La soluzione individuata dal governo punterebbe a tutelare le aziende oneste, ma senza che ci sia un condono per chi ha truffato

Senato in standby sul decreto Aiuti bis, in mancanza di un accordo sul Superbonus e in vista dell’esame del provvedimento in Aula previsto domani alle 12. Da qui la decisione di rinviare a martedì alle 9 una nuova riunione del governo con i gruppi parlamentari. «Mi sembra che stiamo facendo passi avanti, sono convinto di sì», ha detto il ministro per i Rapporti con il Parlamento, Federico D’Incà uscendo dalla riunione. Dopo un weekend e un intero pomeriggio di trattativa non si è sbloccata la partita del Superbonus che ha fatto slittare già di diversi giorni il via libera del Parlamento ai 17 miliardi di sostegni a famiglie e imprese. E che rischia di rallentare anche il varo, da parte del governo, del terzo decreto aiuti, atteso per la fine della settimana sempre che le Camere abbiano approvato la richiesta di utilizzare i 6,2 miliardi di entrate in più registrati tra luglio e agosto.

Tempi stretti per trovare un’intesa
«Nessun ricatto», il Movimento 5 Stelle «è pronto a ritirare» i suoi emendamenti per fare ripartire la cessione dei crediti e «salvare», come sottolinea il leader Giuseppe Conte, «30-40mila aziende che falliscono». Ma, è il corollario, servono risposte e un intervento che riveda la responsabilità in solido in capo alle banche e gli altri intermediari che acquistano i crediti d’imposta generati dai bonus edilizi. Tutti i partiti sono a favore dello sblocco del meccanismo ma sulla via da seguire ancora non c’è l’intesa, che fa rinviare di ora in ora la seduta delle commissioni al Senato chiamate all’esame degli emendamenti.

L’ipotesi di mediazione
La proposta dell’esecutivo – ancora mai arrivata formalmente sul tavolo – dovrebbe prevedere che rimanga la responsabilità solidale solo nei casi di dolo e colpa grave, o se emerge una frode e chi ha acquistato il credito non ha fatto adeguati controlli. Ma su questa formulazione, stando ai partiti, ci sarebbe ancora una resistenza di Palazzo Chigi. Il braccio di ferro sarebbe sulla data dalla quale applicare le nuove norme (un’ipotesi sarebbe per le cessioni dal 2 maggio in poi ma si tratta ancora). Certo, una soluzione andrà trovata anche perché già la scorsa settimana Fratelli d’Italia aveva posto come condizione l’ok al decreto bis prima di sedersi per dare l’assenso all’uso dell’extragettito fiscale dei mesi estivi.

Le prossime tappe
E il tempo è oramai agli sgoccioli tra la campagna elettorale, giunta alle ultime due settimane, e gli impegni del premier che dal 19 settembre sarà per tre giorni a New York per l’assemblea generale dell’Onu. Al suo rientro mancherebbero appena due giorni al voto. Ma l’intenzione è di portare il Consiglio dei ministri il decreto Aiuti ter entro venerdì per mettere in sicurezza anche i prossimi 12-13 miliardi complessivi (che si aggiungono ai circa 50 miliardi stanziati finora per far fronte alla crisi energetica e al caro bollette). Le risorse andranno in gran parte alle imprese, per prorogare ed eventualmente rafforzare il credito d’imposta, mentre sul tavolo rimane ancora anche la Cig scontata. Per le famiglie potrebbe arrivare un ampliamento della platea del bonus sociale: oggi si applica fino ai 12mila euro di Isee ma questo tetto potrebbe salire.

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