Economia borsa

Successi e consapevolezza: la quotazione di Zegna a Wall Street e i riconoscimenti di Genenta Science al Nasdaq, sono le ultime prove della nostra storica capacità di immaginare il futuro

«Un indizio è un indizio, due indizi sono una coincidenza, ma tre indizi fanno una prova» scriveva Agatha Christie. Sappiamo bene che nel mondo reale, fuori dalle pagine dei gialli, non è vero. O, almeno, non è sufficiente. Ma di indizi qui ce ne sono molti per iniziare a pensare che forse dovremmo cambiare mentalità sulle potenzialità dell’Italia. Lunedì in una sola giornata dì passione a New York – mentre la curva dei contagi spaventava i mercati – Zegna, con lo sbarco a Wall Street, convinceva il mondo che non vivremo in tuta da smart working. La moda non è finita a causa di Zoom e delle videocall. A pochi chilometri dì distanza da Wall Street, una biotech italiana, Genenta Science, chiudeva le contrattazioni al Nasdaq con la cerimonia della campanella a Time Square. Prima quotazione di una start up italiana al listino tecnologico newyorkese. Moda e biotecnologie, giacche e scienza, due mondi lontanissimi che hanno entusiasmato gli Stati Uniti. E che forse ci rappresentano molto più di quanto riusciamo a percepire.
Secondo l’algoritmo di Agatha Christie, però, saremmo ancora nel perimetro delle coincidenze. Non può valere come terzo indizio il fatto che il settimanale The Economist abbia nominato l’Italia il paese dell’anno: questo nostro bisogno di attendere i voti dagli altri – i professori – è solo un indizio del nostro complesso da studenti fuori tempo massimo. La scuola è finita da tempo dopo gli anni della ricostruzione, del miracolo economico e del piano Marshall, anche se in alcune regioni d’Italia, come l’Abruzzo, si può ancora trovare una bandiera americana di fortuna disegnata su muri diroccati come segno di gratitudine nei confronti degli Stati Uniti.
I motivi di orgoglio oggi potrebbero essere molti: la reazione alla pandemia, con una organizzazione nella gestione dei vaccini che, a parte una minoranza molto rumorosa di no vax e no mask, ci ha fatto diventare un modello per la Germania, come ha riconosciuto Angela Merkel nel suo addio alla politica. Una ripresa economica in cui eravamo i primi a non credere. Una credibilità internazionale di governo dopo anni di facili bisbigli contro di noi.
Ma forse c’è qualcosa dì inaspettato nella coincidenza di lunedì: la capacità dell’Italia dì essere innovativa senza saperlo raccontare. Negli Anni Trenta, 91 anni prima della Cop26, il fondatore Ermenegildo Zegna seguì personalmente, intorno agli storici lanifici, la piantumazione di mezzo milione di conifere in uno spazio pari a 30 volte il Central Park di New York. Lo fece perché comprese, prima di tanti, che l’antropocene stava scardinando antichi equilibri tra l’uomo e la natura. Lui allora la chiamava filosofia verde e la affidò a paesaggisti come Scarpa che i giapponesi rispettano con religiosa ammirazione. Oggi quella filosofia la chiamiamo sostenibilità.
Sette anni fa lo scienziato Luigi Naldini e Pierluigi Paracchi accettavano la sfida di usare la terapia genica cresciuta all’interno del San Raffaele per tentare di curare tumori che ancora non lasciano speranze. Oggi tutti parlano di biotech. Ora che le biotecnologie dei vaccini ci stanno aiutando a gestire la più grande crisi mondiale dal dopoguerra è forse più facile e più popolare parlarne alla Borsa. «La scienza italiana atterra al Nasdaq», si leggeva sulla torre del listino. Un messaggio per tanti altri successi sommersi che tendiamo a non qualificare: l’Iit in questi giorni ha strappato al Giappone il record per il più sottile transistor indossabile al mondo.
Decenni fa il premio Nobel per l’Economia Samuelson disse che esistono solo due tipologie di nazioni: quelle ricche e quelle povere, con due eccezioni: le economie naturalmente ricche che sono povere (unico caso l’Argentina) e quelle che sono naturalmente povere ma che diventano ricche (unico caso il Giappone). Parafrasando Samuelson potremmo dire ora che esistono paesi innovativi, non innovativi, paesi che non erano naturalmente innovativi ma che lo sono diventati (unico caso: Israele) e paesi naturalmente innovativi che non riescono a crederci fino in fondo: unico caso l’Italia. Magari è l’occasione per leggere il libro di Agatha Christie e scoprire se tutti questi indizi oggi possono diventare una prova.

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