Spiragli dal ministro degli Esteri iraniano Hossein Amirabdollahian, ma In realtà, dopo due anni di sforzi, il governo Biden non crede che sia possibile resuscitare al momento l’accordo sul nucleare abbandonato da Trump

«Gli americani, che hanno compreso prima di altri Paesi in Europa che non c’è niente dietro queste rivolte in Iran e che non succederà nulla, hanno mandato presto un messaggio e hanno insistito per continuare il negoziato e tornare al Jcpoa», ha detto ieri il ministro degli Esteri iraniano Hossein Amirabdollahian. In realtà, dopo due anni di sforzi, il governo Biden non crede che sia possibile resuscitare al momento l’accordo sul nucleare abbandonato da Trump, non solo per via delle condizioni poste dagli iraniani ma perché la recente repressione delle proteste e le impiccagioni, l’aiuto militare di Teheran all’aggressione russa in Ucraina hanno aperto quella che il «New York Times» ha definito una nuova era di avversione verso la Repubblica Islamica.
La sola notizia non confermata che l’inviato Usa per l’Iran Rob Malley abbia visto l’ambasciatore di Teheran all’Onu ha suscitato critiche. Il Jcpoa «non è in agenda perché gli iraniani hanno ucciso la possibilità che sia in agenda», spiega il dipartimento di Stato. Ciò non significa che non ci sia uno scambio di messaggi (pensiamo all’iraniano-americano Siamak Namaki, detenuto a Teheran, che ha appena scritto a Biden chiedendogli di liberarlo). Inoltre, che il Jcpoa sia morto o no, il team Biden crede ancora che la diplomazia sia la strada giusta sul nucleare (tranne se l’Iran superasse la linea rossa del 90% sull’arricchimento dell’uranio: tutto cambierebbe).
Lo stesso vale per Josep Borrell e diversi governi europei: pur imponendo sanzioni, l’Ue ha evitato l’inclusione dei Guardiani della rivoluzione nella lista delle organizzazioni terroristiche auspicata dal Parlamento europeo temendo di uccidere ogni speranza di tornare al Jcpoa. «L’Ue prende tempo, l’Iran cerca di usarlo», osserva Pejman Abdolmohammadi, dell’università di Trento. «Piccole mosse tattiche. Il 2023 sarà un anno di logoramento, sia da parte occidentale che iraniana e russa».

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Scroll to Top
Torna su