Fonte: Corriere della Sera

di Beppe Severgnini

Noi uomini siamo sempre in cerca della definizione oggettiva di «molestia». Non esiste. La molestia sta nella mente di chi parla e nel cuore di chi ascolta


Anne Applebaum — columnist, storica, premio Pulitzer — è una delle più note giornaliste americane. Oggi scrive per The Atlantic. Ci siamo conosciuti a Varsavia nel 1989, siamo amici da allora. Un giorno mi ha raccontato che quando entrava in redazione a Londra, negli anni 90, i colleghi maschi gridavano commenti sulle sue gonne e le sue gambe. Lei rispondeva: ma vi siete visti allo specchio, in mutande? Risate, e si cominciava a lavorare.
Questo racconto mi è tornato in mente leggendo l’inchiesta del Corriere sulle molestie in ambito accademico (firmata da Antonella De Gregorio, Elisabetta Rosaspina, Elvira Serra, Francesca Visentin e coordinata da Giovanni Viafora ). Dimostra quanto è diffuso oggi il fenomeno, e spiega cosa le università — non tutte, una su tre — stanno facendo: creare una figura che possa consigliare le vittime. E magari ammonire subito i responsabili, in modo che la smettano, e cambino atteggiamento. Le malattie vanno affrontate fin dai primi sintomi.
In Italia ci sono più donne molestate che molestatori definiti tali per errore. Le università non sono un mondo a sé. Un’inchiesta negli ospedali, nelle piccole aziende, nelle redazioni o nelle agenzie pubblicitarie fornirebbe risultati simili. È possibile intervenire? Certo, ed è urgente. Altrimenti in Italia ci ridurremo come negli Usa, dove un complimento è equiparato a una molestia. Spesso è così, purtroppo; ma non sempre. Nella redazione di Anne Applebaum tutti erano alla pari: è la disparità di potere che rende un commento sgradevole, o peggio.
Un capo, quindi, non deve dire a una dipendente «Come sei bella, oggi!». Ci sono però situazioni in cui questa frase è accettabile. Quando? Semplice: quand’è gradita e non nasconde altro. Noi uomini siamo sempre in cerca della definizione oggettiva di «molestia». Non esiste. La molestia sta nella mente di chi parla e nel cuore di chi ascolta. Lo stesso commento può essere affettuoso o disgustoso. Le donne lo sanno, immediatamente: e tocca a loro decidere, caso per caso. Anche gli uomini se ne rendono conto. Ma spesso fanno finta di niente. «Scherzavo!», dicono, se vengono ripresi. Non scherzavi, invece: testavi il terreno. E lo sai benissimo.

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