Governo di palazzo chigi

Dovunque è un fiorire di comitati tecnici, di esperti chiamati a raccolta, di gruppi di consulenti arruolati gratis, di commissioni immaginate per immaginare e non per decidere. Nelle città ma anche in ambito nazionale

A Napoli non c’è un assessore alla cultura, ma è stata appena istituita una cabina di regia per inquadrare la questione. Così è venuta fuori l’ipotesi di rinunciare ai grandi eventi, e la cosa ha già allarmato l’assessore al turismo. Sempre a Napoli — ma anche questo è solo un altro esempio di un fenomeno generale — c’è stata una giornata di ascolto di idee e progetti per valorizzare il borbonico Albergo dei Poveri. Encomiabile iniziativa: finita lì, però. Vada, allora, per le cabine di regia sulle grandi emergenze, ma per il resto il metodo non convince. Dovunque è un fiorire di comitati tecnici, di esperti chiamati a raccolta, di gruppi di consulenti arruolati gratis, di commissioni immaginate per immaginare e non per decidere; di stati o staterelli generali su questo o quello, di momenti di «vox» senza «exit», di tour ministeriali per illustrare piani di rinascita ancora misteriosi; di ricognizioni generali, di mappature preliminari, di studi di massima, di suggerimenti, di prefazioni, di preamboli e preludi, di note introduttive e di accompagnamento.
Preoccupa lo Stato di emergenza permanente, ma intanto si rischia lo Stato evanescente che si agita senza andare da nessuna parte. Misurare gli effetti delle politiche, anziché affidarsi al fiuto politico o volontaristico, è invece qualcosa che si può fare e molti già sarebbero in grado di farlo, ad esempio con studi controfattuali, elaborando tutti i dati disponibili e interrogando l’esperienza storica. Di questo secondo metodo, che bada all’arrosto più che al fumo ed è fondamentale per capire se le politiche funzionano e come correggerle in tempo, si parla in «Evidence-based Policy! Ovvero perché politiche pubbliche basate sull’evidenza empirica rendono migliore l’Italia» (il Mulino). È un libro a cura di tre economisti, Guido de Blasio, Antonio Nicita e Fabio Pammolli. Se ne consiglia la lettura prima di nominare il prossimo pool di sostegno.

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