Asor Rosa

Il titolare della Cultura non ha partecipato alla cerimonia funebre per l’illustre studioso nell’aula magna della Sapienza

Narrano le cronache minori che quando nei paraggi del maggio del ’68, subito dopo una manifestazione «sovversiva» finita in violenti scontri con la polizia, qualcuno propose di procedere al fermo di Jean-Paul Sartre che ne era stato un accesissimo organizzatore e partecipante, il generale De Gaulle, venutolo a sapere, abbia replicato seccamente: «On n’arrête pas Voltaire!», «Voltaire non lo si arresta». Era il riconoscimento che vi sono persone e circostanze in cui la qualità e il significato delle persone oltrepassano — devono oltrepassare — anche la più aspra contrapposizione politica.
Non solo: probabilmente era anche la convinzione che in un regime democratico chi governa può sì fare gli interessi dei propri elettori, ma rappresenta tutti i cittadini: anche quelli che non l’ hanno votato. Rappresenta il Paese. La Nazione come giustamente direbbe il nostro Presidente del Consiglio.E proprio perciò pensiamo che sia stato un errore che Gennaro Sangiuliano,il ministro della Cultura del governo italiano, non abbia ritenuto suo dovere partecipare alle onoranze funebri di Alberto Asor Rosa, svoltesi ieri nell’aula magna dell’università La Sapienza.
Certo, Asor Rosa, era un militante della sinistra, era stato e forse, chissà, si considerava ancora comunista, e per decenni non aveva mai mancato di polemizzare con idee e persone del campo avverso. Ma che importa? Nella storia della letteratura italiana era uno studioso tra i più illustri, autore di un’opera vasta e del massimo rilievo, nonché un intellettuale di indubbio valore.
La destra italiana con questo genere di italiani, che spesso non erano e non sono della sua parte, non ha avuto quasi mai un buon rapporto. Ma è dubbio che ciò le sia convenuto: anche per questo ci dispiace che il ministro della Cultura non abbia colto l’occasione per dare il segnale che oggi le cose sono diverse.

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