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Il divario tra Mezzogiorno e Nord sull’erogazione dei servizi essenziali sarebbe destinato ad aumentare. Il parere di 4 esperti

Il cantiere delle riforme: l’autonomia differenziata. Il parere di 4 esperti. Marco Rossi-Doria (“Con i bambini”); Angela Stefania Bergantino, già presidente della Società Italiana di Economia dei trasporti, ordinario a Bari; Gilberto Turati, ordinario di Scienza delle Finanze all’Università Cattolica del Sacro Cuore; Nicola Bianco, direttore del Dipartimento di Ingegneria Industriale della Federico II, a Napoli.

Marco Rossi-Doria: “Per l’istruzione le perdite più pesanti Subito i correttivi”
Marco Rossi-Doria, lei guida l’impresa sociale “Con i bambini” per il contrasto alla povertà educativa. Cosa accade se va in porto questa Autonomia differenziata?
“Il Sud perderebbe 1,4 miliardi di euro. Si agirebbe sulla voce più pesante in Istruzione, il personale. Applicando la media o spesa standard annua per studente: 4.346 euro. Spesa che ora è pari a 3.800 in Veneto e 4.500 in Campania, o 5.600 in Basilicata”.
Perché?
“Il divario negli stipendi è dovuto all’anzianità e i docenti giovani sono in gran parte del Sud andati al Nord, il che abbassa la media di erogazione. La proposta è di trasferire la differenza: senza tener conto dell’anzianità”.
Agirà il Parlamento?
“Ho fiducia. Ma si stabiliscano presto i Livelli essenziali di prestazione (Lep), la Costituzione lo chiede”.
La bozza li rinvierebbe a dopo.
“Non sono derogabili. E poi solo così si superano i divari. I quali non sono solo tra Sud e Nord ma tra aree urbane e aree interne, tra periferie fragili e centri protetti. Conviene anche a tanta parte del Nord usare intelligenti criteri perequativi”.
Il divario oggi, in qualche numero.
“La media nazionale di abbandoni della scuola è di 12, 7 %. Ma in Sicilia, Calabria e Campania è oltre il 20. In media, il 59,3% dei Comuni italiani offre nidi e servizi per la prima infanzia ma a Nord siamo sopra il 70% e la media del Sud è 46%. Questo è il Paese”.

Angela Stefania Bergantino: “Su infrastrutture e reti l’approccio può essere solo nazionale”
Angela Stefania Bergantino, già presidente della Società Italiana di Economia dei trasporti, lei è ordinario a Bari. Quale, l’impatto dell’Autonomia?
“Atteso che la bozza Calderoli si concentra più sugli aspetti procedurali, devo dire che l’inclusione tra le materie di Autonomia, ‘devolvibilì alle regioni, di ‘porti e aeroportì e delle ‘grandi reti di trasporto e di navigazione’ certamente preoccupa”.
Perché?
“È davvero difficile pensare che sia possibile procedere efficacemente a livello regionale a una programmazione su infrastrutture o gestione delle reti. È andare in direzione contraria rispetto a una dimensione sempre più globale e interconnessa dei trasporti: via terra, mare e aria”.
Perderebbe solo il sud?
“No. Le note differenze nella dotazione di infrastrutture, tra servizi e qualità, sono all’origine del ritardo di tutto il Mezzogiorno. Ma tutte le regioni perderebbero di fronte ad una frammentazione della rete o dei bacini di riferimento dei nodi di trasporto”.
Il Pnrr non prometteva progressi?
“Sì. Ma se da un lato, il Pnrr con le sue opere infrastrutturali vuol colmare i gap territoriali – mai tali somme, in tempi così brevi – dall’altro lato stiamo entrando in una fase di transizione energetica ed ecologica che richiede un approccio almeno nazionale, non di certo regionale”.

Gilberto Turati: “Così per la salute ci saranno 21 regioni a statuto speciale”
Gilberto Turati, ordinario di Scienza delle Finanze all’Università Cattolica del Sacro Cuore. La Sanità è in buona parte regionalizzata, con esiti spesso sconfortanti. E con l’Autonomia?
“Osservo con preoccupazione. Vogliamo ora spingere e ottenere qualcosa che è più del federalismo, ovvero l’Autonomia che non voglio demonizzare, ma senza aver mai attuato un vero federalismo. E l’aggravante è che i Lea, livelli essenziali di assistenza, spesso non sono garantiti”.
Quale quadro vede?
“Vedo caos, 21 regioni a statuto speciale. Esempio: perché sulla Sanità la Campania, che pure si è mossa con risolutezza in era Covid e le risorse le ha, non riesce a garantire standard adeguati?”.
Al di là delle inefficienze: forse perché ha meno risorse, ripartite sugli anziani?
“Vero. Ma lo abbiamo fatto sul 40 per cento della spesa. Il restante 60 è un pro capite, “sporco”. Quindi, il tema è più profondo. Fare sintesi tra necessità dell’efficienza e della coesione: occorre il compromesso politico”.
I I divari come si colmano?
“Anche rafforzando il Ministero della Salute. La Lombardia ha 10 milioni di abitanti, il Molise, 300mila. Se vuoi una Sanità di punta, per la cura oncologica, dovrai andare in un grande centro. E allora un Ministero cosa fa? Prevede il sostegno per quelle famiglie. Si torna lì. Risolvere politicamente la partita tra efficienza, equità e solidarietà”.

Nicola Bianco: “Anche le rinnovabili non sono distribuite in modo uniforme”
Nicola Bianco, lei è il direttore del Dipartimento di Ingegneria Industriale della Federico II, a Napoli. Le trasformazioni veloci in campo energetico non premierebbero il regionalismo?
“Sembrerebbe. Il sistema energetico italiano, come quello dei Paesi dell’Unione, si sta rapidamente evolvendo: passando da un modello basato sulla produzione centralizzata di energia elettrica e sul fossile ad uno incentrato sulla produzione distribuita, locale, da fonti rinnovabili, e sulla elettrificazione dei consumi. Questo può sembrare coerente con l’Autonomia…”.
Invece?
“Invece no. Perché le risorse rinnovabili non sono distribuite in modo uniforme: quelle idroelettriche nell’arco alpino, i biogas nel centro-nord, l’eolica sull’appennino meridionale. Il problema maggiore, però, è la diversa capacità di investimento, anche privati, tra sud e centro-nord. Che rischia di replicare anchesull’energia, esaltandole, le sperequazioni di altri settori. E poi: i sistemi energetici dei Paesi membri sono integrati, interconnessi tra loro. Altro che regioni”.
Un esempio di divario nord-sud, oggi?
“Secondo lo Smart City Index 2020, Trento è la città più sostenibile d’Italia (per trasporti, energia e ambiente), seguita da Torino, Bologna, Mantova e Milano. Le città del sud? Tra le Top 20 non ci sono”.

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