L’incontro alla Casa Bianca: «Sei il leader europeo». Accordo per una conferenza internazionale sull’Ucraina a Parigi il 13 dicembre. Mosca lancia il nome di John Kerry come mediatore

Joe Biden minimizza: «Ci sono degli intoppi e possiamo fare qualche cambiamento». Emanuel Macron incassa: «Siamo d’accordo che dobbiamo sincronizzare il nostro approccio alla transizione energetica». Questo è il punto di equilibrio raggiunto dopo oltre tre ore di bilaterale alla Casa Bianca. I due leader sembrano essersi impegnati a disinnescare un contenzioso economico potenzialmente devastante tra Stati Uniti ed Unione europea.
Nell’agosto scorso il Congresso Usa aveva stanziato 369 miliardi di dollari, spalmati su dieci anni, per investimenti a favore delle industrie attive nelle energie rinnovabili e nei settori ad alta tecnologia. A Bruxelles obiettarono subito che quei fondi pubblici avrebbero accordato un notevole vantaggio competitivo alle imprese americane, spiazzando le concorrenti europee. Lo stesso Macron, alla vigilia del vertice con Biden, aveva detto che quelle misure, fortemente volute dall’Amministrazione, erano «super aggressive».
Le due delegazioni hanno preparato il terreno, con una capillare ricognizione tecnica condotta dal Tesoro e da Mike Pyle, il consigliere della Casa Bianca che ha in carico il dossier. I toni si sono stemperati. E alla fine Macron ha ottenuto da Biden almeno il riconoscimento che ci sono degli «intoppi» e che «è necessario superarli».
Il presidente Usa ha aggiunto: «Non era nostra intenzione danneggiare gli alleati». Quello francese ha completato il concetto: «Le nostre economie possono crescere e diventare più forti insieme».
Biden sicuramente non sta cercando lo scontro con la Francia. Al contrario. Il presidente americano ha scelto Macron e la moglie Brigitte come ospiti della prima «Cena di stato», da quando è alla Casa Bianca. E ne ha spiegato il motivo pubblicamente: «Emmanuel non è solo il leader della Francia, è un leader europeo che ha dimostrato le sue grandi capacità». In questa fase della guerra in Ucraina, il governo Usa vuole compattare il più possibile il blocco occidentale.
Vista da Washington, la posizione di Macron appare ibrida. Negli ultimi mesi è stato il capo di Stato che più di altri ha provato ad aprire un negoziato con Putin. Senza, però, trovare una sponda negli Stati Uniti. Anche ieri Biden ha escluso ogni trattativa, almeno al momento: «Voglio misurare bene le parole. Io sarei felice di sedermi al tavolo con Putin, dopo essermi consultato con i nostri alleati della Nato, per discutere di pace, sempre se e solo se gli ucraini sono pronti a farlo. Ma Putin non sta mostrando alcun segnale di vera disponibilità». Macron, invece, ha confermato di aver mantenuto un canale aperto con il numero uno del Cremlino, anche se «solo per discutere di sicurezza nucleare». Nei prossimi giorni Macron e Putin si sentiranno per telefono.
Intanto Stati Uniti e Francia prendono un’iniziativa comune: una conferenza internazionale sull’Ucraina che si terrà a Parigi, il 13 dicembre. Intanto, però, bisogna fare fronte alle nuove emergenze. Il Segretario di Stato Antony Blinken, durante il pranzo, ha illustrato a Macron il progetto di costituire «un gruppo di contatto» per fornire generatori e altro materiale elettrico a Kiev. L’altro ieri il capo del Pentagono Lloyd Austin ha discusso con il ministro della Difesa Sebastien Lecornu il piano per addestrare migliaia di militari ucraini. Potrebbe essere un passaggio cruciale del conflitto. Tanto che da Mosca il ministro degli Esteri, Sergei Lavrov, accusa Stati Uniti e Nato di «partecipare direttamente al conflitto, non solo rifornendo di armi l’Ucraina, ma anche preparandone i soldati in territorio americano, così come in Gran Bretagna, Germania, Italia e in altri Paesi». Lavrov, poi, tira fuori a sorpresa il nome di John Kerry, ex Segretario di Stato e oggi «inviato per il clima» per conto di Biden: «Non abbiamo chiesto colloqui di pace, ma siamo pronti ad ascoltare. Kerry potrebbe aiutarci a risolvere problemi insieme. Ho parlato con lui più a lungo e più spesso che con uno qualsiasi dei nostri partner. È un uomo del dialogo».

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