzione, quella che ci chiede anche l’Europa, per continuare a coprire gli extra costi dei fossili.
Prelevare i fondi contro il caro bollette dall’Ets significa tagliare gli investimenti che dovevano servire per innovazione amica dell’ambiente e politiche di decarbonizzazione. Oltre al danno c’è pure la beffa: quei fondi vengono spostati sul gas, ossia all’opposto di quanto prevedono le direttive europee e imporrebbe il principio del ‘chi inquina paga’. Tutto senza un aggiornamento del Piano energia e clima, senza una programmazione che definisca di quanto gas abbiamo ancora bisogno e quando ce ne libereremo.
L’esecutivo sembra, inoltre, demandare al solo superbonus gli sforzi sull’efficienza, mentre risparmio ed efficienza energetici devono essere centrali in tutti i settori. E anche se per ora sembra non essere accolta la proposta del ministro Cingolani di raddoppiare l’estrazione del gas italiano, vorrei ricordare a tutti i sostenitori delle trivelle che le riserve italiane sono una goccia nel mare: secondo una stima di Legambiente, quand’anche si decidesse di dare fondo a tutti i giacimenti made in Italy, questi basterebbero per circa 7 mesi.
La vera soluzione, lo abbiamo detto, è accelerare sull’installazione di nuova potenza rinnovabile, investire su accumuli, smart grid, innovazione ed efficienza. Anche per rispettare i target europei al 2030 di riduzione delle emissioni di almeno il 55% e di elettricità coperta al 72% da rinnovabili. Ma su questo fronte è tutto fermo.
Nell’ultimo anno, infatti, Cingolani ha sbloccato solo 400MW di nuove rinnovabili: appena il 5% di quello che dobbiamo fare ogni anno da qui al 2030, come fa notare ancora Legambiente. Mentre di semplificazioni per le autorizzazioni sulle installazioni di nuova potenza pulita, o per il repowering e revamping degli impianti esistenti non c’è traccia. Ancora oggi servono in media cinque anni per ottenere i permessi, un tempo troppo lungo per chi vuole investire e per l’evoluzione della tecnologia. Con le Sovrintendenze che bloccano quasi tutti i progetti, in buona compagnia con Regioni ed Enti locali. Mentre abbiamo bisogno come l’aria di nuove rinnovabili: per arrivare preparati al 2030 ne dovremo installare ben 70 GW.
Un capolavoro per gli amici dei fossili, per chi vuole prolungare la vita a questi combustibili che le Nazioni Unite la comunità scientifica e l’Unione Europea vogliono neutralizzare entro il 2050, che ancora una volta sono riusciti a frenare la transizione ecologica. Peccato che stavolta proprio non possiamo permettercelo.

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